Come ho scritto nel precedente post, c’è
ancora tanto lavoro da fare.
Avevo scritto che la traduzione in inglese
sarebbe stata messa sul blog a breve, ma devo prendere atto che impaginarla si
sta dimostrando un pochino più complicato del previsto.
Ci vorrà ancora del tempo prima che io riesca
a postarla, però il lavoro l’ho incominciato e confido di poterlo finire in un
tempo ragionevole.
Poiché non posso ancora postare il libro in
inglese, è opportuno che posti i capitoli che voi potrete leggere direttamente
sul blog.
A chiunque faccia piacere leggere un romanzo
breve che è stato pensato per i bambini dai dieci anni in su auguro una buona
lettura; ma prima sarebbe il caso di farvi presente:
L’avventura di Luminos ha come protagonista una
lucciola;
Il libro è stato scritto con la
collaborazione di un bambino di otto anni (mio figlio);
La sua storia è travagliata quanto lo è quella
di Maximilian Arlstain (direi che è perfettamente identica; il succo del
discorso non cambia …).
Esso è già stato messo in download
liberamente sul web e può essere scaricato integralmente, in lingua italiana,
da qui: PDF L'avventura di Luminos
Ovviamente ci potrebbero essere dei refusi,
sto però lavorando per scremarlo da essi.
Ora … Noterete che il mio modo di scrivere è cambiato;
non scrivo più in terza persona, ma in prima persona.
Per me era importante riuscire a scrivere in
entrambi i modi (prima e terza persona), poiché un vero scrittore dovrebbe saper
scrivere in tutti e due i modi a mio parere.
Bando alle ciance però … È tempo che parli il
lavoro che ho svolto e non le introduzioni.
Buona lettura del primo capitolo:
Prima di iniziare a leggere il libro devi
sapere che:
La lucciola è un insetto (Coleottero) con
un’evidente diversità tra maschio e femmina; la femmina sembra più un bruco che
un insetto adulto, mentre il maschio è alato e dunque può volare.
Le lucciole, da adulti, non si nutrono tanto,
ma da larve si cibano di lumache; esse sono infatti animali predatori, insetti
notturni che amano l’umidità.
Questi insetti di giorno si nascondono sotto
le pietre, foglie o altri posti scuri e piacevolmente freddi poiché odiano il
sole.
Le larve delle lucciole cacciano di notte
quando l’umidità è maggiore; quando ovviamente le lumache e le chiocciole
escono dai loro rifugi.
Esse vivono anche fino a tre anni, portando a
termine 3 - 4 cambiamenti prima di diventare lucciole adulte.
“Si
dice che le lucciole cerchino il compagno, o la compagna, e accendano dunque la
loro luce, nei mesi di Giugno e Luglio”.
PREFAZIONE
Il sole splendeva alto in cielo quel giorno: era
piena estate; c’era caldo, veramente molto caldo …
Le farfalle svolazzavano liete di raccogliere
nettare, così anche le api; tutti lavoravano ininterrottamente dall’alba.
Un prato rigoglioso spiccava vistosamente;
esso era pieno di margherite, tulipani e violette di vari colori.
Quel terreno era attraversato da un ruscello,
un corso d’acqua abbastanza grande da permettere alle varie forme di vita di
svilupparsi senza problemi.
Il profumo dei fiori si era diffuso in tutto
l’ambiente e la tiepida brezza dei mesi estivi accarezzava il manto di piante
ed erba che disseminava tutto quel lembo di terra.
A pochi passi dal ruscello c’era una siepe:
un intreccio di varie piante dove le foglie lasciavano a malapena passare i
raggi di sole.
La siepe in verità nascondeva una comunità d’insetti;
esseri minuti che non amavano il calore del sole, ma prosperavano nell’umidità:
si trattava di insetti notturni, piccole anime che si aggiravano nel buio alla
ricerca di cibo.
La colonia d’insetti collaborava
faticosamente per sopravvivere e a capo di essa c’era un regnante che veniva
chiamato Neon.
La comunità di giorno era rintanata dentro
quella siepe; alcuni di loro riposavano in ripari ricavati tra piccole pietre,
altri sui rami delle piante di cui era formata, altri ancora in rifugi ricavati
nel terreno.
Ma non tutte riposavano durante il giorno:
alcune lucciole dovevano fare la guardia ed erano proprio gli esemplari più
grandi che si occupavano di proteggere la comunità mentre questa non era
attenta.
Un gruppo di lucciole rimaneva sveglio e
appostato sui rami di quella fitta flora.
La colonia andava protetta e più di tutti
andavano protette le larve; esse erano il futuro della specie e pertanto
venivano educate a cavarsela da sole fin dai primi giorni di vita.
Questi insetti uscivano in gruppi durante la
notte e facevano a gara per conquistare la preda migliore.
Il loro cibo preferito erano le lumache,
insetti che abitavano i campi e che mangiavano foglie d’ogni genere.
Le lucciole, armate di lance e addestrate
alle tecniche di caccia in modo severo, cacciavano ogni sera fino all’alba;
solo allora si rintanavano nuovamente al riparo dal calore che emanava il sole.
La vita era dura per le larve, in quanto gli
adulti esigevano molto da loro e Re Neon era un vero e proprio tiranno; il Re doveva
mostrare forza oppure la colonia si sarebbe dispersa.
CAPITOLO 1
Mi presento: il mio nome è Luminos e sono una
lucciola; esatto, una comunissima lucciola.
So che in questo momento mi state immaginando
con le ali a svolazzare per i campi, ma meglio precisare che di ali le lucciole
non ne vedono prima dei due anni, anni durante i quali subiamo parecchi
cambiamenti.
Sì … Siamo simili a bruchi fino a quando non
raggiungiamo l’età adulta, momento nel quale cambiamo aspetto e persino modo di
sfamarci.
A quell’età mi raccontano che si vive di solo
nettare e non si caccia più.
La caccia …
In verità ci sarebbe da dire molto su
quest’usanza sgradevole e selvaggia, ma lasciatemi spiegare del perché di
queste mie affermazioni:
Io facevo parte di un gruppo di venti larve,
tutte della stessa età, nate all’incirca un anno prima degli eventi che vi
racconterò.
Il nostro istruttore esigeva il massimo da
ogni membro del gruppo e per noi non era pensabile sbagliare.
In attesa delle grande prova, si tentava di
recuperare ogni singola larva e nessuna era lasciata indietro.
Arrivò dunque il giorno speciale da noi
atteso: stavamo per andare a caccia con le altre cinque squadre di larve nostre
pari …
Sull’imbrunire si percepì una strana euforia,
tutti si stavano preparando per l’uscita notturna.
Nel mio ripostiglio tuttavia c’era calma;
dentro un comodo buco, in una roccia, mi sollazzavo su un giaciglio di
fogliame.
Con me c’erano altre cinque lucciole che
ovviamente frequentavano il mio stesso corso.
Io ero sveglio da un pezzo e vidi
indistintamente lo svolgersi degli eventi: tutte le larve già erano pronte e
schierate sul terreno.
Le voci dei loro istruttori risuonavano
imperiose …
Qualcuno diceva: «Ci siamo. Oggi vi
mostreremo come si caccia ed otterremo ottimi risultati».
Un altro istruttore tuonò: «Forza!
Controllate le vostre armi e ricordate ciò che avete imparato».
Una voce più acuta disse: «Sono sempre stato
esigente con i miei. Oggi lo sarò ancora di più. L’imperativo è uno solo:
vincere!».
Quella voce la riconobbi: era del nostro
istruttore.
A quel punto mi alzai di scatto e rivolsi la
parola ai quattro miei compagni: «Cavolo!». Esclamai.
Poi aggiunsi: «Dobbiamo sbrigarci, altrimenti
rischiamo che l’istruttore ci punisca». Inutile dire che tutti furono d’accordo
con me.
Ci alzammo velocemente e ci lavammo con delle
gocce di brina che erano nel rifugio.
Non facemmo però in tempo a raggiungere i
nostri compagni; prima che noi uscissimo, due di loro ci vennero a chiamare.
«Sveglia!». Esclamò uno dei nuovi arrivati.
Ehm … Dalla voce capimmo che era il primo
della classe, un certo Watt.
Secondo lui esistevano solo due tipi di
lucciole: coloro destinate alla nullità, che come al solito provenivano da
classi sociali povere, e coloro destinate alla magnificenza, che manco a dirlo
erano figlie delle lucciole più ricche della colonia.
Watt era la lucciola più vanitosa del corso e
si era attorniata di lucciole provenienti dallo stesso suo gruppo sociale.
Il loro gruppetto era formato da cinque
lucciole: Watt, figlio di un’eminente operatrice sanitaria e di un
collaboratore di Re Neon; Abatjour, femmina scontrosa ed egoista
all’inverosimile, tanto sfacciata quanto bella; Luce, lucciola benestante;
Fluorezierend, proveniente da un’altra
colonia; ed infine c’era lei: Gaia, la mia amica dei primi giorni di vita.
Io non riuscivo a capire come Gaia potesse
sopportare tali compagnie …
Ricordavo con affetto i giorni in cui
muovevamo i primi passi nella colonia, tempi in cui eravamo inseparabili; ma,
ahimè, quel periodo durò solo due settimane.
Era passato molto tempo dalla nostra nascita
e ancora non ero riuscito a capire il motivo del suo allontanamento.
«Forza! La caccia ci aspetta». Disse poi chi
lo accompagnava.
Hm … La lucciola che aveva appena parlato era
Luce.
«Arriviamo». Gli risposi.
Uscimmo a tempo di record e corremmo verso lo
spiazzo dove c’erano i nostri compagni.
A quanto pareva stavano attendendo solo noi …
I nostri compagni erano in fila, in modo da formare
un rettangolo, con le lance in mano e bardati appositamente per la caccia.
Quando arrivammo il nostro educatore,
producendo uno stridio, ci fece comprendere che eravamo gli ultimi.
Ci guardò e fece cenno di rientrare nella fila:
eravamo schierati e pronti per l’uscita.
«Ora che siamo al completo, possiamo
partire». Disse l’istruttore.
Nemmeno finite di dire quelle parole calò la
notte e tutte le lucciole incominciarono a riprodurre i loro segnali luminosi;
tutti, all’infuori di me.
Io non ero mai riuscito ad accendere il mio
lume; in un anno mi ero sforzato tantissimo, ma non avevo ancora compreso il
modo di farlo funzionare.
Quella sera ero vicino a Gaia che mi guardò
quasi volendomi far intendere qualcosa, ma venne richiamata da Watt.
L’arrogante mi derise immediatamente: «No.
Ancora non sei riuscito ad accendere la tua luce!». Esclamò.
Ovviamente la sua voce si udì chiara e anche
gli altri si girarono a guardare cosa stesse accadendo.
Io mi sentii in imbarazzo; una cosa che per
noi lucciole era fondamentale, per me era estremamente difficile.
Questo era motivo di derisione nei miei
confronti e tutti la percepivano come una mia incapacità.
Stavo quasi per rispondergli, quando
l’istruttore disse: «Basta. È ora di agire». Si avvicinò a me e aggiunse: «Da
adesso inizia la battuta di caccia. Buona fortuna a tutti. Ricordate: seguite
le istruzioni che vi sono state date e collaborate».
Detto ciò, tutti i gruppi si mossero; in
quanto a me, stavo quasi per seguire quella marea di luci intermittenti quando
l’istruttore mi fermò, poi disse: «Luminos».
Lui mi guardò e affermò: «Sarà bene che tu
riesca ad emettere la tua luce. Per il momento cercherò di ignorare questa
mancanza, ma se vorrai diventare adulto dovrai fare quello che fanno gli
altri». Poi spalancò le ali e intensificò l’intermittenza della sua luce; si
riconosceva da lontano quella luce: era inconfondibile.
«Ti guarderò dall’alto». Infine asserì; e
fece cenno verso gli altri, facendomi capire che dovevo seguirli.
L’istruttore poi spiccò il volo e si tenne
sempre sopra di me.
Il testo che avete appena letto è così
costituito: parole 1535; caratteri spazi esclusi 7824; caratteri spazi inclusi
9292; paragrafi 78; righe 157.
Vi saluto tutti.
Ciao.

