La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

La magia di narrare storie 2

Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

Trilogia stampata su carta
Inedito; stampato dall'autore in autonomia senz'appoggio di alcuna casa editrice o di print on demand.

Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

sabato 16 agosto 2014

20° capitolo da leggere (Maximilian Arlstain – i due mondi –), ultimo capitolo del primo libro da me scritto.


Hm … Quanto lavoro che c’è dietro un libro, solo chi l’ha fatto è in grado di capire quante privazioni e quanta passione ci vogliano.
Come vedete, cari lettori, anche l’ultimo capitolo del libro sta per essere postato sul blog e così facendo io avrò ottenuto ciò che avevo programmato.
Da un lato il mio libro sarà consultabile da tutti e sarà possibile anche tradurlo con google traslate, cosa che io non avrei potuto fare in quanto la traduzione del testo qui in Italia non è il caso di farla fare.
Cosa più importante però, è che “egli” non potrà più andar perso poiché il backup sul blog è sempre disponibile (niente più timori di perdere chiavette usb o che i dati vadano perduti).
In più si aggiungerà il download da google drive in formato PDF, una possibilità in più per preservare i dati a me cari.
Dopo questo capitolo ognuno di voi sarà in grado d’esprimere dei giudizi e quindi, finalmente, posso farvi la fatidica domanda …
Voi credete che assomigli a Harry Potter?
Se l’avete letto penso che sia onesto affermare che differisce in molte parti, sebbene la similitudine dell’accademia di magia.
Il primo libro lo potrà consultare chiunque, ma il secondo libro (Maximilian Arlstain – Il canto dell’arcangelo -) non potrò farvelo leggere con tanta facilità.
Il lavoro sul secondo libro è stato veramente titanico, pensate che è due – tre volte più lungo del primo e pertanto un solo uomo non sarà in grado di sistemarlo celermente.
In più, in questo momento, non riesco proprio a trovare il tempo per lavorarci su …
Ci sono tuttavia altri progetti che sto portando avanti, dei quali vi informerò nel momento debito.
Il perché io abbia preso la decisione di pubblicare Maximilian Arlstain integralmente sul blog è un argomento triste e che purtroppo tocca ogni ragazzo che ha deciso di scrivere nel nostro paese; tuttavia … Non spetta a me dare pareri o esprimere sentenze, ciò che posso fare però è dire la verità.
La verità … Nessuno la dice più perché potrebbe essere sconveniente dirla; ma, come ho sempre affermato, omettendola e dicendo bugie di certo le situazioni non migliorano.
E qual è la verità?
Hm … Semplice; la verità è che il testo che avete appena letto è stato rifiutato da tutte le case editrici italiane che trattano fantasy.
Nessuna di esse ha ritenuto il libro degno di stampa: eccola la verità.
Ciò che io ho scritto non deve essere inteso come una protesta o una lamentela, ben lungi dal permettermi di farle, è semplicemente la verità.
Ora … Ogni persona … Che sia un ingegnere, che sia un disegnatore, che sia un contadino, che sia programmatore o che faccia qualsivoglia mestiere e che ha lavorato tanto su un progetto, ritiene quello stesso progetto parte di sé; proprio come se fosse suo figlio.
Chi di voi sarebbe disposto a lasciar perire il proprio lavoro?
Credo nessuno …
Chi di voi pagherebbe per lavorare?
Sarebbe come pagare una tangente se lo faceste …
Chi ha lavorato andrebbe remunerato, non deve esser lui a pagare il datore di lavoro.
Queste e molte altre motivazioni hanno fatto sì che io mi decidessi a rilasciare Maximilian Arlstain sul web gratuitamente.
E vero … Ci sarà chi lo apprezzerà e chi lo criticherà, ma rimane comunque un libro sul quale l’autore ha lavorato tanto; e lo ha fatto con passione.
Io penso che non ci si debba vergognare per aver lavorato onestamente; e questo è proprio ciò che ho fatto in questi undici anni: io ho lavorato onestamente tutti i giorni, scrivendo ogni santo dì.
Avendo lavorato onestamente, come la maggior parte della gente fa, non sono disposto né a pagare per accedere alla stampa, né a far morire il manoscritto che è nato dalla mia fantasia.
Non posso proprio arrendermi e non lo farò perché credo che abbia scritto una storia meritevole d’esser letta.
Poco importa se non hanno ritenuto il libro degno di stampa, lo distribuirò gratuitamente … L’importante è che “Lui” sia letto.
Un libro, in fondo, è scritto affinché gli amanti della lettura lo possano leggere; poco importa chi lo ha scritto.
Or dunque, buona lettura del 20° capitolo di Maximilian Arlstain – i due mondi –:



CAPITOLO 20
LA VERA FORZA DI MAXIMILIAN


Maximilian fu catapultato di nuovo nel suo paesino; questa volta gli apparve un panorama ancora più bello.
Si trovava in un campo di grano, dove spighe dorate sembravano cantare mentre si muovevano accarezzate dalla brezza calda tipica dei mesi estivi.
Era seduto all’ombra di un albero di mele, il quale confinava con quel campo coltivato a grano; egli ammirava il panorama stupefatto, come se fosse la prima volta che lo vedeva quel paesaggio.
Si sentiva il profumo inconfondibile di terriccio rossastro che saliva dal sottosuolo, misto agli odori della natura che rigogliosa cresceva intorno a lui. Lì, alberi di quercia e ortiche si mischiavano armoniosamente colorando il luogo di verde; tutto sembrava fargli capire che in quel posto lui fosse beneaccetto.
Passò un po’ di tempo e il piccolo ne beneficiò appieno; si sentiva rilassato e ristorato di tutte le fatiche che fino a quel momento aveva fatto.
Poi, d’un tratto, un rumore che lui conosceva bene lo fece tornare alla realtà: il tremore del terreno annunciò che Bithor si stava avvicinando; in quel momento Maximilian realizzò che non era perito nella battaglia …
Ben presto la sagoma del drago si distinse chiaramente; quando fu abbastanza vicino, il drago si sistemò in modo da poter parlare con il ragazzo: si accucciò al suo lato ritraendo le ali fino a farle quasi scomparire.
Bithor rivolse lo sguardo verso di lui e si abbassò con il suo lungo collo, in modo da avvicinarsi con la faccia al bambino; poi gli rivolse la parola: «Certo che questo posto è davvero incantevole». Disse il drago per attaccare discorso.
Maximilian però andò subito al sodo: «Bithor cos’è successo? E soprattutto: com’è andata?».
Il drago riprodusse un ghigno come suo solito, poi rispose: «Non hai perso tempo eh. Bene: visto che me lo chiedi … Allora; da dove inizio …».
La sua faccia divenne d’un tratto seria e guardando verso il cielo iniziò ad esporre a Maximilian cos’era successo: «È stata una lotta dura, ma diciamo che è andata bene. Siamo riusciti a scacciare il nemico e, cosa più importante, siamo riusciti a evitare molte perdite. Pochi esseri avversi si sono salvati e sono tutti fuggiti, incluso Melkore».
Maximilian lo interruppe chiedendo ancora: «Ricordo che eravamo in una stanza da soli con quel mago nero e che con me c’erano Chaman ed Hamza: come stanno?».
La risposta gli fu data immediatamente: «Non ti preoccupare, entrambi i ragazzi stanno bene; devo dire che senza di loro non saremmo riusciti ad uccidere Pectumatra. Sai: devi essere molto fiero di avere degli amici come loro; non solo ti hanno protetto con tutte le loro forze, ma hanno dimostrato coraggio da vendere affrontando pericoli che i loro coetanei non immaginano nemmeno». 
La faccia di Maximilian si riempì con un bel sorriso quando seppe che i suoi due amici erano salvi; tuttavia, non riusciva a credere che dei piccoli di soli undici anni avessero avuto la forza di combattere un mago adulto e per giunta spietato come gli era parso quello contro cui avevano lottato.
Il drago si accorse dello stupore del piccolo e affermò: «Esatto. I due hanno contrastato Pectumatra nel modo migliore e alla fine il giovane Hamza ha privato il mago della sua bacchetta. Ora: ricordi quello che ti hanno insegnato all’accademia? Un mago nero senza bacchetta è inerme, incapace di produrre incanti; infatti essa è il mezzo attraverso il quale egli accumula e riproduce il potere della magia nera; una volta privato della bacchetta è un uomo normale. Dopo che il piccolo l’ha spezzata è stato facile per me intervenire e fare giustizia».
Maximilian pensava di aver capito male, eppure aveva ascoltato con attenzione quello che Bithor gli aveva detto.
Si rivolse al drago incredulo, assumendo una strana espressione: «Tu sei intervenuto nello scontro?». Domandò Maximilian.
Bithor annuì dicendo: «Proprio così. Lascia che ti spieghi: Pectumatra, per potervi uccidere, vi ha portato in una dimensione alternativa da lui stesso creata. Lì dentro nessuno poteva interferire e visto che siete solo dei bambini, ha ritenuto che uccidervi sarebbe stato facile. Inizialmente, cosa che ricorderai, vi siete battuti con lui, ma diciamoci la verità: in questo momento voi non potete misurarvi senz’aiuto con un mago finito poiché non conoscete tutti i segreti della magia bianca. Quando ti ha colpito hai perso i sensi, in quell’istante io sono uscito dal tuo corpo e sono stato in grado di usare tutti i miei poteri per combattere il mago; dopo averlo scaraventato lontano da voi ha perso la sua bacchetta. Hamza l’ha contrastato tramite telecinesi riuscendo ad attirare la bacchetta a sé e poi l’ha spezzarla. In quell’istante Pectumatra ha realizzato che non poteva più vincere e ha incominciato ha chiedere indulgenza. A quel punto gli ho inferto la giusta punizione; i due tuoi amici sono crollati a terra esausti, in seguito ho infranto l’incanto riprodotto da Pectumatra, riportandovi indietro all’Asilum. E adesso siamo qua a discutere di quello che è successo».
Maximilian capì che la battaglia vinta avrebbe segnato il destino dell’intera guerra tra i maghi; poi si rivolse ancora una volta a Bithor: «Dunque l’Asilum adesso è sicuro?». Chiese il ragazzo.
Il drago tranquillizzò Maximilian: «Certo. Avendoli sconfitti non si faranno vivi facilmente. Sento chiaramente che questa volta l’incanto fatto sui caseggiati è particolarmente efficace».
Il ragazzo domandò: «Sarà possibile accedere ancora all’Asilum?».
Il drago dalle scaglie d’oro rispose: «Voi tutti potrete accederci tramite incanti che vi saranno insegnati, ma se un nemico, o un essere con il cuore impuro, decidesse di riprodurre quell’incanto sarebbe perso senza più ritrovare la via di casa».
Il bambino ribadì nuovamente: «Dunque non potranno più rintracciare l’Asilum?».
Il drago scuotendo il capo esclamò: «Mai più!».
Maximilian era felice; non solo erano riusciti a scacciare i maghi neri, ma non avrebbero più avuto problemi o paura di essere attaccati.
Rivolse anch’egli lo sguardo verso il cielo chiudendo gli occhi, già pregustando i giorni a venire, nei quali avrebbe potuto studiare la magia bianca senza alcun timore.
Bithor però attirò di nuovo la sua attenzione: «Maximilian». Disse il drago, poi guardandolo continuò: «Sai bene che non abbiamo risolto il vero problema e che loro continueranno a cercarci senza sosta. Sai anche che il loro obiettivo sei tu che porti dentro di te il mio peso. Quando ci saranno le condizioni per farlo, più precisamente quando tu avrai una più ampia conoscenza della magia, dovremo andare nell’altro universo per confrontarci direttamente con loro e lì, come ben sai, non ci sono solo i maghi neri e gli esseri magici che ci attendono, ma anche i demoni».
Maximilian sembrava preoccupato … 
Bithor se ne accorse e fu allora che gli domandò: «Cosa c’è che ti preoccupa?».
Maximilian rispose: «Questa storia è troppo grande per me. Come posso affrontare i demoni, se già contro un solo mago nero ho avuto delle difficoltà e senza il tuo aiuto sarei stato ucciso?».
Il drago celestiale sorrise, in seguito dichiarò: «Hai già fatto tanto piccolo amico mio. Guarda cos’è accaduto all’Asilum: senza di te non sarebbe stato possibile. Pensi davvero che i maghi bianchi potessero fronteggiare da soli quell’orda di esseri malvagi? Non credo sai. Hai combattuto a testa alta contro uno dei più forti maghi neri che la storia abbia mai conosciuto; hai aiutato i maghi a chiudere il varco aperto per l’invasione di questo universo; assieme ai tuoi amici hai osteggiato Pectumatra con successo e hai ricacciato Adrammalech da dov’era venuto per ben due volte; il tutto a soli dieci anni. Sai: tu non puoi vedere le cose con obiettività, ma direi che, per essere un cucciolo d’uomo di soli pochi anni, te la sei cavata bene e ad ogni modo non devi preoccuparti, nell’altro universo ci sarò anche io con te; non ti lascerò da solo e sai bene che oramai i nostri due destini sono legati indissolubilmente».
Maximilian fece cenno di aver capito e successivamente disse: «Penso di aver capito cos’è giusto fare; non possiamo lasciare il mondo in mano a esseri sanguinari che hanno ridotto un intero universo in quelle condizioni. Sai: sogno un mondo dove i piccoli della mia età non debbano assistere a battaglie tipo quelle che abbiamo avuto in questi giorni e sono consapevole che se i maghi neri riuscissero a entrare in questo mondo, tutti sarebbero costretti a fare la loro volontà; non solo, i demoni renderebbero il creato un inferno e questo proprio non posso permetterlo. Sono disposto a fare qualsiasi cosa pur di evitare che altre persone subiscano quello che ho subito io». La sua voce risuonò sicura come mai lo era stata.
Bithor a quel punto decise di esporre ciò che avrebbero dovuto fare da quel momento in poi: «Dobbiamo rintracciare il posto dove si nasconde il gran maestro dei maghi rossi. Dopo la conquista dell’altro universo ad opera dei demoni si è rifugiato in questo mondo, aiutato dai suoi seguaci; sappi che solo loro sono in grado di contrastare le creature oscure. Possono riprodurre incanti potenti e addirittura evocare esseri celesti che sono gli unici capaci di uccidere un demone. Noi draghi siamo potenti, ma nulla possiamo contro di loro, a meno che non abbiamo acquisito i poteri dei draghi celestiali; per abbatterli, infatti, c’è bisogno di riprodurre un incanto potentissimo che ci fa diventare pura energia, a patto però di perdere tutta la forza vitale e quindi la vita. È di estrema importanza, dunque, capire dove si trova Ivan, raggiungerlo e convincerlo a collaborare per porre fine alla tirannia che sta opprimendo il mondo parallelo».
Quando Bithor finì di parlare, tutto l’ambiente circostante incominciò a schiarirsi fino scomparire del tutto, portando con sé anche il drago d’oro.
Quell’ambiente fu gradualmente sostituito da un ambiente che lui conosceva:  Maximilian si risvegliò in infermeria.

Il suo sguardo era rivolto verso il soffitto dove si vedeva un elegante lampadario di cristallo; poi, la sua attenzione fu attirata da una voce a lui nota: «Max, Max, ti sei finalmente svegliato!».
Il bambino distolse lo sguardo dall’alto per dirigerlo verso il luogo di provenienza della voce.
La sagoma a cui apparteneva diventava sempre meno sfocata: era Chaman che occupava il letto accanto al suo, quello sulla sua destra.
Poi un’altra voce disse: «Era ora che tornassi tra noi».
Dall’altra parte, sul letto alla sua sinistra, vi era Hamza anch’esso disteso come lui.
Maximilian allora esclamò: «Oh! Siete voi ragazzi. Grazie al cielo, anche questa volta è andata bene: siamo tutti vivi. Ma ditemi: i ragazzi che si erano riparati nel sottosuolo come stanno?».
Hamza rispose: «Ah … Non ti preoccupare per loro, stanno tutti bene e a quest’ora saranno beati nelle loro stanze a trastullarsi».
Il giovane Maximilian sorrise e infine aggiunse: «Questa è una buona cosa».
In seguito, riflettendoci un po’ su, chiese: «Ma quanti giorni sono passati dalla battaglia?».
Questa volta fu Chaman che gli rispose: «Con oggi sono otto giorni». 
Chaman incominciò a raccontare a Maximilian cos’era successo nei giorni in cui lui era stato incosciente: «Sai Max, nei giorni in cui tu sei stato privo di sensi sono venute qua un sacco di persone. I maestri, Margharet con le sue amiche, Gerard e Isak; Quest’ultimi tutti i giorni vengono da noi a raccontarci cos’è accaduto durante la giornata. Pensa … Hamza, fino a pochi giorni fa, non ci vedeva per niente per via dell’abuso della telecinesi, poi a un tratto ha incominciato a tornare normale ed eccolo là, come al solito adesso brontola su tutto».
Hamza gli diede un’occhiataccia e poi aggiunse: «Brontolo perché sei sempre il solito, mi fai fare delle figure che farebbero vergognare chiunque. Perché non gli parli di cosa hai combinato con l’infermiera?».
Chaman divenne d’improvviso rosso e provò a giustificarsi: «Ma non ho combinato niente, ho solo fatto notare che il bianco le donava e le sue forme erano accentuate; anche se poi credo che non abbia gradito il mio commento vista la sua risposta».
La voce di Hamza lo interruppe: «Sì. Ha detto solamente la verità, cioè: quella che devi ancora bere tanto latte prima di fare apprezzamenti del genere e, se non ho udito male, poi il rumore che ho sentito sembrava quello di un ceffone. Vero?».
Il giovane Chaman riprese a parlare: «Mah, ad essere sincero, credo che un pochino se la sia presa. Sento ancora il dolore sulla mia guancia sinistra. Però mi sono tolto la soddisfazione».
Maximilian lo guardava incuriosito e a un certo punto gli chiese: «Non dirmi che l’hai importunata?».
Chaman rispose: «Non esattamente, io direi che ho solo testato una mia ipotesi».
Maximilian esclamò: «Chaman sei il mio mito!». Poi scoppiò in una grassa risata.
Hamza però lo rimproverò dicendo: «Eh si! Incoraggialo pure; già bisogna nascondersi spesso per evitare di prendere legnate visto il suo comportamento, poi tu gli fai quei complimenti. Non oso immaginare cosa dovremo fare d’ora in avanti, dopo che lo hai gratificato per le sue sciocchezze».
Ma Maximilian continuò a ridere, coinvolgendo alla fine anche gli altri due ragazzi.
Si avvicinò a loro il dottore, avendoli visti sorridere capì che Maximilian si era risvegliato.
Quando fu vicino ai letti chiese: «Allora ragazzi; come vi sentite oggi?».
I ragazzi risposero: «Bene!». Annuendo per confermare quello che avevano appena detto.
In seguito il dottore si rivolse a Maximilian: «Oh, vedo che il piccolo signor Arlstain è tornato tra noi».
Lo incominciò a visitare e dopo gli accurati controlli si pronunciò: «Bene, direi che è tutto a posto ragazzi. Se continuate ad essere così bravi, tempo una settimana e sarete tutti dimessi».
Sentendo quella notizia i ragazzi furono felici, anche perché si avvicinava la fine dell’anno accademico e pertanto desideravano riprendere al più presto lo studio, poiché di certo non volevano rimanere indietro e rischiare di ripetere l’anno.
Mentre chiacchieravano, da lontano si videro arrivare Isak e Gerard, che anche quel giorno non avevano dimenticato di andare a far loro visita.
Gerard, nel vedere che il fratello si era risvegliato, affermò: «Max; come al solito ci hai fatto preoccupare tanto». E si precipitò ad abbracciarlo.
Anche Isak dimostrò il suo stato d’animo: «Adesso siamo più tranquilli: eravamo preoccupati poiché tu non avevi ancora ripreso conoscenza. Possiamo dunque concentrarci sulla fine dell’anno; sai: vi abbiamo portato alcuni compiti da svolgere. Fateli pure con tranquillità, quando avrete finito ci penseremo noi a consegnarli ai maestri». E posò su un letto vicino un quaderno di colore azzurro scuro.
Hamza non perse occasione per fare la sua battuta: «Quando mai, anche in infermeria ci fanno lavorare; Isak: tu e lo studio siete veramente due cose indivisibili».
Isak gli rispose: «Guarda che lo studio è importante. La conoscenza e quella che ci permette di cavarcela nei casi in cui c’è bisogno di sopravvivere ed essa ci fornisce gli strumenti per poterlo fare. Dovresti applicarti leggermente di più anche tu Hamza, sai».
Ancora una volta i ragazzi risero tutt’assieme; poi quando si furono calmati, Isak riprese a parlare: «Tra due settimane finirà l’anno accademico e andremo in vacanza, lontano dall’Asilum. I maestri ci hanno già radunati nell’aula magna dove hanno spiegato che l’Asilum è sotto un incanto protettivo il quale sortisce l’effetto di renderlo intangibile, poiché in un’altra dimensione. L’unico modo per entrarci è riprodurre la formula magica che ci porterà direttamente al suo interno. Hanno anche detto che è impossibile essere rintracciati con quella magia che ci protegge».
I ragazzi ricoverati si guardarono come se non avessero afferrato di cosa stava parlando Isak.
Maximilian si ricordò del discorso che aveva fatto con Bithor e allora, assumendo l’espressione di chi lo sapeva già, disse: «Penso d’aver capito che si è reso necessario fare una cosa del genere affinché quello che è avvenuto non possa più capitare ed è giusto mettere al riparo tutti. Non vedo l’ora di conoscerla quella formula».
Tutti annuirono concordi con quello che aveva appena detto Maximilian.
Ad un certo punto nella stanza si sentì la voce del maestro Astral: «Mi fa piacere vederti sveglio Max». Poi, rivolgendosi a Chaman ed Hamza chiese: «E voi ragazzi: come vi sentite oggi?».
I ragazzi risposero: «Bene, pronti per uscire e ricominciare il nostro cammino all’interno dell’Asilum».
Il maestro sorrise loro per poi continuare il suo discorso: «Penso che i vostri amici vi abbiano già detto quello che è accaduto nell’Asilum in quest’ultima settimana; le cose incominciano a tornare alla normalità. Ci sono però alcuni cambiamenti: si è reso necessario proteggere il nostro rifugio onde evitare un nuovo attacco. D’ora in poi sarà possibile avere accesso all’Asilum solamente se sono presenti alcune condizioni. Bisogna che impariate un incanto per l’entrata e un incanto per l’uscita, senza i quali non avrete accesso alcuno all’Asilum. Ad ogni modo, questa è materia che affronteremo dopo che vi avranno dimesso; ora pensate solamente a ristabilirvi del tutto. Ho già parlato con il dottore, dovreste essere fuori dall’infermeria entro una settimana, in tempo per la fine dell’anno e la cerimonia di chiusura dell’accademia dove ci sarà l’esposizione delle valutazioni dei singoli alunni».
Astral poi diresse il suo sguardo verso un orologio appeso su di una parete e affermò: «Adesso però devo lasciarvi per dedicarmi ad alcune faccende importanti che richiedono la mia presenza, ma presto tornerò a farvi visita». Il maestro, dopo aver salutato, si diresse verso l’uscita della stanza per poi richiudere la porta dietro di lui.
Nella camera rimasero solo i ragazzi che continuarono a parlare di quello che era avvenuto durante la loro l’assenza e di come i maghi bianchi si erano organizzati per ricostruire l’Asilum dopo l’attacco subito.

Erano ormai passati sette giorni da quando Maximilian si era risvegliato …

I tre ragazzi si erano ristabiliti completamente; facevano fatica a rimanere dentro quella stanza fermi nel loro letto.
Vivaci com’erano, avevano fatto disperare tutto il personale medico, il quale da un certo punto di vista non vedeva l’ora di disfarsene.
Il dottore quella mattina avanzò verso la loro stanza percorrendo il lungo corridoio che portava alla camera.
Il sole quel giorno era più forte e caldo degli altri dì, si stava avvicinando l’estate e tutti sembravano sentirne gli effetti.
Anche quell’anno accademico era quasi passato, infatti di lì a poco ci sarebbe stata la cerimonia di chiusura della scuola, dove si sarebbero visti i risultati del lavoro fatto dagli studenti durante l’anno e i rispettivi voti.
Il dottore entrò nella loro stanza, guardò in faccia i ragazzi, poi si pronunciò: «Bene ragazzi, è arrivato il momento di darvi una buona notizia».
I tre lo guardarono incuriositi, come se si aspettassero chissà che cosa, poi il medico continuò: «Sarete contenti di sapere che questa sera tornerete nelle vostre stanze e potrete cenare con i compagni».
Nell’apprendere quella notizia tutti sorrisero e Chaman esclamò: «Grazie Dottore! Ci ha dato una bellissima notizia».
Il medico rispose immediatamente, diciamo anche un po’ divertito dal piccolo Chaman:«Ci mancherebbe. Possiamo dire che sono quasi stato obbligato a dimettervi; sai, piccolo Chaman, se solo ti avessi tenuto un giorno in più avrei rischiato di perdere tutto il personale femminile. E ti dirò di più: penso anche che avrei rischiato il linciaggio, non sai quante lamentele ho avuto in queste ultime settimane da parte loro su un piccolo paziente che le importunava».
Nella sala ci fu una copiosa risata, poi Hamza, che come al solito non perdeva occasione per punzecchiare il compagno, chiese divertito: «Mah! Chi sarà mai questo piccolo molestatore? Chaman: tu per caso hai assistito a qualche scena sospetta?».
Chaman alzò le mani agitandole e rispose: «Chi io? Dici a me! No, no. Io non ho visto proprio nessuno che faceva cose simili e poi me ne sarei accorto; non credete?».
Ancora una volta nella sala ci fu una copiosa risata, l’ambiente non era mai stato così allegro.
Maximilian era piegato in due dal ridere, non aveva mai avuto un amico così in tutta la sua vita.
In seguito, quando finì di ridere, Maximilian si rivolse al dottore: «Grazie Dottore per tutto quello che ha fatto per noi». 
Il medico gli pose una mano sulla spalla e guardando prima lui, poi gli altri ragazzi, disse con espressione seria: «No ragazzi, non ringraziatemi. Chiunque sia stato nei giorni passati qui all’Asilum sa che noi tutti vi siamo debitori. Non dovete ringraziare voi me, ma devo ringraziare io voi. Qui io ho famiglia e senza il vostro contributo avrei potuto perderla. Ma ora pensate solo a riposarvi e mi raccomando con gli studi: dateci dentro, non possiamo perdere dei talenti come voi».
Tutti e tre furono colti di sorpresa da quei complimenti: voleva dire che tutto l’Asilum aveva saputo delle loro gesta.
Successivamente il dottore salutò i ragazzi e consigliò loro di preparare gli zaini, cosa che i tre fecero immediatamente.
La sera arrivò presto, i tre furono dimessi e con molta precipitazione si recarono nella loro stanza, dove Isak e Gerard li stavano aspettando.
Mentre percorrevano i corridoi e incontravano i ragazzi, però, si accorsero che erano guardati in modo strano; e coloro che lo facevano parlavano a bassa voce senza che loro potessero sentire quello che dicevano.
Maximilian allora chiese ai suoi amici: «Secondo voi cosa sta succedendo?».
I due lo guardarono stringendo le spalle ed esclamarono assieme: «Non ne abbiamo la più pallida idea!». Poi, si affrettarono a raggiungere la loro stanza.
Quando aprirono la porta vi trovarono Isak e Gerard.
Gerard esclamò: «Eccovi qua! Finalmente».
Isak li accolse aggiungendo: «Ben tornati ragazzi».
Il gruppo si era finalmente riunito e quello che traspariva fu l’unione che tra loro si era formata.
I tre si sistemarono nei loro rispettivi posti, posero gli zaini dentro gli armadi, dopo di che si affrettarono a prepararsi perché era già ora di scendere a cena.
Tutti insieme si avviarono verso il refettorio e, quando furono lì di fronte, rividero finalmente tutti i loro compagni seduti come succedeva prima degli ultimi avvenimenti.
S’incamminarono verso le tavole calde dove di solito si servivano e, mentre percorrevano la strada che li avrebbe portati ai vassoi, si accorsero ancora una volta che tutti li guardavano in modo diverso dal solito.
Chaman esclamò: «Eh no! Non guardate me. Io non ho fatto niente questa volta».
Lo stesso Hamza chiese: «Avete idea del perché ci guardano così?». E con il suo braccio ingessato in bella vista, continuò a camminare verso le tavole calde.
Maximilian si guardò intorno, cercando di capire cosa fosse successo e quando furono di fronte alle tavole calde, d’un tratto tutti i presenti si alzarono in piedi applaudendo verso di loro.
Il refettorio era pieno a tal punto che il rumore derivante dai battiti delle mani coprì letteralmente le loro voci.
In seguito si guardarono intorno accorgendosi che anche i maestri si erano alzati e stavano applaudendo.
D’un tratto gli applausi cessarono e il maestro Astral risaltò in mezzo agli altri, in quanto stava alzando il suo braccio destro e indicò di fare silenzio.
Poi, l’anziano signore dalla barba bianca si avvicinò ai ragazzi e quando fu davanti a loro disse: «Max, Hamza e Chaman».
La sua voce si sentiva chiara nella sala, poiché in quell’istante tutti tacevano intenti ad ascoltare quello che il rappresentate dei maestri stava per dire.
«Tre ragazzi del primo anno di corso che si sono distinti nella lunga battaglia per salvare l’Asilum dalle forze oscure, dando un contributo non da poco alla vittoria che abbiamo ottenuto e misurandosi con un mago nero fatto e finito. Quale ricompensa maggiore del riconoscimento del loro valore?». Domandò Astral; e alzando il calice che aveva nella sua mano sinistra aggiunse: «Oggi festeggiamo il ritorno di tre piccoli intrepidi, le cui gesta riecheggeranno per lungo tempo tra queste mura: a Maximilian, ad Hamza e a Chaman».
Tutti ripresero a battere le mani e i tre ragazzi arrossirono: non erano abituati a tanta attenzione; tutti, compreso Margharet e le sue amiche, quella sera non avevano occhi che per quei tre ragazzi dimostratisi coraggiosi al punto da non temere il confronto con un mago nero spietato e pericoloso.
Perfino il fratello di Margharet, che di solito guardava Chaman in modo minaccioso, quella sera ebbe stampato sulla faccia un gran sorriso e un’espressione di riconoscimento verso quei ragazzi.
Poi il maestro prese ancora la parola, facendo come al solito in modo che nella sala ci fosse un silenzio assoluto: «VI CHIEDO ANCORA UN PO’ DELLA VOSTRA ATTENZIONE SIGNORI». Disse Astral a voce alta; e quando ci fu di nuovo silenzio, continuò: «Silenzio prego … Dopo questa breve festicciola vorrei ricordare a tutti che l’anno accademico è in procinto di finire; e a coloro che ancora non si sono regolarizzati con le materie, dico di dare la massima priorità alla loro sistemazione, poiché da essa dipende l’accesso all’anno successivo e in alcuni casi l’attestato di frequenza da noi rilasciato. Adesso però, è giusto lasciarvi terminare ciò che avevate iniziato».
Il maestro poi si rivolse verso il gruppo di Maximilian: «Ragazzi: come maestro posso solo essere fiero di avere degli alunni come voi. Però è mio compito spronarvi per non farvi adagiare sulle vostre azioni benché importanti. Sappiate che avete ancora molta strada da fare; siate sempre così uniti come avete dimostrato e valorosi come lo siete stati durante la battaglia».
In seguito poggiò le mani sulla spalla di Maximilian e con un fil di voce sostenne: «Max; tu porti il fardello più grande di tutti, ma sappi che noi dell’Asilum vediamo in te più di un figlio e tutto il corpo insegnante, incluso gli abitanti, sono a voi grati per quello che avete fatto». Rivolgendosi poi ad Hamza e Chaman precisò: «Il discorso fatto a Maximilian vale anche per voi: continuate sempre così; tutto l’Asilum vi saluta come suoi valorosi abitanti».
I ragazzi presero la loro cena e, fra gli applausi generali, si sedettero a tavola consumando il pasto che quella sera risultò più gustoso delle altre giornate.
La notte calò presto sull’accademia e tutti gli alunni erano rientrati nelle loro stanze; delle figure però, stavano percorrendo i corridoi dello stabile e i loro passi si udivano leggeri.
Esse si stavano dirigendo verso i locali dove alloggiavano i maestri; oltrepassarono quella soglia e continuarono diretti verso i sotterranei.
Aprirono la porta della stanza dov’erano solito incontrarsi i maghi bianchi in consiglio e al suo interno si videro più persone del solito; all’arrivo di quelle sagome tutti si girarono verso di loro.
La voce di Brot si distinse dalle altre nel salutare quelle figure appena arrivate: «Ora possiamo cominciare; ci siamo tutti».
La luce della stanza rischiarò le sagome dei maestri dell’accademia.
Il drago di ferro continuò dicendo: «Questa sera sarà l’ultima serata in cui ci riuniremo prima delle vacanze. Come anticipato nell’ultima riunione, discuteremo dell’argomento lasciato a metà la scorsa volta: dobbiamo rintracciare ad ogni costo Ivan, il gran maestro dei maghi rossi, ultimo sopravvissuto della loro stirpe. Questa ricerca si rende necessaria poiché senza la loro magia è impensabile confrontarsi contro i demoni. Abbiamo ottenuto importanti informazioni a riguardo: a quanto pare ci sono forti indizi che il sacerdote si trovi in sud America, nascosto nella foresta amazzonica. Le nostre informazioni provengono da voci sicure e maggiori dettagli vi verranno esposti direttamente dalla fonte stessa».
Una voce possente sovrastò quella di Brot, mentre dall’ombra usciva un enorme essere aggrovigliato; egli era Aschcore: «Signori, buona sera». Disse il drago appena apparso. «Sono venuto fin qui per portarvi informazioni sull’obiettivo che c’eravamo prefissati. Come anticipato da mio fratello, alcune nostre spie mi hanno segnalato movimenti strani presso l’Amazzonia. Indigeni affermano di aver assistito a fenomeni inspiegabili, quali strane apparizioni celesti, scosse di terremoto e luci abbaglianti provenienti da un punto non precisato della foresta; tutti fenomeni riconducibili alla magia rossa. La zona di nostro interesse si trova in Brasile, dove con molta probabilità invieremo una spedizione durante le ferie scolastiche. Pensavamo di mandarci alcuni maestri, ovviamente la ricerca dovrà essere portata a termine senza dare troppo nell’occhio: ricordiamoci che gli esseri dell’altro universo ci stanno ancora dando la caccia e non si fermeranno alla prima difficoltà». 
Il maestro Wotan chiese: «Avete già pensato a chi farà parte della spedizione?».
Brot gli rispose: «Abbiamo pensato a quattro persone: Asdar, Dian, Astral e tu, Wotan … Drenk e Loky rimarranno all’Asilum per organizzare l’anno accademico che verrà».
I maestri interpellati diedero tutti la loro approvazione.
Successivamente Astral affermò: «Dobbiamo pensare a Max e Gerard; dopo che tutti i loro amici avranno raggiunto le proprie famiglie, l’accademia sarà vuota. Non possiamo lasciarli a scuola, non ci sarà nessuno ed essendo nella situazione che tutti conosciamo, non siamo in grado di trovare loro una collocazione. Oltretutto gli avevo promesso che sarebbero venuti con me durante le vacanze».
Il drago, pensandoci su un attimo, gli rispose: «Astral non abbiamo altra scelta che farlo venire con te. L’unica soluzione è che li portiate con voi».
I maghi bianchi inizialmente fecero un po’ di resistenza a quella decisione, sapevano tutti che il ragazzo sarebbe stato in pericolo fuori dallo stabile, ma poi, vista la convinzione del loro gran maestro, decisero di accettare la sua proposta.
Dopo ore di discussione però, era giunto il momento di aggiornarsi alla prossima riunione e Brot congedò tutti i presenti, meno che uno: «Signori, penso sia ora che ognuno di noi vada a riposare in vista dei giorni che verranno, i quali saranno i più impegnavi dell’anno. Sarete contattati per comunicazioni inerenti la data della prossima riunione. Vi auguro delle buone vacanze». E rivolgendosi ad Astral aggiunse: «Astral, tu rimani ancora un po’. Vorrei mettermi d’accordo con te sulla gestione dei ragazzi».
Il mago dalla barba bianca si distaccò dal gruppo che stava uscendo dalla sala e quando tutti si allontanarono, Brot fece un cenno di complicità verso il fratello.
Poi, rivolgendosi ad Astral disse: «Ho voluto che rimanessimo da soli per un motivo preciso. Suppongo che tu abbia intuito qualcosa?». Domandò.
Il maestro annuì esclamando: «Maximilian!».
Il drago, annuendo anch’esso, rispose: «Esatto! Farò venire con te Maximilian poiché è l’unico che può convincere Ivan a collaborare. Vedendo il ragazzo che è diventato un Dragonkin si convincerà che è arrivato il tempo di sferrare il colpo definitivo alle forze oscure per liberare il mondo della loro presenza. La sua magia e quella di Bithor sono la chiave per venire a capo di questa vicenda».
Aschcore aggiunse: «Data l’importanza che il ragazzo rappresenta per noi, bisogna comportarsi con estrema attenzione e in caso si renda necessario combattere, deve essere portato al sicuro».
Astral fu completamente d’accordo e infine, prima di congedarsi da loro, confermò la disponibilità a badare ai ragazzi: «Io avevo già promesso a Max che avrebbe passato l’estate con me; lo informerò il prima possibile del viaggio che ci aspetta». E dopo aver detto quelle parole si diresse verso l’uscita.

Da quella riunione erano ormai passati sette giorni; giunse per tutti gli studenti il tempo di ritornare alle proprie famiglie …

Quella mattina non ci sarebbero state lezioni, ma, come d’accordo, tutti gli studenti dovevano trovarsi nella sala magna, dove sarebbero stati visibili i quadri con i risultati di ogni singolo alunno e il verdetto che avrebbe decretato la loro promozione o la loro bocciatura.
Nella stanza dei ragazzi era tutto in subbuglio, stavano preparando le valigie portando via con loro tutto quello che sarebbe stato necessario per le vacanze estive. Anche Maximilian e Gerard le stavano preparando, in quanto erano a conoscenza del fatto che avrebbero passato le ferie estive con il maestro Astral nella sua residenza in Irlanda.
Quando finirono di prepararle appoggiarono i propri bagagli vicino alla porta e, finita di sistemare la loro stanza, si avviarono verso l’aula magna come tutto il resto degli studenti stava facendo.
Durante il tragitto si susseguirono i vari saluti con i loro conoscenti e l’arrivederci a l’anno prossimo fu d’obbligo.
Nella sala c’erano tutti gli studenti e su di un palchetto montato lì, apposta per quell’occasione, tutti i maestri attendevano l’arrivo degli alunni.
Quando arrivò l’ora prestabilita, Astral, il delegato dei maestri, interruppe il ronzio nella sala provocato dalle moltitudini di voci che parlavano tra loro del più e del meno.
«SIGNORI!». Tuonò il maestro.
Le attenzioni di tutti si rivolsero verso quel palco da quel momento in poi.
«Adesso che ho la vostra attenzione, possiamo cominciare … Cari studenti: quest’anno di corsi è stato proficuo e direi anche pieno di sorprese; come sapete non si può definire un anno normale visto quello cui avete assistito e gli eventi che si sono susseguiti». Continuò il mago dalla barba bianca.
Le voci ripresero a farsi sentire: gli studenti avevano ricominciato a parlare tra loro caoticamente.
Il maestro fu costretto a calmare i ragazzi ancora una volta: «SIGNORI, VI PREGO DI PRESTARE ATTENZIONE!». Urlò Astral; dopo di che continuò: «Ci sono stati degli spiacevoli episodi, ma ringraziando il cielo ne siamo usciti indenni e direi anche più forti di prima. Adesso però è il momento i raccogliere i frutti del vostro lavoro: come sapete, oggi finisce l’anno accademico e tra qualche istante saranno esposti i quadri con le ammissioni agli anni successivi. Prima che li leggiate volevo augurarvi, da parte di tutto il corpo insegnanti, delle buone vacanze e soprattutto raccomandarmi di continuare negli studi anche fuori dall’accademia. È di vitale importanza che vi esercitiate per non perdere confidenza con la magia. Detto questo ragazzi: dietro di voi tra pochi istanti saranno esposti i quadri che tanto aspettate. Una volta che li avrete visionati, vi preghiamo di voler attendere i vostri familiari con i quali raggiungerete le destinazioni che vi siete prefissati. A metà estate sarete contattati per essere messi al corrente della data d’inizio del nuovo anno. Fate delle buone ferie». In seguito terminò il suo discorso.
Mentre i maestri si accingevano a scendere dal palchetto e salutare gli alunni, Astral si diresse verso Maximilian e la sua compagnia, i quali si erano piazzati in fondo alla sala e a malapena si riuscivano a vedere.
Li raggiunse e rivolgendosi a loro disse: «Dunque ci siamo: l’anno è finito e si va in vacanza».
I ragazzi annuirono ed Hamza confermò quelle parole appena udite: «Sì maestro, benché l’accademia ci mancherà, le vacanze, soprattutto in questo periodo, sono apprezzate».
In quell’istante i genitori degli alunni incominciarono a entrare nella sala salutando i loro figli e successivamente cercando i quadri che erano esposti.
Alcuni gioivano dei risultati visti, altri sgridavano i figli poiché i risultati erano troppo scarsi.
Anche i genitori di Hamza e Chaman fecero la loro comparsa; i piccoli dapprima salutarono Maximilian e i compagni con un: «Allora ci si vede l’anno prossimo; mi raccomando, scriviamoci spesso eh!». Poi si precipitarono verso i loro familiari.
Isak si accorse che l’espressione dei due fratelli cambiò d’improvviso; sapendo che i due avevano perso tutta la loro famiglia, prima si rivolse a loro dicendo: «Max, Gerard: la mia famiglia quest’anno va in vacanza nella casa al mare per tutto il periodo. Poiché è abbastanza grande, vi va di venire con noi? Ovviamente dovrò parlarne con i miei, ma penso che non avranno nessun problema ad accettare. Facendo così, passeremo assieme le vacanze».
I due fratelli lo guardarono e gli sorrisero, lo stesso fece il maestro Astral.
Poi però Maximilian, dopo aver scambiato un’occhiata con il fratello, gli rispose: «Ti ringrazio Isak, sei stato molto gentile, ma quest’anno siamo d’accordo con il maestro Astral che passeremo con lui le vacanze. Però ti prometto che l’anno prossimo ci faremo un pensierino».
Isak nel frattempo scorse i suoi genitori appena arrivati, riguardò Maximilian e Gerard e chiese loro: «Siete sicuri?».
I due annuirono sorridendo, allora lui continuò aggiungendo: «Bene, se questo è il vostro volere … Mi raccomando: fate delle buone vacanze; ci si vede qui per l’inizio del nuovo anno accademico».
Dopo averli salutati, Isak si precipitò anch’esso dai suoi familiari per poi dirigersi verso i risultati appesi nelle bacheche non lontano di lì.
Maximilian e Gerard erano rimasti con il maestro Astral, che si mise in mezzo ai due fratelli, poggiando le sue mani, una sulle spalle di Maximilian, l’altra sulle spalle di Gerard.
Il loro maestro disse: «Non siate così dispiaciuti. Finché ci sarò io non sarete mai soli. Adesso perché non ci dirigiamo anche noi a dare un’occhiata ai quadri esposti?». Propose Astral.
I due ragazzi si diressero verso quelle liste appese nelle bacheche …
Nella loro classe nessuno era stato bocciato; poi videro i loro nomi: “Arlstain Gerard – Ammesso alla classe successiva” e “Arlstain Maximilian – Ammesso alla classe successiva”.
Il maestro si complimentò con i due: «Ero certo della vostra buona riuscita già quando vi vidi la prima volta, ma voglio dirvi lo stesso che l’accademia non ha avuto allievi così dotati come lo siete voi da un sacco di tempo». Successivamente, ponendo le mani sul loro capo in segno di soddisfazione, gli disse: «Complimenti ragazzi». E tutti assieme lasciarono il posto per permettere agli altri di vedere i loro risultati.
Il maestro fece cenno di seguirlo e i ragazzi, con aria soddisfatta, lo fecero con entusiasmo.
Si diressero verso la zona insegnanti, varcarono la porta che quell’anno li aveva visti passare innumerevoli volte e si andarono ad accomodare in un salotto messo a disposizione dei docenti; si sedettero su delle poltrone e Astral si mise anch’esso a suo agio, ma solo dopo aver offerto ai ragazzi una tazza di tè e dei biscotti appositamente messi sul tavolo in una biscottiera.
Maximilian e Gerard accettarono di buon grado e, mentre stavano sorseggiando il tè, il maestro iniziò a parlargli: «Giovanotti; come d’accordo voi passerete le vacanze con me, questo è assodato. C’è però una novità: noi tutti non andremo come detto in precedenza in Irlanda, ma ci dirigeremo in sud America, più precisamente in Amazzonia».
I due fratelli rimasero sorpresi e domandarono quasi assieme: «È successo qualcosa?».
Astral, dopo averli tranquillizzati, continuò: «Niente di grave, ma c’è la necessità di mandare alcuni di noi a fare una ricerca e dunque anch’io dovrò unirmi ad essa. Ma non temete: non ci saranno pericoli gravi per noi, poi se dovessimo solo sospettare qualche difficoltà torneremo immediatamente all’Asilum. Adesso però, cambiamo un attimo discorso: ricordate che l’Asilum è sotto l’incanto protettivo fatto da Brot?». Chiese il maestro.
I ragazzi risposero: «Sì».
Astral aggiunse: «Gli altri alunni sono già stati messi al corrente dalle proprie famiglie di come poter entrare e uscire dall’Asilum per mezzo di formule magiche. Ponete la massima attenzione, poiché sto per insegnarvele entrambe: prendete questo e appuntatevi le formule». Gli passò un block notes e ribadì: «La prima serve ad arrivare all’Asilum ed è: acerrimus ad perdiscendum sapientia. Per avere effetto però, bisognerà essere a contatto con la terra altrimenti non funzionerà. La seconda è: redĭtus, letteralmente ritorno. Per avere effetto questa volta bisognerà essere a contatto con l’elemento acqua. Mi raccomando: imparate alla perfezione queste formule, altrimenti non avrete accesso all’accademia».
Maximilian e Gerard annotarono tutto.
Il primo fece presente: «Non dovrebbero esserci problemi, sono relativamente facili».
Dopo aver loro comunicato le formule, Astral riprese il discorso lasciato a metà: «Come vi dicevo, quest’estate c’è stato assegnato il compito di ritrovare una certa persona; ricordate che la magia si divide in tre rami: magia nera, magia bianca e magia rossa? Ebbene, noi cercheremo il gran maestro dei maghi rossi Ivan. È di vitale importanza ritrovarlo e convincerlo a parlare con il maestro Brot. Con noi verranno Asdar, Dian e Wotan».
I ragazzi non sembravano essere dispiaciuti, anzi: al contrario, furono entusiasti.
Lo stesso Gerard disse: «Sarà una buona occasione di girare un po’ quella parte di mondo, poi in mezzo alla natura saranno delle vacanze fantastiche!».
Anche Maximilian fu palesemente euforico: «Verremo volentieri con voi».
Il maestro allora asserì: «È deciso. Fra tre giorni, alle sette del mattino in punto, si partirà alla volta dell’Amazzonia. Nel frattempo, poiché i vostri compagni sono tutti andati a casa, voi vi stabilirete nella stanza degli ospiti qui nella zona insegnanti e vivrete con noi».
I ragazzi annuirono e Maximilian precisò tutto contento: «Non sentirete nemmeno la nostra presenza: glielo promettiamo».
Il maestro si alzò dalla sedia su cui era seduto e disse: «Adesso vi devo lasciare per adempiere ai miei doveri». Poi guardò l’orologio dicendo: «Si avvicina l’ora delle consegne dei diplomi e richiederanno di certo la mia presenza». Rivolgendo in seguito lo sguardo verso di loro gli comunicò: «Andate pure a prendere le vostre cose e ponetele in quella stanza». Facendo segno verso una porta non lontano dal soggiorno in cui stavano discutendo.
I due fratelli si alzarono e si avviarono verso il convitto per prelevare le proprie cose e così trasferirsi in quegli alloggi.
Nell’uscire dalla porta incrociarono i restanti maestri dell’Asilum, li salutarono e di corsa si dileguarono, dirigendosi verso la stanza dove avrebbero prelevato i loro bagagli.
Subito dopo dal salotto uscì Astral che incontrò i maestri, anche loro si dirigevano verso la sala dove avrebbero consegnato i diplomi ai ragazzi dell’ultimo anno.
Wotan gli domandò: «Astral cosa mai puoi avergli fatto per farli filare in quel modo?».
Il maestro Astral sorrise e, fissando i ragazzi che correvano su per le scale dell’accademia, rispose: «Nulla, gli ho riferito che sarebbero venuti con noi alla ricerca di Ivan». Facendo poi segno con la testa verso i due che avevano dato la schiena ai mentori aggiunse: «Cari amici, quella è la vera forza di Maximilian: la voglia di vivere e la capacità di farsi accettare come trascinatore dai suoi compagni. Solo in quel modo può adempiere al suo destino».
Le figure dei sei maestri si persero successivamente nella grandezza dell’accademia.
All’esterno un vigoroso sole riscaldava quella splendida giornata d’inizio estate e una brezza tiepida accarezzava tutto l’ambiente; il rumoreggiare degli allievi che si allontanavano dallo stabile in compagnia dei genitori testimoniava che quell’anno era davvero finito.




Continua …



Prossimo Episodio:


Maximilian Arlstain – Il canto dell’Arcangelo –



Un bambino, inconsapevolmente, si ritrova nel bel mezzo della disputa tra il bene e il male diventando parte importante di essa.
Riuscirà il nostro beniamino a ricondurre dalla loro parte l’unico sopravvissuto dei maghi rossi?
Le attese che i maghi bianchi nutrono nei suoi confronti saranno ricambiate?
Lo scoprirete se seguirete le sue avventure nel prossimo episodio …

Anticipazioni:

In un’oscura foresta, i maestri e i nostri due amici avevano perso la giusta via.
Essi erano dispersi in un posto inesplorato, pregno di pericoli e animali a loro sconosciuti.
        «Ci siamo persi». Disse il maestro Astral.
        «Impossibile!». Esclamò Asdar, sicuro d’aver seguito la strada giusta.
Poi, tutto si fece intangibile e una nebbia fitta calò sul posto.
        «Questo posto è sotto l’influsso della magia!». Esclamò Dian.
Il gruppo fu disorientato da quanto stava accadendo.
Il maestro Asdar a quel punto riprodusse un incanto: «Supprĭmo suavĭtas!».
La nebbia si diradò e tutto fu più chiaro per il gruppo: un’agghiacciante visione si mostrò dinnanzi ai loro occhi.

♠♠♠♠♠♠♠♠♠♠♠♠

        «Cos’è accaduto?». Chiese Maximilian a Gerard, che stordito si alzò da terra.
        «Non ne ho la più pallida idea; oltretutto ci ritroviamo in questa struttura antica da soli. I maestri sono scomparsi!». Gli rispose Gerard.
Poi un rumore strano provenne da dietro l’angolo e un verso animalesco echeggiò nell’ambiente.
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Maximilian era a terra inerme e la figura demoniaca lo sovrastava; egli si accingeva a dargli il colpo di grazia e negli occhi del bambino l’intera sua vita sfrecciò in un istante.
Il demone sferrò il suo ultimo attacco scagliando la spada verso il ragazzo.
L’impatto della spada con il terreno provocò un polverone all’interno del quale nessuno fu capace di scorgere la sua figura,
«NO!». Gridò Astral e assieme a lui tutti i suoi colleghi insegnanti.
Suo fratello Gerard corse verso il posto che era stato colpito con le lacrime agli occhi.

♠♠♠♠♠♠♠♠♠♠♠♠

Le sue ali oscurarono il cielo aumentandone il volume; la bocca si spalancò e tutti caddero al suolo inermi e senza forze.
La sua enorme spada colpì il bersaglio e il viso dei presenti fu pietrificato per la scena cui stavano assistendo.








Ringraziamenti:


Un grazie particolare va a Matteo  che, passo dopo passo, mi ha assistito lungo tutto l’editing e la correzione; ha letto il libro in mia presenza facendo la parte di Maximilian.

Grazie a Emilia per la pazienza dimostrata; senza di lei non sarei riuscito a scrivere nulla. 

Grazie a tutti coloro che, nonostante fosse la prima stesura, sono riusciti a leggere il manoscritto talune volte spronandomi ad andare avanti:

Simona;
Antonella;
Daniela;
Sandra;
Madia;
Amedeo.

E alle persone le quali, con la loro sola presenza sul blog, hanno fatto sì che non mi sentissi solo durante tutto il lavoro svolto.
Spero che la storia all’interno del libro vi faccia compagnia e vi coinvolga come ha appassionato me, trasportandovi nel mondo di Maximilian e rendendovi partecipi di una saga che secondo me merita di essere letta.

Pasquale Santamaria



Il 20° capitolo è composto così: 7424 parole, 38852 battute spazi esclusi, 46234 battute spazi inclusi, 235 paragrafi e 703 righe.
Il prossimo post conterrà il link dal quale sarà possibile scaricare gratis l’intero libro in formato PDF dove noterete anche la parte grafica.
Vi saluto tutti.
Ciao.