La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

La magia di narrare storie 2

Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

Trilogia stampata su carta
Inedito; stampato dall'autore in autonomia senz'appoggio di alcuna casa editrice o di print on demand.

Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

sabato 30 agosto 2014

L’avventura di Luminos, ottavo capitolo da leggere.


Beh, in compenso su questo capitolo non sono dovuto intervenire … Non ho aggiustato nemmeno una virgola, segno questo che nel precedente capitolo la stanchezza accumulata ha influito sulla sua buona riuscita.
Inutile … È vero che se si vuole un lavoro ben fatto bisogna farlo da solo, ma è anche vero che se il lavoro è tanto ci sono più probabilità di sbagliare; e non c’è cosa più brutta di non fare un lavoro come deve essere fatto.
Insomma; una persona lavora tanto su di un progetto per poi accorgersi che ci sono delle imperfezioni … Io direi che questo tipo di situazione farebbe arrabbiare chiunque; non siete d’accordo con me?
È per questo motivo che sto rileggendo tutti i miei libri, proprio per cercare le imperfezioni e correggerle.
Sto, allo stesso tempo, cercando d’allargare la platea di lettori dei miei romanzi.
Io non sono una persona cui piace apparire, ma sono consapevole che se voglio che i miei libri siano letti devo farli conoscere.
Ogni post, dunque, sarà condiviso su google +.
Viste le numerose difficoltà nel trovare un editore e acquisita la consapevolezza di un’improbabile stampa dei miei libri (la situazione però cambierebbe se io mi decidessi a pagare; eh … In tal caso stamperebbero eccome), non mi rimane altro che farli leggere in questo modo.
A me non dispiace che i miei libri siano letti così, li ho scritti affinché “loro” siano consultati e pertanto non importa in quale modo i lettori ci arrivino, l’importante è che i miei manoscritti non muoiano.
Buona lettura dell’ottavo capitolo:



CAPITOLO 8




Riaprii gli occhi e tutto era scuro, anche fuori c’era buio; quello era il momento di avvicinarsi al rifugio dei Giganti Rosa.
Cercai Barlume, ma non lo trovai; si era già svegliato, dunque mi diressi verso l’esterno della cavità in cui avevamo dormito.
Una volta fuori lo trovai con il naso all’insù.
Quando mi vide disse: «Oh. Ti sei svegliato».
Io annuii e mi avvicinai a lui.
Barlume guardava il cielo e le miriadi di luci che da esso si vedevano.
Ad un certo punto affermò: «Chissà se anche noi riusciremo a conquistarci un posto lassù».
Beh … Barlume lo stava chiedendo alla lucciola sbagliata; io non ero in grado di accenderla quella luce, figuriamoci di aspirare a un posto fra le lucciole che illuminano il firmamento.
Allora ribattei: «Ah … Caro amico mio. Non so dirti, io nemmeno l’accendo la mia luce». Dopo quelle parole feci un sorriso.
«Vedrai; quando sarà il momento lo farai anche tu». Rispose lui per consolarmi.
Ma a me non importava se ci riuscissi o meno, sapevo già che non bisognava fissarsi sulle cose; quando devono capitare esse succedono e basta.
Eppure tutti parevano avere fretta e pretendevano che gli altri si adattassero, come se si dovesse essere tutti uguali.
Barlume mi fece un’altra domanda: «Dove pensi che li tengano prigionieri?».
«Non lo so di preciso; dovremo avvicinarci e scoprirlo». Risposi io.
«E se riproducessero di nuovo la nube bluastra?». Domandò ancora.
«Beh … Quello sarebbe un bel problema. Dovremo cercare di nascondere la nostra presenza». Ribattei.
Dopo aver chiacchierato un po’, annuimmo e ci avviammo verso il grande masso all’interno del quale c’era una strana luce continua.
Barlume ed io ci avventurammo nell’erba alta e devo dire che in quell’istante mi aspettavo chissà quali insidie, ma poi mi dovetti ricredere: deserto; non c’era nessuno.
Io e lui ci accordammo che non si doveva riprodurre alcun lume e procedemmo orientandoci con la luce lunare.
La luce della luna era abbastanza forte da permetterci una buona visione quella sera.
Dopo pochi istanti ci ritrovammo dinnanzi alla cruda verità: il campo era pieno di carcasse d’insetti; di ogni tipo.
Essi giacevano al suolo privi di vita con la bocca spalancata: quella nube li aveva avvelenati.
Dopo un po’ di tempo arrivammo proprio davanti al masso illuminato dall’interno, era dunque giunta l’ora di scoprire dove erano stati imprigionati i nostri compagni.
Io e Barlume cercammo ovunque, ma non riuscimmo a trovare un passaggio per entrare in quel rifugio, poi scorgemmo una specie di luce a noi familiare: il suo colore era giallo-verde; non c’era dubbio: quello era il lume che emettevano le lucciole.
Ci dirigemmo entrambi verso quella luce e varcammo una sorta di buco.
All’interno di quella roccia trovammo una situazione un po’ strana: dentro c’era del legno e un sacco di erba secca; quest’ultima era pressata in enormi cubi accatastati uno sull’altro.
La fine di quei cubi di erba non si vedeva … In alto, sopra dei ripiani di legno, c’erano le prigioni trasparenti: finalmente avevamo trovato le gabbie che cercavamo.
Le gabbie contenevano delle lucciole, ma non vedemmo di chi si trattava.
Gli appoggi di legno erano tuttavia molto in alto e non immaginavamo come arrivarci.
Barlume e io guardammo bene l’ambiente; e arrivammo alla conclusione che quei cubi di erba secca ci avrebbero aiutato nell’impresa: essi portavano proprio all’altezza dei ripiani.
Entrambi ci adoperammo subito per risalirle e non vi dico che fatica …
Dopo un po’ di tempo riuscimmo ad arrivare a metà del percorso; là s’incominciò a vedere chiaramente ciò che c’era nelle prigioni: c’erano in tutto otto prigioni trasparenti su quel ripiano.
Ma non tutte quelle prigioni ospitavano insetti vivi, solo tre recipienti contenevano lucciole deboli ma ancora in vita.
Tra le lucciole vive c’era anche Re Neon, comunque si notava che era allo stremo delle forze; era come se gli mancasse l’aria.
Le lucciole all’interno delle prigioni di vetro erano appoggiate a quelle mura trasparenti e di tanto in tanto boccheggiavano proprio per inspirare più aria possibile.
«Dobbiamo muoverci». Dissi a Barlume.
«Direi proprio di sì». Ribatté lui; e fu allora che salimmo quella ripida formazione di erba secca con più impegno.
Finalmente giungemmo sul ripiano; di lì si vedeva il pavimento della stanza ed era una bella altezza, se fossimo cascati di sicuro saremmo morti.
Ci dirigemmo immediatamente verso la prigione che conteneva Re Neon; assieme a lui c’erano almeno dieci lucciole, fra cui anche Gaia.
Gaia era riversa sul pavimento della prigione, anch’esso trasparente, e non dava alcun segno di vita.
Ci avvicinammo alle pareti e cercammo di attirare l’attenzione di Re Neon, ma di lui non pareva essere rimasto granché: era completamente dimagrito, il viso scavato e lo sguardo spento.
«Niente!». Esclamai. «Non sono coscienti». Infine affermai.
«Bisogna tirarli fuori, prima che muoiano». Disse Barlume.
Provai ad arrampicarmi ma fu tutto inutile: scivolai; le pareti erano viscide e non riuscivo ad avere una buona presa.
Lo stesso fu per Barlume, che sconsolato mi disse: «Siamo spacciati. Non possiamo salvarli». Lui si era arreso …
Io non potevo lasciar morire tutte quelle lucciole, dovevo tentare il tutto per tutto.
Cercai di arrampicarmi muovendo le zampe in modo frenetico, però feci soltanto pochi millimetri di progresso e poi caddi; mi rialzai subito e guardai sconsolato la parete.
D’un tratto un rumore ci disturbò e fu come se udissimo una risata, appena percettibile; poi essa divenne forte, fino a essere fastidiosa.
Una sagoma apparve poco lontano da noi ed era una sagoma dieci volte più grande di una lucciola, condizione quella che ci allarmò: eravamo finiti in un bel pasticcio; cosa era apparso di fronte a noi?
Quell’essere ci stava per attaccare: eravamo in grado di difenderci?
Tutte quelle domande mi frullarono per la testa in una frazione di secondo, ma non feci in tempo a pensare altro: la sagoma uscì dall’oscurità in cui si trovava e una visione piuttosto strana apparve chiaramente.

Il testo che avete appena letto è così costituito: parole 986; caratteri spazi esclusi 5047; caratteri spazi inclusi 5980; paragrafi 53; righe 96.
Vi saluto tutti.
Ciao.