Hm
… Quanto lavoro che c’è dietro un libro, solo chi l’ha fatto è in grado di
capire quante privazioni e quanta passione ci vogliano.
Come
vedete, cari lettori, anche l’ultimo capitolo del libro sta per essere postato
sul blog e così facendo io avrò ottenuto ciò che avevo programmato.
Da
un lato il mio libro sarà consultabile da tutti e sarà possibile anche tradurlo
con google traslate, cosa che io non avrei potuto fare in quanto la traduzione
del testo qui in Italia non è il caso di farla fare.
Cosa
più importante però, è che “egli” non potrà più andar perso poiché il backup
sul blog è sempre disponibile (niente più timori di perdere chiavette usb o che
i dati vadano perduti).
In
più si aggiungerà il download da google drive in formato PDF, una possibilità
in più per preservare i dati a me cari.
Dopo
questo capitolo ognuno di voi sarà in grado d’esprimere dei giudizi e quindi,
finalmente, posso farvi la fatidica domanda …
Voi
credete che assomigli a Harry Potter?
Se
l’avete letto penso che sia onesto affermare che differisce in molte parti,
sebbene la similitudine dell’accademia di magia.
Il
primo libro lo potrà consultare chiunque, ma il secondo libro (Maximilian
Arlstain – Il canto dell’arcangelo -) non potrò farvelo leggere con tanta
facilità.
Il
lavoro sul secondo libro è stato veramente titanico, pensate che è due – tre volte
più lungo del primo e pertanto un solo uomo non sarà in grado di sistemarlo
celermente.
In
più, in questo momento, non riesco proprio a trovare il tempo per lavorarci su
…
Ci
sono tuttavia altri progetti che sto portando avanti, dei quali vi informerò nel
momento debito.
Il
perché io abbia preso la decisione di pubblicare Maximilian Arlstain
integralmente sul blog è un argomento triste e che purtroppo tocca ogni ragazzo
che ha deciso di scrivere nel nostro paese; tuttavia … Non spetta a me dare
pareri o esprimere sentenze, ciò che posso fare però è dire la verità.
La
verità … Nessuno la dice più perché potrebbe essere sconveniente dirla; ma,
come ho sempre affermato, omettendola e dicendo bugie di certo le situazioni
non migliorano.
E
qual è la verità?
Hm
… Semplice; la verità è che il testo che avete appena letto è stato rifiutato
da tutte le case editrici italiane che trattano fantasy.
Nessuna
di esse ha ritenuto il libro degno di stampa: eccola la verità.
Ciò
che io ho scritto non deve essere inteso come una protesta o una lamentela, ben
lungi dal permettermi di farle, è semplicemente la verità.
Ora
… Ogni persona … Che sia un ingegnere, che sia un disegnatore, che sia un
contadino, che sia programmatore o che faccia qualsivoglia mestiere e che ha
lavorato tanto su un progetto, ritiene quello stesso progetto parte di sé;
proprio come se fosse suo figlio.
Chi
di voi sarebbe disposto a lasciar perire il proprio lavoro?
Credo
nessuno …
Chi
di voi pagherebbe per lavorare?
Sarebbe
come pagare una tangente se lo faceste …
Chi
ha lavorato andrebbe remunerato, non deve esser lui a pagare il datore di
lavoro.
Queste
e molte altre motivazioni hanno fatto sì che io mi decidessi a rilasciare
Maximilian Arlstain sul web gratuitamente.
E
vero … Ci sarà chi lo apprezzerà e chi lo criticherà, ma rimane comunque un
libro sul quale l’autore ha lavorato tanto; e lo ha fatto con passione.
Io
penso che non ci si debba vergognare per aver lavorato onestamente; e questo è
proprio ciò che ho fatto in questi undici anni: io ho lavorato onestamente
tutti i giorni, scrivendo ogni santo dì.
Avendo
lavorato onestamente, come la maggior parte della gente fa, non sono disposto
né a pagare per accedere alla stampa, né a far morire il manoscritto che è nato
dalla mia fantasia.
Non
posso proprio arrendermi e non lo farò perché credo che abbia scritto una
storia meritevole d’esser letta.
Poco
importa se non hanno ritenuto il libro degno di stampa, lo distribuirò
gratuitamente … L’importante è che “Lui” sia letto.
Un
libro, in fondo, è scritto affinché gli amanti della lettura lo possano
leggere; poco importa chi lo ha scritto.
Or
dunque, buona lettura del 20° capitolo di Maximilian Arlstain – i due mondi –:
CAPITOLO
20
Maximilian fu catapultato di nuovo nel suo paesino;
questa volta gli apparve un panorama ancora più bello.
Si trovava in un campo di grano, dove spighe dorate
sembravano cantare mentre si muovevano accarezzate dalla brezza calda tipica
dei mesi estivi.
Era seduto all’ombra di un albero di mele, il quale
confinava con quel campo coltivato a grano; egli ammirava il panorama
stupefatto, come se fosse la prima volta che lo vedeva quel paesaggio.
Si sentiva il profumo inconfondibile di terriccio
rossastro che saliva dal sottosuolo, misto agli odori della natura che
rigogliosa cresceva intorno a lui. Lì, alberi di quercia e ortiche si
mischiavano armoniosamente colorando il luogo di verde; tutto sembrava fargli
capire che in quel posto lui fosse beneaccetto.
Passò un po’ di tempo e il piccolo ne beneficiò appieno;
si sentiva rilassato e ristorato di tutte le fatiche che fino a quel momento
aveva fatto.
Poi, d’un tratto, un rumore che lui conosceva bene lo
fece tornare alla realtà: il tremore del terreno annunciò che Bithor si stava
avvicinando; in quel momento Maximilian realizzò che non era perito nella
battaglia …
Ben presto la sagoma del drago si distinse chiaramente;
quando fu abbastanza vicino, il drago si sistemò in modo da poter parlare con
il ragazzo: si accucciò al suo lato ritraendo le ali fino a farle quasi
scomparire.
Bithor rivolse lo sguardo verso di lui e si abbassò con
il suo lungo collo, in modo da avvicinarsi con la faccia al bambino; poi gli
rivolse la parola: «Certo che questo posto è davvero incantevole». Disse il
drago per attaccare discorso.
Maximilian però andò subito al sodo: «Bithor cos’è
successo? E soprattutto: com’è andata?».
Il drago riprodusse un ghigno come suo solito, poi
rispose: «Non hai perso tempo eh. Bene: visto che me lo chiedi … Allora; da
dove inizio …».
La sua faccia divenne d’un tratto seria e guardando verso
il cielo iniziò ad esporre a Maximilian cos’era successo: «È stata una lotta
dura, ma diciamo che è andata bene. Siamo riusciti a scacciare il nemico e,
cosa più importante, siamo riusciti a evitare molte perdite. Pochi esseri
avversi si sono salvati e sono tutti fuggiti, incluso Melkore».
Maximilian lo interruppe chiedendo ancora: «Ricordo che
eravamo in una stanza da soli con quel mago nero e che con me c’erano Chaman ed
Hamza: come stanno?».
La risposta gli fu data immediatamente: «Non ti
preoccupare, entrambi i ragazzi stanno bene; devo dire che senza di loro non
saremmo riusciti ad uccidere Pectumatra. Sai: devi essere molto fiero di avere
degli amici come loro; non solo ti hanno protetto con tutte le loro forze, ma
hanno dimostrato coraggio da vendere affrontando pericoli che i loro coetanei
non immaginano nemmeno».
La faccia di Maximilian si riempì con un bel sorriso quando
seppe che i suoi due amici erano salvi; tuttavia, non riusciva a credere che
dei piccoli di soli undici anni avessero avuto la forza di combattere un mago
adulto e per giunta spietato come gli era parso quello contro cui avevano
lottato.
Il drago si accorse dello stupore del piccolo e affermò:
«Esatto. I due hanno contrastato Pectumatra nel modo migliore e alla fine il
giovane Hamza ha privato il mago della sua bacchetta. Ora: ricordi quello che
ti hanno insegnato all’accademia? Un mago nero senza bacchetta è inerme,
incapace di produrre incanti; infatti essa è il mezzo attraverso il quale egli
accumula e riproduce il potere della magia nera; una volta privato della
bacchetta è un uomo normale. Dopo che il piccolo l’ha spezzata è stato facile
per me intervenire e fare giustizia».
Maximilian pensava di aver capito male, eppure aveva
ascoltato con attenzione quello che Bithor gli aveva detto.
Si rivolse al drago incredulo, assumendo una strana
espressione: «Tu sei intervenuto nello scontro?». Domandò Maximilian.
Bithor annuì dicendo: «Proprio così. Lascia che ti
spieghi: Pectumatra, per potervi uccidere, vi ha portato in una dimensione
alternativa da lui stesso creata. Lì dentro nessuno poteva interferire e visto
che siete solo dei bambini, ha ritenuto che uccidervi sarebbe stato facile.
Inizialmente, cosa che ricorderai, vi siete battuti con lui, ma diciamoci la
verità: in questo momento voi non potete misurarvi senz’aiuto con un mago
finito poiché non conoscete tutti i segreti della magia bianca. Quando ti ha
colpito hai perso i sensi, in quell’istante io sono uscito dal tuo corpo e sono
stato in grado di usare tutti i miei poteri per combattere il mago; dopo averlo
scaraventato lontano da voi ha perso la sua bacchetta. Hamza l’ha contrastato
tramite telecinesi riuscendo ad attirare la bacchetta a sé e poi l’ha
spezzarla. In quell’istante Pectumatra ha realizzato che non poteva più vincere
e ha incominciato ha chiedere indulgenza. A quel punto gli ho inferto la giusta
punizione; i due tuoi amici sono crollati a terra esausti, in seguito ho
infranto l’incanto riprodotto da Pectumatra, riportandovi indietro all’Asilum.
E adesso siamo qua a discutere di quello che è successo».
Maximilian capì che la battaglia vinta avrebbe segnato il
destino dell’intera guerra tra i maghi; poi si rivolse ancora una volta a
Bithor: «Dunque l’Asilum adesso è sicuro?». Chiese il ragazzo.
Il drago tranquillizzò Maximilian: «Certo. Avendoli
sconfitti non si faranno vivi facilmente. Sento chiaramente che questa volta
l’incanto fatto sui caseggiati è particolarmente efficace».
Il ragazzo domandò: «Sarà possibile accedere ancora
all’Asilum?».
Il drago dalle scaglie d’oro rispose: «Voi tutti potrete
accederci tramite incanti che vi saranno insegnati, ma se un nemico, o un
essere con il cuore impuro, decidesse di riprodurre quell’incanto sarebbe perso
senza più ritrovare la via di casa».
Il bambino ribadì nuovamente: «Dunque non potranno più
rintracciare l’Asilum?».
Il drago scuotendo il capo esclamò: «Mai più!».
Maximilian era felice; non solo erano riusciti a
scacciare i maghi neri, ma non avrebbero più avuto problemi o paura di essere
attaccati.
Rivolse anch’egli lo sguardo verso il cielo chiudendo gli
occhi, già pregustando i giorni a venire, nei quali avrebbe potuto studiare la
magia bianca senza alcun timore.
Bithor però attirò di nuovo la sua attenzione:
«Maximilian». Disse il drago, poi guardandolo continuò: «Sai bene che non
abbiamo risolto il vero problema e che loro continueranno a cercarci senza
sosta. Sai anche che il loro obiettivo sei tu che porti dentro di te il mio
peso. Quando ci saranno le condizioni per farlo, più precisamente quando tu
avrai una più ampia conoscenza della magia, dovremo andare nell’altro universo
per confrontarci direttamente con loro e lì, come ben sai, non ci sono solo i
maghi neri e gli esseri magici che ci attendono, ma anche i demoni».
Maximilian sembrava preoccupato …
Bithor se ne accorse e fu allora che gli domandò: «Cosa
c’è che ti preoccupa?».
Maximilian rispose: «Questa storia è troppo grande per
me. Come posso affrontare i demoni, se già contro un solo mago nero ho avuto
delle difficoltà e senza il tuo aiuto sarei stato ucciso?».
Il drago celestiale sorrise, in seguito dichiarò: «Hai
già fatto tanto piccolo amico mio. Guarda cos’è accaduto all’Asilum: senza di
te non sarebbe stato possibile. Pensi davvero che i maghi bianchi potessero
fronteggiare da soli quell’orda di esseri malvagi? Non credo sai. Hai
combattuto a testa alta contro uno dei più forti maghi neri che la storia abbia
mai conosciuto; hai aiutato i maghi a chiudere il varco aperto per l’invasione
di questo universo; assieme ai tuoi amici hai osteggiato Pectumatra con
successo e hai ricacciato Adrammalech da dov’era venuto per ben due volte; il
tutto a soli dieci anni. Sai: tu non puoi vedere le cose con obiettività, ma
direi che, per essere un cucciolo d’uomo di soli pochi anni, te la sei cavata
bene e ad ogni modo non devi preoccuparti, nell’altro universo ci sarò anche io
con te; non ti lascerò da solo e sai bene che oramai i nostri due destini sono
legati indissolubilmente».
Maximilian fece cenno di aver capito e successivamente
disse: «Penso di aver capito cos’è giusto fare; non possiamo lasciare il mondo
in mano a esseri sanguinari che hanno ridotto un intero universo in quelle
condizioni. Sai: sogno un mondo dove i piccoli della mia età non debbano
assistere a battaglie tipo quelle che abbiamo avuto in questi giorni e sono
consapevole che se i maghi neri riuscissero a entrare in questo mondo, tutti
sarebbero costretti a fare la loro volontà; non solo, i demoni renderebbero il
creato un inferno e questo proprio non posso permetterlo. Sono disposto a fare
qualsiasi cosa pur di evitare che altre persone subiscano quello che ho subito
io». La sua voce risuonò sicura come mai lo era stata.
Bithor a quel punto decise di esporre ciò che avrebbero
dovuto fare da quel momento in poi: «Dobbiamo rintracciare il posto dove si
nasconde il gran maestro dei maghi rossi. Dopo la conquista dell’altro universo
ad opera dei demoni si è rifugiato in questo mondo, aiutato dai suoi seguaci;
sappi che solo loro sono in grado di contrastare le creature oscure. Possono
riprodurre incanti potenti e addirittura evocare esseri celesti che sono gli
unici capaci di uccidere un demone. Noi draghi siamo potenti, ma nulla possiamo
contro di loro, a meno che non abbiamo acquisito i poteri dei draghi
celestiali; per abbatterli, infatti, c’è bisogno di riprodurre un incanto
potentissimo che ci fa diventare pura energia, a patto però di perdere tutta la
forza vitale e quindi la vita. È di estrema importanza, dunque, capire dove si
trova Ivan, raggiungerlo e convincerlo a collaborare per porre fine alla
tirannia che sta opprimendo il mondo parallelo».
Quando Bithor finì di parlare, tutto l’ambiente
circostante incominciò a schiarirsi fino scomparire del tutto, portando con sé
anche il drago d’oro.
Quell’ambiente fu gradualmente sostituito da un ambiente
che lui conosceva: Maximilian si
risvegliò in infermeria.
Il suo sguardo era
rivolto verso il soffitto dove si vedeva un elegante lampadario di cristallo;
poi, la sua attenzione fu attirata da una voce a lui nota: «Max, Max, ti sei
finalmente svegliato!».
Il bambino distolse
lo sguardo dall’alto per dirigerlo verso il luogo di provenienza della voce.
La sagoma a cui
apparteneva diventava sempre meno sfocata: era Chaman che occupava il letto
accanto al suo, quello sulla sua destra.
Poi un’altra voce
disse: «Era ora che tornassi tra noi».
Dall’altra parte, sul
letto alla sua sinistra, vi era Hamza anch’esso disteso come lui.
Maximilian allora
esclamò: «Oh! Siete voi ragazzi. Grazie al cielo, anche questa volta è andata
bene: siamo tutti vivi. Ma ditemi: i ragazzi che si erano riparati nel
sottosuolo come stanno?».
Hamza rispose: «Ah …
Non ti preoccupare per loro, stanno tutti bene e a quest’ora saranno beati
nelle loro stanze a trastullarsi».
Il giovane Maximilian
sorrise e infine aggiunse: «Questa è una buona cosa».
In seguito,
riflettendoci un po’ su, chiese: «Ma quanti giorni sono passati dalla
battaglia?».
Questa volta fu
Chaman che gli rispose: «Con oggi sono otto giorni».
Chaman incominciò a
raccontare a Maximilian cos’era successo nei giorni in cui lui era stato
incosciente: «Sai Max, nei giorni in cui tu sei stato privo di sensi sono
venute qua un sacco di persone. I maestri, Margharet con le sue amiche, Gerard
e Isak; Quest’ultimi tutti i giorni vengono da noi a raccontarci cos’è accaduto
durante la giornata. Pensa … Hamza, fino a pochi giorni fa, non ci vedeva per
niente per via dell’abuso della telecinesi, poi a un tratto ha incominciato a
tornare normale ed eccolo là, come al solito adesso brontola su tutto».
Hamza gli diede
un’occhiataccia e poi aggiunse: «Brontolo perché sei sempre il solito, mi fai
fare delle figure che farebbero vergognare chiunque. Perché non gli parli di
cosa hai combinato con l’infermiera?».
Chaman divenne
d’improvviso rosso e provò a giustificarsi: «Ma non ho combinato niente, ho
solo fatto notare che il bianco le donava e le sue forme erano accentuate; anche
se poi credo che non abbia gradito il mio commento vista la sua risposta».
La voce di Hamza lo
interruppe: «Sì. Ha detto solamente la verità, cioè: quella che devi ancora
bere tanto latte prima di fare apprezzamenti del genere e, se non ho udito male,
poi il rumore che ho sentito sembrava quello di un ceffone. Vero?».
Il giovane Chaman
riprese a parlare: «Mah, ad essere sincero, credo che un pochino se la sia
presa. Sento ancora il dolore sulla mia guancia sinistra. Però mi sono tolto la
soddisfazione».
Maximilian lo
guardava incuriosito e a un certo punto gli chiese: «Non dirmi che l’hai
importunata?».
Chaman rispose: «Non
esattamente, io direi che ho solo testato una mia ipotesi».
Maximilian esclamò:
«Chaman sei il mio mito!». Poi scoppiò in una grassa risata.
Hamza però lo
rimproverò dicendo: «Eh si! Incoraggialo pure; già bisogna nascondersi spesso
per evitare di prendere legnate visto il suo comportamento, poi tu gli fai quei
complimenti. Non oso immaginare cosa dovremo fare d’ora in avanti, dopo che lo
hai gratificato per le sue sciocchezze».
Ma Maximilian
continuò a ridere, coinvolgendo alla fine anche gli altri due ragazzi.
Si avvicinò a loro il
dottore, avendoli visti sorridere capì che Maximilian si era risvegliato.
Quando fu vicino ai letti
chiese: «Allora ragazzi; come vi sentite oggi?».
I ragazzi risposero:
«Bene!». Annuendo per confermare quello che avevano appena detto.
In seguito il dottore
si rivolse a Maximilian: «Oh, vedo che il piccolo signor Arlstain è tornato tra
noi».
Lo incominciò a
visitare e dopo gli accurati controlli si pronunciò: «Bene, direi che è tutto a
posto ragazzi. Se continuate ad essere così bravi, tempo una settimana e sarete
tutti dimessi».
Sentendo quella
notizia i ragazzi furono felici, anche perché si avvicinava la fine dell’anno
accademico e pertanto desideravano riprendere al più presto lo studio, poiché
di certo non volevano rimanere indietro e rischiare di ripetere l’anno.
Mentre
chiacchieravano, da lontano si videro arrivare Isak e Gerard, che anche quel
giorno non avevano dimenticato di andare a far loro visita.
Gerard, nel vedere
che il fratello si era risvegliato, affermò: «Max; come al solito ci hai fatto
preoccupare tanto». E si precipitò ad abbracciarlo.
Anche Isak dimostrò
il suo stato d’animo: «Adesso siamo più tranquilli: eravamo preoccupati poiché
tu non avevi ancora ripreso conoscenza. Possiamo dunque concentrarci sulla fine
dell’anno; sai: vi abbiamo portato alcuni compiti da svolgere. Fateli pure con
tranquillità, quando avrete finito ci penseremo noi a consegnarli ai maestri».
E posò su un letto vicino un quaderno di colore azzurro scuro.
Hamza non perse
occasione per fare la sua battuta: «Quando mai, anche in infermeria ci fanno
lavorare; Isak: tu e lo studio siete veramente due cose indivisibili».
Isak gli rispose:
«Guarda che lo studio è importante. La conoscenza e quella che ci permette di
cavarcela nei casi in cui c’è bisogno di sopravvivere ed essa ci fornisce gli
strumenti per poterlo fare. Dovresti applicarti leggermente di più anche tu
Hamza, sai».
Ancora una volta i
ragazzi risero tutt’assieme; poi quando si furono calmati, Isak riprese a
parlare: «Tra due settimane finirà l’anno accademico e andremo in vacanza,
lontano dall’Asilum. I maestri ci hanno già radunati nell’aula magna dove hanno
spiegato che l’Asilum è sotto un incanto protettivo il quale sortisce l’effetto
di renderlo intangibile, poiché in un’altra dimensione. L’unico modo per
entrarci è riprodurre la formula magica che ci porterà direttamente al suo
interno. Hanno anche detto che è impossibile essere rintracciati con quella
magia che ci protegge».
I ragazzi ricoverati
si guardarono come se non avessero afferrato di cosa stava parlando Isak.
Maximilian si ricordò
del discorso che aveva fatto con Bithor e allora, assumendo l’espressione di
chi lo sapeva già, disse: «Penso d’aver capito che si è reso necessario fare
una cosa del genere affinché quello che è avvenuto non possa più capitare ed è
giusto mettere al riparo tutti. Non vedo l’ora di conoscerla quella formula».
Tutti annuirono
concordi con quello che aveva appena detto Maximilian.
Ad un certo punto
nella stanza si sentì la voce del maestro Astral: «Mi fa piacere vederti
sveglio Max». Poi, rivolgendosi a Chaman ed Hamza chiese: «E voi ragazzi: come
vi sentite oggi?».
I ragazzi risposero:
«Bene, pronti per uscire e ricominciare il nostro cammino all’interno
dell’Asilum».
Il maestro sorrise
loro per poi continuare il suo discorso: «Penso che i vostri amici vi abbiano
già detto quello che è accaduto nell’Asilum in quest’ultima settimana; le cose
incominciano a tornare alla normalità. Ci sono però alcuni cambiamenti: si è
reso necessario proteggere il nostro rifugio onde evitare un nuovo attacco.
D’ora in poi sarà possibile avere accesso all’Asilum solamente se sono presenti
alcune condizioni. Bisogna che impariate un incanto per l’entrata e un incanto
per l’uscita, senza i quali non avrete accesso alcuno all’Asilum. Ad ogni modo,
questa è materia che affronteremo dopo che vi avranno dimesso; ora pensate
solamente a ristabilirvi del tutto. Ho già parlato con il dottore, dovreste
essere fuori dall’infermeria entro una settimana, in tempo per la fine
dell’anno e la cerimonia di chiusura dell’accademia dove ci sarà l’esposizione
delle valutazioni dei singoli alunni».
Astral poi diresse il
suo sguardo verso un orologio appeso su di una parete e affermò: «Adesso però
devo lasciarvi per dedicarmi ad alcune faccende importanti che richiedono la
mia presenza, ma presto tornerò a farvi visita». Il maestro, dopo aver salutato,
si diresse verso l’uscita della stanza per poi richiudere la porta dietro di
lui.
Nella camera rimasero
solo i ragazzi che continuarono a parlare di quello che era avvenuto durante la
loro l’assenza e di come i maghi bianchi si erano organizzati per ricostruire
l’Asilum dopo l’attacco subito.
Erano ormai passati sette giorni da quando Maximilian si
era risvegliato …
I tre ragazzi si
erano ristabiliti completamente; facevano fatica a rimanere dentro quella
stanza fermi nel loro letto.
Vivaci com’erano, avevano
fatto disperare tutto il personale medico, il quale da un certo punto di vista
non vedeva l’ora di disfarsene.
Il dottore quella
mattina avanzò verso la loro stanza percorrendo il lungo corridoio che portava
alla camera.
Il sole quel giorno
era più forte e caldo degli altri dì, si stava avvicinando l’estate e tutti
sembravano sentirne gli effetti.
Anche quell’anno
accademico era quasi passato, infatti di lì a poco ci sarebbe stata la
cerimonia di chiusura della scuola, dove si sarebbero visti i risultati del
lavoro fatto dagli studenti durante l’anno e i rispettivi voti.
Il dottore entrò
nella loro stanza, guardò in faccia i ragazzi, poi si pronunciò: «Bene ragazzi,
è arrivato il momento di darvi una buona notizia».
I tre lo guardarono
incuriositi, come se si aspettassero chissà che cosa, poi il medico continuò:
«Sarete contenti di sapere che questa sera tornerete nelle vostre stanze e
potrete cenare con i compagni».
Nell’apprendere
quella notizia tutti sorrisero e Chaman esclamò: «Grazie Dottore! Ci ha dato
una bellissima notizia».
Il medico rispose
immediatamente, diciamo anche un po’ divertito dal piccolo Chaman:«Ci
mancherebbe. Possiamo dire che sono quasi stato obbligato a dimettervi; sai,
piccolo Chaman, se solo ti avessi tenuto un giorno in più avrei rischiato di
perdere tutto il personale femminile. E ti dirò di più: penso anche che avrei
rischiato il linciaggio, non sai quante lamentele ho avuto in queste ultime
settimane da parte loro su un piccolo paziente che le importunava».
Nella sala ci fu una
copiosa risata, poi Hamza, che come al solito non perdeva occasione per
punzecchiare il compagno, chiese divertito: «Mah! Chi sarà mai questo piccolo
molestatore? Chaman: tu per caso hai assistito a qualche scena sospetta?».
Chaman alzò le mani
agitandole e rispose: «Chi io? Dici a me! No, no. Io non ho visto proprio
nessuno che faceva cose simili e poi me ne sarei accorto; non credete?».
Ancora una volta
nella sala ci fu una copiosa risata, l’ambiente non era mai stato così allegro.
Maximilian era
piegato in due dal ridere, non aveva mai avuto un amico così in tutta la sua
vita.
In seguito, quando
finì di ridere, Maximilian si rivolse al dottore: «Grazie Dottore per tutto
quello che ha fatto per noi».
Il medico gli pose
una mano sulla spalla e guardando prima lui, poi gli altri ragazzi, disse con
espressione seria: «No ragazzi, non ringraziatemi. Chiunque sia stato nei
giorni passati qui all’Asilum sa che noi tutti vi siamo debitori. Non dovete
ringraziare voi me, ma devo ringraziare io voi. Qui io ho famiglia e senza il
vostro contributo avrei potuto perderla. Ma ora pensate solo a riposarvi e mi
raccomando con gli studi: dateci dentro, non possiamo perdere dei talenti come
voi».
Tutti e tre furono
colti di sorpresa da quei complimenti: voleva dire che tutto l’Asilum aveva
saputo delle loro gesta.
Successivamente il
dottore salutò i ragazzi e consigliò loro di preparare gli zaini, cosa che i
tre fecero immediatamente.
La sera arrivò
presto, i tre furono dimessi e con molta precipitazione si recarono nella loro
stanza, dove Isak e Gerard li stavano aspettando.
Mentre percorrevano i
corridoi e incontravano i ragazzi, però, si accorsero che erano guardati in
modo strano; e coloro che lo facevano parlavano a bassa voce senza che loro
potessero sentire quello che dicevano.
Maximilian allora
chiese ai suoi amici: «Secondo voi cosa sta succedendo?».
I due lo guardarono
stringendo le spalle ed esclamarono assieme: «Non ne abbiamo la più pallida
idea!». Poi, si affrettarono a raggiungere la loro stanza.
Quando aprirono la
porta vi trovarono Isak e Gerard.
Gerard esclamò:
«Eccovi qua! Finalmente».
Isak li accolse
aggiungendo: «Ben tornati ragazzi».
Il gruppo si era
finalmente riunito e quello che traspariva fu l’unione che tra loro si era
formata.
I tre si sistemarono
nei loro rispettivi posti, posero gli zaini dentro gli armadi, dopo di che si
affrettarono a prepararsi perché era già ora di scendere a cena.
Tutti insieme si
avviarono verso il refettorio e, quando furono lì di fronte, rividero finalmente
tutti i loro compagni seduti come succedeva prima degli ultimi avvenimenti.
S’incamminarono verso
le tavole calde dove di solito si servivano e, mentre percorrevano la strada
che li avrebbe portati ai vassoi, si accorsero ancora una volta che tutti li
guardavano in modo diverso dal solito.
Chaman esclamò: «Eh
no! Non guardate me. Io non ho fatto niente questa volta».
Lo stesso Hamza
chiese: «Avete idea del perché ci guardano così?». E con il suo braccio
ingessato in bella vista, continuò a camminare verso le tavole calde.
Maximilian si guardò
intorno, cercando di capire cosa fosse successo e quando furono di fronte alle
tavole calde, d’un tratto tutti i presenti si alzarono in piedi applaudendo
verso di loro.
Il refettorio era
pieno a tal punto che il rumore derivante dai battiti delle mani coprì
letteralmente le loro voci.
In seguito si
guardarono intorno accorgendosi che anche i maestri si erano alzati e stavano
applaudendo.
D’un tratto gli
applausi cessarono e il maestro Astral risaltò in mezzo agli altri, in quanto
stava alzando il suo braccio destro e indicò di fare silenzio.
Poi, l’anziano
signore dalla barba bianca si avvicinò ai ragazzi e quando fu davanti a loro
disse: «Max, Hamza e Chaman».
La sua voce si
sentiva chiara nella sala, poiché in quell’istante tutti tacevano intenti ad
ascoltare quello che il rappresentate dei maestri stava per dire.
«Tre ragazzi del
primo anno di corso che si sono distinti nella lunga battaglia per salvare
l’Asilum dalle forze oscure, dando un contributo non da poco alla vittoria che
abbiamo ottenuto e misurandosi con un mago nero fatto e finito. Quale
ricompensa maggiore del riconoscimento del loro valore?». Domandò Astral; e
alzando il calice che aveva nella sua mano sinistra aggiunse: «Oggi festeggiamo
il ritorno di tre piccoli intrepidi, le cui gesta riecheggeranno per lungo
tempo tra queste mura: a Maximilian, ad Hamza e a Chaman».
Tutti ripresero a
battere le mani e i tre ragazzi arrossirono: non erano abituati a tanta
attenzione; tutti, compreso Margharet e le sue amiche, quella sera non avevano
occhi che per quei tre ragazzi dimostratisi coraggiosi al punto da non temere
il confronto con un mago nero spietato e pericoloso.
Perfino il fratello
di Margharet, che di solito guardava Chaman in modo minaccioso, quella sera
ebbe stampato sulla faccia un gran sorriso e un’espressione di riconoscimento
verso quei ragazzi.
Poi il maestro prese
ancora la parola, facendo come al solito in modo che nella sala ci fosse un
silenzio assoluto: «VI CHIEDO ANCORA UN PO’ DELLA VOSTRA ATTENZIONE SIGNORI».
Disse Astral a voce alta; e quando ci fu di nuovo silenzio, continuò: «Silenzio
prego … Dopo questa breve festicciola vorrei ricordare a tutti che l’anno
accademico è in procinto di finire; e a coloro che ancora non si sono
regolarizzati con le materie, dico di dare la massima priorità alla loro
sistemazione, poiché da essa dipende l’accesso all’anno successivo e in alcuni
casi l’attestato di frequenza da noi rilasciato. Adesso però, è giusto
lasciarvi terminare ciò che avevate iniziato».
Il maestro poi si
rivolse verso il gruppo di Maximilian: «Ragazzi: come maestro posso solo essere
fiero di avere degli alunni come voi. Però è mio compito spronarvi per non
farvi adagiare sulle vostre azioni benché importanti. Sappiate che avete ancora
molta strada da fare; siate sempre così uniti come avete dimostrato e valorosi
come lo siete stati durante la battaglia».
In seguito poggiò le
mani sulla spalla di Maximilian e con un fil di voce sostenne: «Max; tu porti
il fardello più grande di tutti, ma sappi che noi dell’Asilum vediamo in te più
di un figlio e tutto il corpo insegnante, incluso gli abitanti, sono a voi
grati per quello che avete fatto». Rivolgendosi poi ad Hamza e Chaman precisò:
«Il discorso fatto a Maximilian vale anche per voi: continuate sempre così;
tutto l’Asilum vi saluta come suoi valorosi abitanti».
I ragazzi presero la
loro cena e, fra gli applausi generali, si sedettero a tavola consumando il
pasto che quella sera risultò più gustoso delle altre giornate.
La notte calò presto
sull’accademia e tutti gli alunni erano rientrati nelle loro stanze; delle
figure però, stavano percorrendo i corridoi dello stabile e i loro passi si
udivano leggeri.
Esse si stavano
dirigendo verso i locali dove alloggiavano i maestri; oltrepassarono quella
soglia e continuarono diretti verso i sotterranei.
Aprirono la porta
della stanza dov’erano solito incontrarsi i maghi bianchi in consiglio e al suo
interno si videro più persone del solito; all’arrivo di quelle sagome tutti si
girarono verso di loro.
La voce di Brot si
distinse dalle altre nel salutare quelle figure appena arrivate: «Ora possiamo
cominciare; ci siamo tutti».
La luce della stanza
rischiarò le sagome dei maestri dell’accademia.
Il drago di ferro
continuò dicendo: «Questa sera sarà l’ultima serata in cui ci riuniremo prima
delle vacanze. Come anticipato nell’ultima riunione, discuteremo dell’argomento
lasciato a metà la scorsa volta: dobbiamo rintracciare ad ogni costo Ivan, il
gran maestro dei maghi rossi, ultimo sopravvissuto della loro stirpe. Questa
ricerca si rende necessaria poiché senza la loro magia è impensabile
confrontarsi contro i demoni. Abbiamo ottenuto importanti informazioni a
riguardo: a quanto pare ci sono forti indizi che il sacerdote si trovi in sud
America, nascosto nella foresta amazzonica. Le nostre informazioni provengono
da voci sicure e maggiori dettagli vi verranno esposti direttamente dalla fonte
stessa».
Una voce possente
sovrastò quella di Brot, mentre dall’ombra usciva un enorme essere
aggrovigliato; egli era Aschcore: «Signori, buona sera». Disse il drago appena
apparso. «Sono venuto fin qui per portarvi informazioni sull’obiettivo che
c’eravamo prefissati. Come anticipato da mio fratello, alcune nostre spie mi
hanno segnalato movimenti strani presso l’Amazzonia. Indigeni affermano di aver
assistito a fenomeni inspiegabili, quali strane apparizioni celesti, scosse di
terremoto e luci abbaglianti provenienti da un punto non precisato della
foresta; tutti fenomeni riconducibili alla magia rossa. La zona di nostro
interesse si trova in Brasile, dove con molta probabilità invieremo una
spedizione durante le ferie scolastiche. Pensavamo di mandarci alcuni maestri,
ovviamente la ricerca dovrà essere portata a termine senza dare troppo nell’occhio:
ricordiamoci che gli esseri dell’altro universo ci stanno ancora dando la
caccia e non si fermeranno alla prima difficoltà».
Il maestro Wotan
chiese: «Avete già pensato a chi farà parte della spedizione?».
Brot gli rispose:
«Abbiamo pensato a quattro persone: Asdar, Dian, Astral e tu, Wotan … Drenk e
Loky rimarranno all’Asilum per organizzare l’anno accademico che verrà».
I maestri
interpellati diedero tutti la loro approvazione.
Successivamente
Astral affermò: «Dobbiamo pensare a Max e Gerard; dopo che tutti i loro amici
avranno raggiunto le proprie famiglie, l’accademia sarà vuota. Non possiamo
lasciarli a scuola, non ci sarà nessuno ed essendo nella situazione che tutti
conosciamo, non siamo in grado di trovare loro una collocazione. Oltretutto gli
avevo promesso che sarebbero venuti con me durante le vacanze».
Il drago, pensandoci
su un attimo, gli rispose: «Astral non abbiamo altra scelta che farlo venire
con te. L’unica soluzione è che li portiate con voi».
I maghi bianchi
inizialmente fecero un po’ di resistenza a quella decisione, sapevano tutti che
il ragazzo sarebbe stato in pericolo fuori dallo stabile, ma poi, vista la
convinzione del loro gran maestro, decisero di accettare la sua proposta.
Dopo ore di
discussione però, era giunto il momento di aggiornarsi alla prossima riunione e
Brot congedò tutti i presenti, meno che uno: «Signori, penso sia ora che ognuno
di noi vada a riposare in vista dei giorni che verranno, i quali saranno i più
impegnavi dell’anno. Sarete contattati per comunicazioni inerenti la data della
prossima riunione. Vi auguro delle buone vacanze». E rivolgendosi ad Astral
aggiunse: «Astral, tu rimani ancora un po’. Vorrei mettermi d’accordo con te
sulla gestione dei ragazzi».
Il mago dalla barba
bianca si distaccò dal gruppo che stava uscendo dalla sala e quando tutti si
allontanarono, Brot fece un cenno di complicità verso il fratello.
Poi, rivolgendosi ad
Astral disse: «Ho voluto che rimanessimo da soli per un motivo preciso.
Suppongo che tu abbia intuito qualcosa?». Domandò.
Il maestro annuì
esclamando: «Maximilian!».
Il drago, annuendo
anch’esso, rispose: «Esatto! Farò venire con te Maximilian poiché è l’unico che
può convincere Ivan a collaborare. Vedendo il ragazzo che è diventato un
Dragonkin si convincerà che è arrivato il tempo di sferrare il colpo definitivo
alle forze oscure per liberare il mondo della loro presenza. La sua magia e
quella di Bithor sono la chiave per venire a capo di questa vicenda».
Aschcore aggiunse:
«Data l’importanza che il ragazzo rappresenta per noi, bisogna comportarsi con
estrema attenzione e in caso si renda necessario combattere, deve essere
portato al sicuro».
Astral fu
completamente d’accordo e infine, prima di congedarsi da loro, confermò la
disponibilità a badare ai ragazzi: «Io avevo già promesso a Max che avrebbe
passato l’estate con me; lo informerò il prima possibile del viaggio che ci
aspetta». E dopo aver detto quelle parole si diresse verso l’uscita.
Da quella riunione erano ormai passati sette giorni;
giunse per tutti gli studenti il tempo di ritornare alle proprie famiglie …
Quella mattina non ci
sarebbero state lezioni, ma, come d’accordo, tutti gli studenti dovevano
trovarsi nella sala magna, dove sarebbero stati visibili i quadri con i
risultati di ogni singolo alunno e il verdetto che avrebbe decretato la loro
promozione o la loro bocciatura.
Nella stanza dei
ragazzi era tutto in subbuglio, stavano preparando le valigie portando via con
loro tutto quello che sarebbe stato necessario per le vacanze estive. Anche
Maximilian e Gerard le stavano preparando, in quanto erano a conoscenza del
fatto che avrebbero passato le ferie estive con il maestro Astral nella sua
residenza in Irlanda.
Quando finirono di
prepararle appoggiarono i propri bagagli vicino alla porta e, finita di
sistemare la loro stanza, si avviarono verso l’aula magna come tutto il resto
degli studenti stava facendo.
Durante il tragitto
si susseguirono i vari saluti con i loro conoscenti e l’arrivederci a l’anno
prossimo fu d’obbligo.
Nella sala c’erano
tutti gli studenti e su di un palchetto montato lì, apposta per
quell’occasione, tutti i maestri attendevano l’arrivo degli alunni.
Quando arrivò l’ora
prestabilita, Astral, il delegato dei maestri, interruppe il ronzio nella sala
provocato dalle moltitudini di voci che parlavano tra loro del più e del meno.
«SIGNORI!». Tuonò il
maestro.
Le attenzioni di
tutti si rivolsero verso quel palco da quel momento in poi.
«Adesso che ho la
vostra attenzione, possiamo cominciare … Cari studenti: quest’anno di corsi è
stato proficuo e direi anche pieno di sorprese; come sapete non si può definire
un anno normale visto quello cui avete assistito e gli eventi che si sono
susseguiti». Continuò il mago dalla barba bianca.
Le voci ripresero a
farsi sentire: gli studenti avevano ricominciato a parlare tra loro
caoticamente.
Il maestro fu
costretto a calmare i ragazzi ancora una volta: «SIGNORI, VI PREGO DI PRESTARE
ATTENZIONE!». Urlò Astral; dopo di che continuò: «Ci sono stati degli
spiacevoli episodi, ma ringraziando il cielo ne siamo usciti indenni e direi
anche più forti di prima. Adesso però è il momento i raccogliere i frutti del
vostro lavoro: come sapete, oggi finisce l’anno accademico e tra qualche
istante saranno esposti i quadri con le ammissioni agli anni successivi. Prima
che li leggiate volevo augurarvi, da parte di tutto il corpo insegnanti, delle
buone vacanze e soprattutto raccomandarmi di continuare negli studi anche fuori
dall’accademia. È di vitale importanza che vi esercitiate per non perdere confidenza
con la magia. Detto questo ragazzi: dietro di voi tra pochi istanti saranno
esposti i quadri che tanto aspettate. Una volta che li avrete visionati, vi
preghiamo di voler attendere i vostri familiari con i quali raggiungerete le
destinazioni che vi siete prefissati. A metà estate sarete contattati per
essere messi al corrente della data d’inizio del nuovo anno. Fate delle buone
ferie». In seguito terminò il suo discorso.
Mentre i maestri si
accingevano a scendere dal palchetto e salutare gli alunni, Astral si diresse
verso Maximilian e la sua compagnia, i quali si erano piazzati in fondo alla
sala e a malapena si riuscivano a vedere.
Li raggiunse e
rivolgendosi a loro disse: «Dunque ci siamo: l’anno è finito e si va in
vacanza».
I ragazzi annuirono ed
Hamza confermò quelle parole appena udite: «Sì maestro, benché l’accademia ci
mancherà, le vacanze, soprattutto in questo periodo, sono apprezzate».
In quell’istante i
genitori degli alunni incominciarono a entrare nella sala salutando i loro
figli e successivamente cercando i quadri che erano esposti.
Alcuni gioivano dei
risultati visti, altri sgridavano i figli poiché i risultati erano troppo
scarsi.
Anche i genitori di
Hamza e Chaman fecero la loro comparsa; i piccoli dapprima salutarono
Maximilian e i compagni con un: «Allora ci si vede l’anno prossimo; mi
raccomando, scriviamoci spesso eh!». Poi si precipitarono verso i loro
familiari.
Isak si accorse che
l’espressione dei due fratelli cambiò d’improvviso; sapendo che i due avevano
perso tutta la loro famiglia, prima si rivolse a loro dicendo: «Max, Gerard: la
mia famiglia quest’anno va in vacanza nella casa al mare per tutto il periodo.
Poiché è abbastanza grande, vi va di venire con noi? Ovviamente dovrò parlarne
con i miei, ma penso che non avranno nessun problema ad accettare. Facendo
così, passeremo assieme le vacanze».
I due fratelli lo
guardarono e gli sorrisero, lo stesso fece il maestro Astral.
Poi però Maximilian,
dopo aver scambiato un’occhiata con il fratello, gli rispose: «Ti ringrazio
Isak, sei stato molto gentile, ma quest’anno siamo d’accordo con il maestro
Astral che passeremo con lui le vacanze. Però ti prometto che l’anno prossimo
ci faremo un pensierino».
Isak nel frattempo
scorse i suoi genitori appena arrivati, riguardò Maximilian e Gerard e chiese
loro: «Siete sicuri?».
I due annuirono
sorridendo, allora lui continuò aggiungendo: «Bene, se questo è il vostro
volere … Mi raccomando: fate delle buone vacanze; ci si vede qui per l’inizio
del nuovo anno accademico».
Dopo averli salutati,
Isak si precipitò anch’esso dai suoi familiari per poi dirigersi verso i
risultati appesi nelle bacheche non lontano di lì.
Maximilian e Gerard
erano rimasti con il maestro Astral, che si mise in mezzo ai due fratelli,
poggiando le sue mani, una sulle spalle di Maximilian, l’altra sulle spalle di
Gerard.
Il loro maestro
disse: «Non siate così dispiaciuti. Finché ci sarò io non sarete mai soli.
Adesso perché non ci dirigiamo anche noi a dare un’occhiata ai quadri
esposti?». Propose Astral.
I due ragazzi si
diressero verso quelle liste appese nelle bacheche …
Nella loro classe
nessuno era stato bocciato; poi videro i loro nomi: “Arlstain Gerard – Ammesso alla classe successiva” e “Arlstain
Maximilian – Ammesso alla classe successiva”.
Il maestro si complimentò con i due: «Ero certo della vostra buona
riuscita già quando vi vidi la prima volta, ma voglio dirvi lo stesso che
l’accademia non ha avuto allievi così dotati come lo siete voi da un sacco di
tempo». Successivamente, ponendo le mani sul loro capo in segno di
soddisfazione, gli disse: «Complimenti ragazzi». E tutti assieme lasciarono il
posto per permettere agli altri di vedere i loro risultati.
Il maestro fece cenno di seguirlo e i ragazzi, con aria soddisfatta, lo
fecero con entusiasmo.
Si diressero verso la zona insegnanti, varcarono la porta che
quell’anno li aveva visti passare innumerevoli volte e si andarono ad
accomodare in un salotto messo a disposizione dei docenti; si sedettero su
delle poltrone e Astral si mise anch’esso a suo agio, ma solo dopo aver offerto
ai ragazzi una tazza di tè e dei biscotti appositamente messi sul tavolo in una
biscottiera.
Maximilian e Gerard accettarono di buon grado e, mentre stavano
sorseggiando il tè, il maestro iniziò a parlargli: «Giovanotti; come d’accordo
voi passerete le vacanze con me, questo è assodato. C’è però una novità: noi
tutti non andremo come detto in precedenza in Irlanda, ma ci dirigeremo in sud
America, più precisamente in Amazzonia».
I due fratelli rimasero sorpresi e domandarono quasi assieme: «È
successo qualcosa?».
Astral, dopo averli tranquillizzati, continuò: «Niente di grave, ma c’è
la necessità di mandare alcuni di noi a fare una ricerca e dunque anch’io dovrò
unirmi ad essa. Ma non temete: non ci saranno pericoli gravi per noi, poi se
dovessimo solo sospettare qualche difficoltà torneremo immediatamente
all’Asilum. Adesso però, cambiamo un attimo discorso: ricordate che l’Asilum è
sotto l’incanto protettivo fatto da Brot?». Chiese il maestro.
I ragazzi risposero: «Sì».
Astral aggiunse: «Gli altri alunni sono già stati messi al corrente
dalle proprie famiglie di come poter entrare e uscire dall’Asilum per mezzo di
formule magiche. Ponete la massima attenzione, poiché sto per insegnarvele
entrambe: prendete questo e appuntatevi le formule». Gli passò un block notes e
ribadì: «La prima serve ad arrivare all’Asilum ed è: acerrimus ad perdiscendum sapientia.
Per avere effetto però, bisognerà essere a contatto con la terra altrimenti non
funzionerà. La seconda è: redĭtus,
letteralmente ritorno. Per avere effetto questa volta bisognerà essere a
contatto con l’elemento acqua. Mi raccomando: imparate alla perfezione queste
formule, altrimenti non avrete accesso all’accademia».
Maximilian
e Gerard annotarono tutto.
Il
primo fece presente: «Non dovrebbero esserci problemi, sono relativamente
facili».
Dopo
aver loro comunicato le formule, Astral riprese il discorso lasciato a metà:
«Come vi dicevo, quest’estate c’è stato assegnato il compito di ritrovare una
certa persona; ricordate che la magia si divide in tre rami: magia nera, magia
bianca e magia rossa? Ebbene, noi cercheremo il gran maestro dei maghi rossi
Ivan. È di vitale importanza ritrovarlo e convincerlo a parlare con il maestro
Brot. Con noi verranno Asdar, Dian e Wotan».
I ragazzi non
sembravano essere dispiaciuti, anzi: al contrario, furono entusiasti.
Lo stesso Gerard
disse: «Sarà una buona occasione di girare un po’ quella parte di mondo, poi in
mezzo alla natura saranno delle vacanze fantastiche!».
Anche Maximilian fu
palesemente euforico: «Verremo volentieri con voi».
Il maestro allora
asserì: «È deciso. Fra tre giorni, alle sette del mattino in punto, si partirà
alla volta dell’Amazzonia. Nel frattempo, poiché i vostri compagni sono tutti
andati a casa, voi vi stabilirete nella stanza degli ospiti qui nella zona
insegnanti e vivrete con noi».
I ragazzi annuirono e
Maximilian precisò tutto contento: «Non sentirete nemmeno la nostra presenza:
glielo promettiamo».
Il maestro si alzò
dalla sedia su cui era seduto e disse: «Adesso vi devo lasciare per adempiere
ai miei doveri». Poi guardò l’orologio dicendo: «Si avvicina l’ora delle
consegne dei diplomi e richiederanno di certo la mia presenza». Rivolgendo in
seguito lo sguardo verso di loro gli comunicò: «Andate pure a prendere le
vostre cose e ponetele in quella stanza». Facendo segno verso una porta non
lontano dal soggiorno in cui stavano discutendo.
I due fratelli si
alzarono e si avviarono verso il convitto per prelevare le proprie cose e così
trasferirsi in quegli alloggi.
Nell’uscire dalla
porta incrociarono i restanti maestri dell’Asilum, li salutarono e di corsa si
dileguarono, dirigendosi verso la stanza dove avrebbero prelevato i loro
bagagli.
Subito dopo dal
salotto uscì Astral che incontrò i maestri, anche loro si dirigevano verso la
sala dove avrebbero consegnato i diplomi ai ragazzi dell’ultimo anno.
Wotan gli domandò:
«Astral cosa mai puoi avergli fatto per farli filare in quel modo?».
Il maestro Astral
sorrise e, fissando i ragazzi che correvano su per le scale dell’accademia,
rispose: «Nulla, gli ho riferito che sarebbero venuti con noi alla ricerca di
Ivan». Facendo poi segno con la testa verso i due che avevano dato la schiena
ai mentori aggiunse: «Cari amici, quella è la vera forza di Maximilian: la
voglia di vivere e la capacità di farsi accettare come trascinatore dai suoi
compagni. Solo in quel modo può adempiere al suo destino».
Le figure dei sei
maestri si persero successivamente nella grandezza dell’accademia.
All’esterno un
vigoroso sole riscaldava quella splendida giornata d’inizio estate e una brezza
tiepida accarezzava tutto l’ambiente; il rumoreggiare degli allievi che si
allontanavano dallo stabile in compagnia dei genitori testimoniava che
quell’anno era davvero finito.
Continua …
Prossimo Episodio:
Maximilian Arlstain – Il canto dell’Arcangelo
–
Un bambino, inconsapevolmente, si ritrova nel
bel mezzo della disputa tra il bene e il male diventando parte importante di
essa.
Riuscirà il nostro beniamino a ricondurre
dalla loro parte l’unico sopravvissuto dei maghi rossi?
Le attese che i maghi bianchi nutrono nei
suoi confronti saranno ricambiate?
Lo scoprirete se seguirete le sue avventure
nel prossimo episodio …
Anticipazioni:
In un’oscura foresta,
i maestri e i nostri due amici avevano perso la giusta via.
Essi erano dispersi
in un posto inesplorato, pregno di pericoli e animali a loro sconosciuti.
–
«Ci
siamo persi». Disse il maestro Astral.
–
«Impossibile!».
Esclamò Asdar, sicuro d’aver seguito la strada giusta.
Poi, tutto si fece
intangibile e una nebbia fitta calò sul posto.
–
«Questo
posto è sotto l’influsso della magia!». Esclamò Dian.
Il gruppo fu
disorientato da quanto stava accadendo.
Il maestro Asdar a
quel punto riprodusse un incanto: «Supprĭmo
suavĭtas!».
La nebbia si diradò e tutto fu più chiaro per il
gruppo: un’agghiacciante visione si mostrò dinnanzi ai loro occhi.
♠♠♠♠♠♠♠♠♠♠♠♠
–
«Cos’è accaduto?».
Chiese Maximilian a Gerard, che stordito si alzò da terra.
–
«Non ne ho la più
pallida idea; oltretutto ci ritroviamo in questa struttura antica da soli. I
maestri sono scomparsi!». Gli rispose Gerard.
Poi
un rumore strano provenne da dietro l’angolo e un verso animalesco echeggiò
nell’ambiente.
♠♠♠♠♠♠♠♠♠♠♠♠
Maximilian era a
terra inerme e la figura demoniaca lo sovrastava; egli si accingeva a dargli il
colpo di grazia e negli occhi del bambino l’intera sua vita sfrecciò in un
istante.
Il demone sferrò il
suo ultimo attacco scagliando la spada verso il ragazzo.
L’impatto della spada
con il terreno provocò un polverone all’interno del quale nessuno fu capace di
scorgere la sua figura,
«NO!». Gridò Astral e
assieme a lui tutti i suoi colleghi insegnanti.
Suo fratello Gerard
corse verso il posto che era stato colpito con le lacrime agli occhi.
♠♠♠♠♠♠♠♠♠♠♠♠
Le sue ali oscurarono il cielo aumentandone il volume; la
bocca si spalancò e tutti caddero al suolo inermi e senza forze.
La sua enorme spada colpì il bersaglio e il viso dei
presenti fu pietrificato per la scena cui stavano assistendo.
Ringraziamenti:
Un grazie particolare va a Matteo che, passo dopo passo, mi ha assistito lungo
tutto l’editing e la correzione; ha letto il libro in mia presenza facendo
la parte di Maximilian.
Grazie a Emilia per la pazienza
dimostrata; senza di lei non sarei riuscito a scrivere nulla.
Grazie a tutti coloro che, nonostante fosse
la prima stesura, sono riusciti a leggere il manoscritto talune volte
spronandomi ad andare avanti:
Simona;
Antonella;
Daniela;
Sandra;
Madia;
Amedeo.
E alle persone le
quali, con la loro sola presenza sul blog, hanno fatto sì che non mi sentissi
solo durante tutto il lavoro svolto.
Spero che la storia
all’interno del libro vi faccia compagnia e vi coinvolga come ha appassionato
me, trasportandovi nel mondo di Maximilian e rendendovi partecipi di una saga
che secondo me merita di essere letta.
Pasquale Santamaria
Il
20° capitolo è composto così: 7424 parole, 38852 battute spazi esclusi, 46234
battute spazi inclusi, 235 paragrafi e 703 righe.
Il prossimo post conterrà il link
dal quale sarà possibile scaricare gratis l’intero libro in formato PDF dove
noterete anche la parte grafica.
Vi
saluto tutti.
Ciao.
