Concedetemi
solo poche righe d’introduzione al capitolo …
In
questo capitolo introdurrò l’attacco dei maghi neri all’Asilum, il rifugio dei
maghi bianchi.
Compare
finalmente un mago nero e Maximilian e i suoi amici non potranno esimersi dal
mettersi nei guai.
Non
scrivo altro (questa volta mi sono superato, ho scritto veramente poca roba per
quanto riguarda l’introduzione).
Buona
lettura del 18° capitolo di Maximilian Arlstain – i due mondi –:
CAPITOLO
18
L’OSTACOLO DA
ELIMINARE AD OGNI COSTO
In una caverna oscura, un’enorme sagoma
barcollante camminava a fatica; si inoltrò dentro di essa fino a quando non
incontrò una parete che delimitava la sua profondità.
Una voce si levò da quella sagoma
barcollante: «Pando!».
La parete iniziò a spostarsi verso il basso
lasciando il posto ad un antro oscuro rischiarato da una luce proveniente dalla
lava.
Appena varcata la soglia, la sagoma cadde al
suolo e la luce fece trasparire il volto sofferente e ferito di Melkore.
Una voce ancora più agghiacciante della sua
si rivolse a lui: «Dunque … Quello che mi porti è un altro fallimento! Dopo
anni, non siamo ancora riusciti a distruggere le rimanenti forze che si
oppongono alla nostra venuta». Esclamò una figura celata nell’oscurità.
Il volto sofferente del drago si volse verso
l’alto ed egli rispose con voce appena percettibile: «Abbiamo attaccato con
gran parte delle nostre forze, ma nel momento in cui stavamo avendo la meglio
sono arrivati in loro soccorso gli esseri rifugiatisi in questo universo e
c’era anche uno dei tre draghi superstiti. Ho provato ad evocare Adrammalech;
il risultato è quello che vedi».
Il drago risultò malconcio e pareva che
quelle stesse ferite erano la conseguenza dello sforzo per aver cercato di far
trapassare il demone.
Esse erano ben visibili su tutto il corpo e
le poche forze rimastegli lo avevano portato a stento lì dov’era caduto al
suolo.
Una moltitudine di esseri si avvicinarono a
lui e lo trascinarono verso il centro dell’antro dove c’era uno squarcio nel
terreno dal quale si levava un gas che sembrava zolfo.
In fondo a quella profonda apertura molti
esseri si adoperavano laboriosamente; erano intorno a un piccolo passaggio che
girava vorticosamente su se stesso.
Su di un rialzo fatto di materiale lavico si
vide una sedia costruita con il tufo, lì sedeva un essere oscuro: la sua tunica
era nera come la notte, il suo viso invece era nascosto da un cappuccio che
copriva ogni sua fattezza. Le uniche cose che s’intravedevano erano le sue
putride mani che terminavano con lunghe unghie incolte.
La stessa voce che prima si era udita
strepitò: «Presto, portatelo al mio cospetto!».
Quegli esseri, che in precedenza avevano
portato Melkore al bordo della grossa crepa, s’incamminarono per un sentiero,
che girando intorno alle pareti della grande fenditura portava direttamente
verso il fondo, trascinando con loro il drago che sembrava essere sfinito.
Arrivati in basso posarono timorosamente
Melkore ai piedi del rialzo dove l’essere vestito con tunica nera sedeva
imperiosamente.
Tutti gli esseri intorno fagocitavano versi
irripetibili, fin quando un urlo provenne da quella sagoma rintanata
nell’oscurità: «BASTA!».
Gli esseri terminarono il loro trambusto e
spaventati indietreggiarono lasciando libero il passo che portava direttamente
al rialzo.
L’essere si alzò dalla sua comoda sedia e si
avviò verso il drago che giaceva al suolo.
Arrivato nelle sue vicinanze si rivolse ad
esso: «Questo compito che ti ho assegnato è troppo importante perché tu
fallisca; non sei riuscito a richiamare Adrammalech in questo universo, ma mi
servi! Dato il numero ridotto di esseri di cui dispongo per portare a termine
quello che il maestro delle tenebre mi ha affidato e visto che questo unico
passaggio rimasto può far trapassare solo esseri di piccola taglia, mi ritrovo
nelle condizioni di risparmiarti. Ma sappi che è l’ultima volta, al prossimo
fallimento non avrò pietà».
Dal drago non provenne alcun segno di vita …
Il personaggio oscuro mise le mani dentro la
tunica nera, all’altezza del suo petto, e ne tirò fuori una bacchetta rossa
lunga una trentina di centimetri.
Da essa si sprigionava un alone tetro e una
puzza nauseabonda fece la sua comparsa.
Il mago, con la bacchetta volta verso il
drago in fin di vita, esclamò: «Sanor!».
Un alone nero come la notte partì dalla
bacchetta e avvolse la grossa creatura accasciata al suolo nascondendola del
tutto alla vista delle altre entità e quando si diradò, le ferite che in
precedenza erano sparse per tutto il corpo risultarono guarite completamente.
Fu allora che Melkore si rimise in piedi e
guardandosi le proprie zampe esclamò: «Le ferite si sono rimarginate!».
L’essere davanti a lui, che sembrava un
moscerino in confronto al drago, gli disse: «Ti ho guarito io; ho ancora
bisogno dei tuoi servigi. Abbiamo perso uno dei due accessi a questo universo,
dovremo dunque fare in modo che le grosse creature siano in grado di
attraversare creandone un altro. Senza di loro non possiamo esaudire i desideri
del nostro signore».
Melkore guardò il personaggio che si ergeva
di fronte a lui chiese stupito: «Pectumatra non mi sarei aspettato tanta
clemenza da parte tua. Tu, il suo primo discepolo … Come mai tanta
bontà?».
«Noi perseguiamo lo stesso obiettivo:
entrambi vogliamo il totale annientamento della razza umana e la sua
sottomissione alle forze oscure, pertanto potremo ancora collaborare al fine di
schiacciare quegli insetti che ci ostacolano. Ascoltami!». Aggiunse il tetro
figuro alzando il tono della voce, in modo da farsi sentire anche dal rimanente
gruppo di viscidi esseri asserviti alla causa.
Poi disse: «Siamo riusciti a capire dove il
celestiale si è rifugiato, ma purtroppo, dato l’arrivo d’intrusi che hanno
portato loro aiuto, abbiamo fallito la prima occasione; ma sicuramente ce ne
saranno delle altre. Andate in giro per il mondo che ci accingiamo a
conquistare e una volta trovato il luogo dove si rifugia il celestiale gli
daremo il colpo di grazia e tu …». Rivolgendosi a Melkore. «Tu, drago nero,
avrai il compito di far trapassare il demone che metterà fine alla divisione
dei due mondi e permetterà a noi maghi neri di assumere il comando. Andate
esseri diabolici e seminate il panico attirando fuori dal loro nascondiglio i
maghi bianchi». Infine intimò.
Gli esseri al cospetto di quella sagoma
celata da una tunica nera svanirono all’istante.
Poi dalla figura provenne ancora
quell’agghiacciante voce: «Io e te Melkore dobbiamo ancora finire un certo
discorso, pertanto rimarremo qui da soli».
Quando furono soli, Pectumatra si rivolse
ancora a Melkore chiedendogli: «È dunque vero? Il celestiale si è unito a un
umano formando un Dragonkin».
Il drago rispose: «Esattamente. Bithor si è
unito a un cucciolo d’uomo nel tentativo di conservare i poteri di celestiale.
Si è trasformato in energia e si è riparato dentro la carne umana,
proteggendosi così dall’incanto e allo stesso tempo rimanendo celestiale».
Il mago nero, con un tono di voce
infastidito, disse: «Questo contrattempo non ci voleva; non solo ha trapassato,
ma è anche riuscito a preservare il suo status e adesso che si è unito a un
umano è diventato un problema. Se quell’insetto riesce a controllare la potenza
racchiusa nel drago, non sarà facile per noi mettere fine alla sua miserabile
vita. Senza contare che può avere accesso all’altro universo a suo piacimento e
una volta arrivato lì, se si unisse alla resistenza, essi avranno un motivo in
più per combattere. Non possiamo permetterlo! L’impiastro deve essere soppresso
assieme al celestiale. Trovatelo e risolviamo questa faccenda, prima che essa
diventi una seccatura incontrollabile».
Date quelle indicazioni, il mago si diresse
verso la sedia su cui era seduto in precedenza, si sedette e rivolgendosi
ancora una volta verso Melkore aggiunse: «Questa volta verrò anch’io a
stanarlo; se non riuscissimo a sopprimerlo sarebbe una bella grana. Guida i
tuoi al loro nascondiglio e prima di attaccarlo mandatemi a chiamare, mi
precipiterò immediatamente da voi. Questa volta non cercare di far trapassare
il demone: lo sforzo ti ucciderebbe all’istante ed io non potrei fare più
niente. Mi servi ancora».
Sentito quello che aveva da dirgli il mago
nero, mostrando le sue aguzze fauci in segno di stizza, Melkore si allontanò
verso l’uscita scomparendo dietro di essa.
Dopo pochi istanti una voce estranea
all’ambiente echeggiò nella caverna; sembrava che provenisse dal passaggio il
quale continuava a girare vorticosamente su se stesso: «Quali notizie ci sono
dunque?». Domandò.
Pectumatra s’inginocchiò e con il viso
rivolto verso il basso disse: «Mio signore, le notizie non sono delle più
confortanti: il drago celeste si è rifugiato in un corpo umano».
Il mago nero fu interrotto: «Com’è potuto
accadere? Branco d’incapaci; mi sembrava di avervi dato un facile compito da
svolgere!». Tuonò quella gelida voce.
Il losco figuro con tunica nera, tremolante,
cercò di giustificarsi: «Maestro non immaginavamo che possedesse una simile
capacità. Ci aspettavamo di trovare un drago privo di poteri celestiali e
dunque facile d’abbattere».
La voce proveniente dal varco echeggiò nella
caverna: «Devi sbarazzarti di lui immediatamente, compreso l’umano che gli ha
offerto riparo. Se solo entrasse in questo universo ci sarebbero parecchi
problemi. La resistenza mi sta dando filo da torcere e tutti i giorni
registriamo diserzioni tra le fila del nostro esercito. Tutto per unirsi a loro
o trapassare in cerca di pacifiche convivenze. Questo stato di cose deve
cessare subito!».
Il mago nero prostrato al suolo implorò:
«Signore la prego di darmi un’altra occasione, pare che abbiamo scoperto la
zona dove si nasconde assieme a tutti i maghi bianchi. Presto saremo in grado
di sferrare un grosso attacco; li distruggeremo definitivamente».
Ma la voce che proveniva dal passaggio
obiettò: «Pectumatra … Tu sei il mio più degno discepolo, ma non sei immune
alla mia collera. Hai già perso quattro quinti dell’esercito che ti ho
affidato, se fallisci non tornare indietro o la mia vendetta sarà tremenda.
Datevi da fare e individuate un altro posto idoneo allo scopo».
Il losco figuro annuendo precipitosamente
aggiunse: «Questa volta io personalmente mi unirò alla battaglia e le assicuro
che non falliremo. Il drago traditore è stato inviato a rintracciare il luogo
preciso, dopo di che ci daremo da fare per eliminare qualsiasi ostacolo che
c’intralcerà».
Dopo le parole dette da Pectumatra la voce
proveniente dal passaggio svanì e il mago nero si apprestò ad uscire anch’egli
dalla grotta in cui era rintanato.
Nell’Asilum:
Tutti erano ritornati alla solita routine;
gli studenti frequentavano i corsi di magia e l’addestramento dei ragazzi
continuava senza sosta.
La fine dell’anno si avvicinava e nessuno
voleva rimanere indietro; il discorso valeva anche per Maximilian e i suoi
amici.
Quel giorno, Maximilian e i compagni stavano
discutendo pacatamente come un gruppo d’amici di vecchia data.
Il primo a parlare fu Chaman: «Sai Max,
iniziavo a preoccuparmi e mi domandavo quando ti avrebbero fatto uscire
dall’infermeria». E diede a Maximilian una pacca sopra la spalla.
Lo stesso fece Gerard che gli disse: «Meno
male, anche questa volta è andata bene; ma spiegami: cosa ci facevi lì in mezzo
alla battaglia?».
Maximilian ci pensò un po’, poi con fare
calmo rispose: «In realtà non mi trovavo lì per caso, ma mi ero aggregato al gruppo
del maestro Astral. Come avete visto, ci siamo trovati di fronte innumerevoli
esseri che ci hanno attaccato e per fortuna che non hanno scoperto il nostro
rifugio, altrimenti ci sarebbero stati molti problemi».
Hamza, incuriosito dall’enorme serpente che
aveva visto volare in loro soccorso, disse: «Dicci qualcosa di più su quel
serpente che ha combattuto contro il drago nero e quasi lo ha sconfitto».
La voce di Maximilian si fece seriosa mentre
gli dava risposta: «Quello che sembrava un serpente, altri non è che uno dei
quattro fratelli sopravvissuti allo sterminio dei draghi; il suo nome è
Aschcore».
I ragazzi furono sorpresi nell’apprendere
dell’esistenza di un altro drago e Isak lo fece capire domandando: «Possibile
che esista un altro drago?». E mentre lo diceva guardò il resto del gruppo.
Maximilian chiese un attimo per spiegare
meglio e sedendosi sul letto invitò i suoi amici a mettersi comodi, poi
incominciò: «Aschcore da tempo aveva fatto perdere le proprie tracce; non
abbiamo trovato solo lui, ma anche una moltitudine di esseri magici fuggiti
dall’altro universo in cerca di pace. Si sono organizzati in un rifugio simile
al nostro e sono pronti ad unirsi a noi, nel tentativo di ostacolare i demoni
che vogliono prepotentemente conquistare questo mondo».
Egli fu interrotto da Gerard: «Non capisco
perché esseri così spietati come quelli vengano aiutati dagli uomini».
Anche in quel caso Maximilian diede una
risposta immediata: «Da ciò che mi è stato spiegato quegli esseri non sono in grado di agire in autonomia, ma
hanno bisogno di entrare in contatto con un’entità che dia loro forza vitale:
gli uomini fanno loro da involucro. I demoni offrono agli uomini svariati
poteri che normalmente non si possono acquisire, ma in cambio consumano le loro
anime lentamente, poiché mi pare di aver capito che si nutrano di esse. Più
tempo passa, più l’anima di chi ha fatto il patto con loro viene consumata,
fino a renderla completamente priva della linfa vitale di cui dispone
originariamente. L’essere che stipula quest’accordo o procura nutrimento per il
demone, o è annientato dallo stesso. Si perde ogni forma di umanità e si
diventa totalmente assuefatti alla presenza degli esseri demoniaci».
Chaman puntualizzò: «Dunque è di questo che
si tratta: vogliono impadronirsi delle anime per il loro nutrimento; ma quando
ne avranno fatta razzia: cosa intenderanno fare?».
Max, stingendo le spalle, gli rispose: «Non
ne ho la più pallida idea. So solo una cosa: ritorneranno e io ho bisogno di
voi; questo è il motivo per il quale vi ho raccontato quello che è accaduto.
Voi quattro siete sempre stati accanto a me e so bene che questa storia è un
fardello che nemmeno un adulto riuscirebbe a sopportare; tuttavia, vi chiedo di
starmi vicino e aiutarmi, poiché quello che mi sto apprestando a fare è
proibitivo per una sola persona; da solo non ce la farei». Poi guardando Chaman
gli disse: «Tu già mi sei stato di grande aiuto, come d’altro canto tutti voi
nelle varie occasioni che si sono parate davanti a noi. Saremo costretti a muoverci
per primi, se non vogliamo che si ripeta un altro episodio come quello cui
avete assistito. Siete i miei migliori amici e tra voi c’è anche il mio
fratellone, posso fidarmi solo di voi».
I ragazzi si guardarono tutti in faccia e
annuirono dopo aver sospirato in modo appena percettibile.
Gerard, con un’espressione seria stampata in
viso, fece presente al fratello: «Max, io come tuo fratello non posso lasciarti
da solo e anche i tuoi compagni si affiancheranno a te, com’è successo in
precedenza. Ma quello che ci domandiamo è: come possiamo opporci a quegli
esseri con tanto potere. Ti ricordo che siamo studenti del primo anno e non
sappiamo produrre incanti abbastanza potenti da proteggerci. Una dimostrazione
l’abbiamo avuta nei sotterranei dell’accademia, quando affrontammo il Foglionco
e il Carnolupo: se non fosse intervenuto Brot saremmo tutti morti, senza
contare che con il Foglionco abbiamo faticato parecchio e siamo stati capaci
solamente di erigere una barriera protettiva».
Maximilian sorrise e si rivolse a tutti
pacatamente: «Guardate che senza di voi io non sarei stato in grado di fare un
bel niente. Poi, se voi non aveste eretto quella barriera, io non sarei stato
in grado di produrre l’incanto che ci ha permesso di avere la meglio sul Foglionco
e aggiungo ancora che tutti: Isak, Gerard, Hamza e infine, ma non per demerito,
Chaman, mi avete aiutato tantissimo. Durante il mio allenamento senza Chaman
saremmo stati scoperti e uccisi nella caverna, senza contare l’incontro con
Melkore, dal quale Chaman ci ha tirati fuori con il suo particolare dono.
Quello che vi chiedo in particolare è: statemi vicini, documentiamoci
apprendendo incanti che potrebbero aiutarci. Ecco: Proprio come quello che voi
avete usato nel sottosuolo; e vedrete che tutto andrà bene. Sapete: ho come
l’impressione che voi sarete per me una spalla su cui poter sempre contare».
Isak allora attestò: «E va bene. Max: sai che
potrai sempre contare su di noi e penso di parlare a nome di tutti dicendo che
da oggi ci metteremo sotto e impareremo quanto più possibile».
Tutti fecero intendere che avrebbero
collaborato con lui; in seguito, posando lo sguardo sull’orologio appeso alla
parete, si accorsero che l’ora era tarda: la cena li stava aspettando.
Si prepararono e scesero in refettorio per
consumarla.
Quando entrarono nella sala tutti gli occhi
dei presenti erano puntati su Maximilian che sembrava essere al centro
dell’attenzione.
Chaman, facendo in modo che nessuno lo
sentisse, sostenne: «Oh, oh. Pare che qualcuno sia diventato famoso qui». E il
suo sguardo si rivolse verso Maximilian, il quale strofinandosi i riccioluti
capelli con la mano destra replicò: «Ma dai, non è vero. Non ho fatto poi così
tanto, dovrebbero ringraziare Brot e Aschcore; senza di loro non avremmo
raggiunto i risultati ottenuti».
Hamza poi gli diete una piccola gomitata e
gli sussurrò: «Non è poi così male essere al centro dell’attenzione, mi sa che
la voce si è sparsa e inevitabilmente la gente si chiede come sia possibile».
Chaman sorrise, poi si portò la mano alla
bocca per nascondere il suo ghigno, e si rivolse verso Maximilian: «Hm ...
Pensa quante ragazze cadranno ai tuoi piedi da oggi in poi». E i suoi occhi
assunsero ancora quell’aria furbesca che quando si parlava di ragazze si
stampava sulla sua faccia.
Isak allora per calmare Chaman lo rimproverò:
«La vuoi finire dì infastidire Maximilian. Basta con questa storia delle
ragazze; è dall’inizio dell’anno che ci metti nei guai con questo tuo tic.
Sarebbe ora di crescere: non credi Chaman?».
Chaman stava per rispondere, ma fu bloccato
da Gerard che disse: «Adesso è ora di mangiare e poi … Cerchiamo di far
riposare Max; dopo tutto quello che ha passato penso sia ora di farlo stare
tranquillo».
Chaman però non sembrava essere dello stesso
parere e aggiunse: «Mah; L’altra sera, quando abbiamo fatto una capatina
assieme in quel posticino …».
Il ragazzo fu interrotto da una piccola
gomitata datagli dallo stesso Gerard, che gli sussurrò: «Zitto! O ti giuro che
spiattello anch’io un paio di tuoi segreti».
I loro tre amici li guardarono e si chiesero
cosa stava succedendo tra i due; Maximilian glielo domandò: «Cosa state
combinando voi due?».
I due risposero contemporaneamente: «Chi?
Noi! No, no; niente di cui sia necessario parlare in questo momento. Ma adesso
prendiamo la nostra cena …».
Hamza allora disse: «Mah; questi due non me
la raccontano giusta, secondo me stanno combinando qualcosa assieme». Parlando
di Chaman e Gerard.
I due, agitando le mani in modo da
discolparsi, aggiunsero: «Non stiamo combinando assolutamente niente; possiamo
assicurarvelo».
Hamza, Isak e Maximilian allargarono le
braccia e annuirono per poi girarsi e continuare il loro cammino fino alla
tavola calda.
Lì presero la loro cena portando i piatti
preconfezionati sui propri vassoi; Gerard guardò Chaman e, facendogli una
smorfia da imbronciato, con il dito fece segno di no.
Chaman, visto quel gesto, si affrettò a
raggiungere i compagni in modo goffo, riproducendo alcune smorfie dirette a
Gerard.
Dopo aver finito si alzarono e si avviarono
verso la propria camera: l’indomani sarebbe stata una dura giornata; la fine
dell’anno si stava avvicinando e il lavoro che dovevano svolgere era
considerevole.
Una volta a destinazione si prepararono per
andare a letto indossando i loro pigiami e spegnendo la luce.
Il chiarore del cielo notturno, che privo di
nuvole mostrava tutto il suo splendore, filtrava attraverso la finestra e
rischiarava tutta la stanza.
Maximilian non riusciva a prendere sonno, il
suo pensiero era rivolto verso quello che gli era successo negli ultimi mesi e
guardando attraverso la finestra fissò la luna, che quella sera spiccava in
cielo più brillante che mai.
Passò molto tempo prima di accorgersi che
qualcosa stava cambiando …
La luna
in cielo si era sdoppiata e una delle due sembrava pericolosamente vicina alla
Terra; Maximilian vide i suoi crateri nitidamente come mai li aveva visti
prima.
Le mura
della stanza svanirono gradualmente e l’ambiente circostante sembrava non
essere più quello usuale che lui era abituato a vedere.
Maximilian
capì di essersi addormentato e di aver visualizzato il paesaggio notturno
nell’altro universo.
Il
bambino fu colpito maggiormente dal cielo che era tempestato di stelle le quali
parevano innumerevoli diamanti scintillanti.
Le nubi
stellari, che dalla terra ad occhio nudo non erano visibili, si mostravano in
tutto il loro splendore.
La via
lattea era perfettamente distinguibile, persino la galassia di Andromeda era
ingigantita al punto da vederla ad occhio nudo; ma quello che fece rimanere il
ragazzo a bocca aperta fu il suo vorticare verso un punto centrale, da dove una
intensa luce sembrava attirare in continuazione la polvere stellare.
Tre
comete brillavano nel cielo e avevano una coda di colore azzurro scuro; esse si
contrapponevano alle sfavillanti lune di quel mondo.
La luna
più piccola era attorniata da rimasugli di rocce che sembravano girargli
intorno.
Poi, il
suo sguardo meravigliato si rivolse verso il terreno: sembrava che quella fosse
la terra; il paesaggio era lo stesso, le montagne erano frastagliate e la
vegetazione era molto fitta.
In quel
mondo selvaggio e inesplorato la terra iniziò a tremare; in quell’istante
Maximilian capì che si stava avvicinando a lui Bithor e presto la sua sagoma fu
ben visibile.
Si
ritrovò davanti al drago che questa volta era rischiarato dalla luce delle due
lune mista a quella che proveniva dal meraviglioso cielo che aveva visto
poc’anzi.
Quel
drago, così familiare e rassicurante, era sempre più maestoso e potente.
Il
silenzio fu interrotto dallo stesso Bithor che gli disse:«Felice di rivederti
Maximilian. Come ti avevo accennato la scorsa volta, d’ora in poi ci
incontreremo sempre in questo posto; tieni presente che questa è l’esatta
riproduzione dell’altro universo ed è fatta apposta per farti ambientare in
quello che sarà il posto dove ci recheremo al momento opportuno». Poi il drago
rivolse il suo sguardo verso il cielo e aggiunse: «Penso che ti avrà colpito
maggiormente il cielo di questo mondo; vero Max?».
Il
ragazzo annuì e rispose: «Non avevo mai visto un cielo così bello in tutta la
mia vita e non riesco a credere che in questo universo ci sia una guerra in
atto; sembra così tranquillo».
Bithor
fece però presente: «Quello a cui fai riferimento non è la bellezza di questo
mondo, ma è l’armonia dell’universo che si mostra in tutto il suo splendore.
Sembra tranquillo, ma ti assicuro che
non sempre quello che appare alla nostra vista corrisponde alla verità. Anzi,
posso dirlo con precisione: quello che a noi sembra un mondo tranquillo e
rilassante, altro non è che un mondo caotico in continuo movimento e pieno di
enormi esplosioni. Il nostro ruolo in tutto questo? Nessuno può dirlo con
precisione, ma una cosa è certa: alla fine di tutto noi dovremo fare i conti
con le azioni fatte durante la vita e, credimi, tutto avviene per un
determinato motivo. Noi facciamo parte di questo disegno incomprensibile per
menti piccole come le nostre». Poi abbassò lo sguardo verso di lui e disse:
«Vedi Maximilian …».
Il
piccolo annuì e il drago continuò la sua esposizione: «In questo momento alcuni
esponenti della razza umana, in parte raggirati dai demoni, in parte per loro
stessa volontà, stanno cercando di sovvertire il giusto ordine delle cose;
vogliono elevarsi a esseri divini sottraendo anime e usandole come fonte di
potere. I maghi neri sono colpevoli di aver rovinato la pacifica convivenza tra
gli esseri e di aver portato millenni di guerra, morte e distruzione al solo
scopo di avere il predominio sulle altre specie. Inaccettabile!».
Maximilian
interruppe il drago affermando: «Ne sono consapevole e da un lato me ne
vergogno; ma allo stesso tempo capisco che dobbiamo fare qualcosa per fermare
tutto questo».
Bithor
scuotendo il capo ribadì: «Non possiamo nasconderci in continuazione, anche
perché prima o poi ci troveranno. So di chiederti tanto e devo dire che per
essere un bambino di dieci anni hai già fatto enormi passi nel mondo magico:
hai imparato il rilascio celeste, ad evocare i guardiani elementali; adesso
però dovrai fare molta più attenzione, poiché loro non si arrenderanno e visto
quello che sei riuscito a fare in poco tempo vorranno accelerare i loro piani.
Ritorneranno e sento che non sono molto lontani. Presto vi attaccheranno
nuovamente e pertanto dovrete difendere il vostro rifugio. Riferisci a Brot che
sarebbe opportuno predisporre le difese e aspettarli per attirarli in
un’imboscata; sanno già dove si trova il vostro nascondiglio. Allertate i maghi
e dite di tenersi pronti al combattimento; perfino Aschcore. Se riuscite a
fermarli il passo successivo sarà quello di organizzarci per la resistenza sul
mondo in cui loro sono stati esiliati. Bada: in mezzo a loro ci sarà anche un
mago nero, percepisco la sua presenza con chiarezza. Sii pronto, poiché
cercheranno di trovarti a tutti i costi; riferisci immediatamente ai mentori
dell’accademia che si preparino per lo scontro: stanno arrivando Max …».
Appena
dette quelle parole, tutto si fece più chiaro fino a svanire completamente.
Maximilian si ritrovò in camera con i suoi
amici che si stavano organizzando per affrontare un nuovo giorno di scuola, si
alzò di scatto e si diresse verso il bagno per prepararsi velocemente; si vestì
e dopo aver salutato i compagni scomparve dietro la porta frettolosamente,
correndo tra i corridoi.
Gli amici si guardarono in faccia e alzarono
tutti le loro spalle, come per dire “cosa gli è successo”; poi Gerard si
affacciò fuori dalla porta da dove suo fratello era uscito, però di Maximilian
non era rimasta nemmeno l’ombra: era già sparito dietro l’angolo del corridoio.
Rientrò in stanza e rivolgendosi ai compagni
chiese: «Cosa può essergli successo per avere tanta fretta?».
I ragazzi fecero cenno di non aver notato
niente di strano.
Intanto, nella stanza dei professori, i
maestri si stavano organizzando per svolgere le proprie lezioni.
D’un tratto la porta si aprì e Maximilian,
tutto agitato, fece la sua comparsa dicendo: «Maestri ho urgente bisogno di
parlarvi».
I maestri si guardarono l’un l’altro e
capendo di cosa si trattasse lo invitarono a mettersi comodo e calmarsi per
poter spiegare meglio cosa fosse successo.
Astral gli pose davanti una sedia e disse:
«Max calmati; ora siedi e dicci cosa ti ha agitato tanto».
Maximilian si sedette e incominciò a parlare:
«Ascoltatemi. Questa notte ho di nuovo avuto un incontro con Bithor; mi ha
riferito che siamo in grave pericolo. Stanno arrivando e questa volta oltre a
Melkore ci sarà anche un mago nero in mezzo ad essi».
Astral si girò di scatto verso gli altri
maestri e tutti sgranarono gli occhi; la loro preoccupazione si notò
palesemente.
Wotan gli chiese: «Sei sicuro di quello che
dici?».
La risposta di Maximilian non si fece
attendere: «Se sono così sconvolto è perché Bithor mi ha chiesto di riferirvi
immediatamente che si sono riorganizzati e stanno cercando l’Asilum nella zona
dov’è avvenuta la battaglia: hanno capito che il nostro rifugio si trova in
quel posto».
Astral fece immediatamente un segno con il
capo verso Asdar dicendo: «Maestro Asdar sai cosa fare».
Il mago bianco si apprestò ad uscire dalla
stanza; le persone rimaste erano visibilmente preoccupate e si alzarono dalle
loro sedie.
Wotan allora sostenne: «Bisogna prepararsi.
Ognuno di noi faccia quello che gli è stato assegnato e avvertiamo il maestro
Brot».
Tutti i maghi furono d’accordo e si
precipitarono verso la porta che li avrebbe portati fuori dalla stanza, ma
prima di uscire Maximilian li fermò dicendo: «Aspettate. Devo ancora dirvi
qualcosa».
I maestri si fermarono e guardandolo dissero
quasi sincronizzati: «Dicci pure».
Maximilian affermò: «Questa volta dobbiamo
chiamare tutte le nostre forze, compreso Aschcore. Se riusciamo a sconfiggerli,
non ci sarà più alcuna traccia di esseri magici ostili nel nostro mondo, poiché
stanno attaccando con tutto quello che hanno a disposizione».
Il maestro Astral annuì dicendo: «Abbiamo
capito, io stesso penserò ad avvisare Aschcore. Per quanto riguarda il maestro
Brot ci andrò immediatamente». Poi rivolgendosi ai suoi colleghi disse: «Voi
cercate di mettere al sicuro tutti gli abitanti indifesi; qualsiasi persona
abile al combattimento dovrà essere reclutata. Adesso andiamo!». E tutti si
preparano ad uscire dalla stanza per raggiungere la propria destinazione.
Astral si rivolse a Maximilian: «Tu vieni con
me. Ci dirigeremo dal maestro Brot».
Lui si alzò dalla sedia e s’incamminò assieme
con Astral verso i sotterranei dell’accademia, dove avrebbe parlato ancora una
volta con il drago dalle scaglie ferro.
Arrivati presso la stanza del drago aprirono
la grande porta e si trovarono di fronte alla possente sagoma del dragone, che
appena li vide gli disse: «Non ditemi niente; ho già avvertito la loro presenza
nei paraggi. Ora: fin quando l’incanto di mimetizzazione tiene siamo al sicuro,
ma non pensiamo che ci proteggerà a lungo. Avete già predisposto le difese?».
Infine chiese.
Il maestro Astral rispose: «Sì maestro; ho
già fatto in modo che i più indifesi siano portati nei sotterranei, dove
saranno al sicuro e all’occorrenza avranno a disposizione una via di fuga. Con
loro ci sono tutti i ragazzi del primo, del secondo e del terzo anno; il resto
è stato allertato ed è pronto per difendere l’Asilum. Ho già provveduto ad
avvisare Aschcore tramite incanto, se tutto va bene dovrebbero essere qui in
tempo utile per darci una mano».
Il drago scosse la testa, poi guardando
Maximilian gli disse: «Tu, piccolo Max, questa volta non parteciperai alla
battaglia; capisci che sei troppo prezioso per esporti ad un pericolo del
genere?».
Il ragazzo cambiò espressione in viso e
chiese con voce decisa di partecipare anch’egli: «Maestro Brot io sono
consapevole del pericolo a cui andiamo incontro, ma non posso nascondermi. Sono
in grado di difendermi da solo e voglio partecipare alla battaglia».
Il drago questa volta non sembrava voler
cambiare idea e aggiunse: «Se parteciperai alla battaglia non potremo
combattere liberamente. Questa volta fidati di noi».
Maximilian però fece ancora un ulteriore
tentativo chiedendo: «E se provassero di nuovo ad evocare il demone che abbiamo visto in
precedenza?».
Brot non volle cedere alla sua richiesta e la
risposta fu: «In tal caso sarai chiamato in tempo utile per poter chiudere il
passaggio; ma ti dico già d’adesso che è improbabile: per evocare un simile
demone ci vuole tanta forza e se chi lo evoca non ne ha abbastanza viene schiacciato
dalla sua stessa evocazione. Visto che Melkore ha già consumato molta della sua
forza vitale per tentare di farlo trapassare in precedenza, se provasse di
nuovo una cosa simile per lui significherebbe morte certa».
In quel momento iniziarono ad arrivare le
donne e i bambini con i censori in prima fila; gli adulti li fecero accomodare
dov’era possibile e si prepararono ad accogliere le rimanenti persone che di lì
a poco sarebbero arrivare; tra la folla Maximilian vide i suoi amici, i quali
gli corsero incontro.
Gerard, appena raggiunto il fratello, gli
chiese: «Max; cosa sta succedendo?».
Maximilian, dopo un attimo di tentennamento,
gli rispose: «Stiamo per essere attaccati nuovamente dai maghi neri; tutto
quello che sta avvenendo è per precauzione. Stanno mettendo al sicuro le
persone che non possono combattere». Poi guardandosi attorno aggiunse: «A
quanto pare ci sono le prime tre classi dell’accademia e le donne, il resto
rimarrà di sopra a combattere». Fissando in seguito Chaman, gli chiese: «Ho
bisogno del tuo aiuto. Dobbiamo uscire di qui per cercare di dare una mano e
con i metodi convenzionali non credo ci riusciremo. Potresti portarmi di
sopra?».
Il ragazzo interpellato ribatté: «È troppo
pericoloso, non possiamo fronteggiare una moltitudine di esseri come quelli, o
almeno non adesso. Non sappiamo utilizzare la magia per poterci difendere
adeguatamente».
Max provò a convincerlo ribadendo: «È di
vitale importanza che io riesca ad uscire di qui. Ricordate cos’è successo
l’ultima volta? Quell’essere sarebbe entrato in questo mondo se non fossi
riuscito ad impedirlo con un incanto che conosco solo io».
I ragazzi come al solito sembravano non
capire quello che Maximilian voleva dire loro e Gerard, per tranquillizzarlo,
gli provò a ripetere: «Fratello, ascolta: se uscissimo là fuori saremo solo
d’impaccio. Non solo dovrebbero badare a noi, ma non sarebbero liberi di
combattere al meglio delle loro forze per via della nostra presenza. Se invece
stiamo buoni con gli altri qui nei sotterranei dell’accademia, non saremo di
peso a nessuno; anzi: visto che ci siamo potremo dare una mano alle persone che
sono rifugiate qui dentro».
Non finì di parlare che Maximilian lo
interruppe: «Gerard, tu mi conosci fin da quando ero in fasce. Sai bene che non
ho mai detto falsità per secondi fini e sai bene che quello che vi sto dicendo
corrisponde alla reale situazione in cui ci troviamo. Se il mago nero che verrà
con gli esseri ad attaccarci riesce a richiamare il demone, nessuno potrà
ricacciarlo a parte me. E non mi tratterrete: ci andrò comunque, con voi o
senza di voi».
Gerard si girò verso il resto del gruppo
emettendo un leggero sbuffo e dicendo: «Va bene; cerchiamo di essere più
pratici possibile. Max cercherà di uscire dai sotterranei, su questo non ci
piove, e direi che è inutile cercare di persuaderlo, lo conosco fin troppo
bene. Dalla porta principale non si può uscire, visto che è sorvegliata dagli
adulti. L’unica soluzione che ci rimane è sfruttare le doti di cui dispone
Chaman». Poi fissò Chaman, il quale, visto che tutto il gruppo lo stava
guardando, si pronunciò: «Oh; ma dai! Non penserete mica di poter andare fuori
di qui e fronteggiare un gruppo nutrito di esseri magici pronti ad uccidere
chiunque si trovi sulla loro strada. È da folli!».
Maximilian fece cenno di sì.
Anche il resto del gruppo che in un primo
momento era restio ad accontentare l’incauto ragazzo fece la stessa cosa.
Chaman si mise le mani sul viso, esse
coprivano parzialmente la sua faccia fino ad arrivare quasi agli occhi,
stringendo le guance piene e dondolando lentamente la testa in segno di
disperazione.
Egli poi Affermò: «Voi mi farete ammazzare;
da quando vi ho incontrati la mia vita non è più la stessa. Ecco: sembriamo
essere una calamita per i guai». Togliendosi le mani dal viso aggiunse: «Eh va
bene! Accidenti a voi. Potrei stare qui a consolare tutte queste belle
fanciulle e, invece, mi tocca andare lì fuori in mezzo a esseri che oltretutto
fanno pure schifo. Però vi avverto, primo: con me possono venire un massimo di
due persone; io di sicuro, se no non si va da nessuna parte, Maximilian
l’attira guai, e scegliete voi chi sarà la terza persona. Secondo: staremo
tutti e tre più vicini possibile, appena ci sono segni di difficoltà si ritorna
quaggiù immediatamente per mezzo delle mie capacità. Se perdiamo il contatto
tra noi, purtroppo non potrò portarvi via dalla zona di combattimento e questo
vorrebbe dire morte certa».
Maximilian assunse un'espressione soddisfatta
e, dando una pacca sulla spalla di Chaman, gli disse: «Ti sono ancora una volta
debitore, di certo non lo dimenticherò».
La sua risposta non si fece attendere però:
«Aspetta nel dire che mi sei debitore. Prima ritorniamo sani e salvi, poi ne
riparliamo. Ad ogni modo: avete deciso chi viene con me e Max?».
Gerard si propose immediatamente: «Verrò io
con voi; sono il fratello maggiore di Max ed è mio compito stargli vicino».
Isak però non fu d’accordo con lui: «Gerard
non puoi andare con loro. Pensa bene agli esseri che abbiamo fronteggiato tempo
addietro: erano in due, eppure senza l’intervento del maestro Brot saremo stati
tutti uccisi. Sii onesto con te stesso, anche se li accompagni non sarai in
grado di aiutarli. Non abbiamo imparato nessun incanto potente che ci assicuri
una buona protezione: sarai solo un fastidio. Anche io, per il momento, non
posso accompagnarlo; non sono in grado di fronteggiare quegli esseri e non ho
ancora sviluppato le mie capacità. Se uno di noi due ci va assieme, l’unico
risultato che otterrà sarà quello d’essere di impaccio». Poi guardando Hamza
aggiunse: «Ma conosco un certo tipo, che avendo particolari potenzialità,
potrebbe coprire sia Max, sia Chaman nel momento del bisogno, dandogli più
aiuto di quanto io e te potremo sperare di dare. Vero Hamza?». Chiese in
seguito.
Il ragazzo interpellato fece un sospiro e
ribatté: «Va bene, tanto prima o poi dovevo dirvelo. In verità pensavo anch’io
di andare con loro, per vedere cosa combinavano. Chaman da solo con Max? Hm …
Non oso immaginare cosa combinerebbe». Poi tirando ancora un altro sospiro
disse: «Ebbene: devo accompagnarli io se vogliamo avere una chance d’uscirne
vivi».
Gerard, sentita quell’affermazione, protestò:
«Non esiste! Io sono suo fratello, spetta a me andare con lui».
Hamza lo guardò e controbatté: «Gerard …
Questo non è il momento di litigare. Dimmi: cosa faresti in caso di attacco di
un essere con forza maggiore della tua?».
Gerard ribatté: «Lo difenderei con tutte le
mie forze».
Hamza lo fissava senza distogliere lo sguardo
da lui; il fratello di Maximilian si ritrovò ad essere sollevato leggermente
dal terreno. Non avendo più libertà di movimento, con le gambe cercò di
ritoccare terra senza però riuscirci.
Lì, sospeso per aria, domandò: «Cosa mi sta
succedendo?».
Gli altri ragazzi rimasero meravigliati di
quanto stava accadendo, solo Isak sembrava tranquillo.
Lo stesso Isak, dopo un attimo di pausa, si
rivolse ai suoi compagni: «Ecco, questo è il motivo per il quale Gerard non è
adatto ad accompagnare Max e Chaman. Non notate niente?». Chiese.
Il gruppo vide che Hamza non distoglieva lo
sguardo da Gerard e fu allora che s’incominciò a capire il motivo di quegli
avvenimenti: erano opera di Hamza.
Il ragazzo, non distogliendo lo sguardo da
Gerard, gli rivolse la parola: «Fin da piccolo io possiedo una particolare
dimestichezza in quella che la mia famiglia chiama eredità telecinetica. Riesco
a spostare gli oggetti e qualunque cosa desideri; pensate: quando avevo soli
sei anni giocavo già a spostare gli oggetti. La telecinesi è il tesoro di
famiglia e viene tramandata da padre in figlio. Mio padre prima di me e prima
di lui mio nonno e così via … Ora: io non dico di essere invincibile, ma
certamente sarò più utile di quanto lo possa essere tu, Gerard».
Finito il suo discorso, Hamza fece atterrare
dolcemente il fratello di Maximilian sul terreno.
Quando Gerard toccò terra la sua espressione
cambiò e tristemente ammise: «Probabilmente avete ragione, se voglio che il mio
fratellino abbia una possibilità devo rimanere qui. Per adesso non sono
abbastanza esperto da poterlo affiancare».
Egli si diresse verso Maximilian e,
mettendogli una mano sulla spalla destra, gli disse: «Max; sono proprio un
fratello maggiore da schifo. Non riesco nemmeno a difenderti nel momento del
bisogno, ma mi rendo conto che se vengo con voi non sarei altro che
d’intralcio; penso che Hamza, effettivamente, possa fare meglio di me in questo
momento. Ma ti prometto che questa è l’ultima volta che non adempio al dovere
di un fratello maggiore, la prossima volta ci sarò anch’io con te».
In seguito rivolgendosi verso Chaman e Hamza
disse loro: «Abbiate cura di mio fratello».
Chaman, come al solito, non perse tempo per
affermare: «Mah, veramente l’ultima volta è stato lui ad avere cura di noi».
Con una faccia preoccupata.
Più in là, nel mucchio di gente che stava
accorrendo nei sotterranei, spiccava la mole del maestro Brot che si accingeva
a dare le ultime istruzioni agli adulti addetti a sorvegliare quel posto.
Il maestro Astral andò incontro al gruppo di
ragazzi che da lontano pareva discorrere degli eventi e, quando fu abbastanza
vicino, gli fece le ultime raccomandazioni: «Mi raccomando, ci apprestiamo a
combattere un’importante battaglia dalla quale potremo ottenere dei grandi
risultati. Pertanto, non cercate di fare di testa vostra; ascoltate gli adulti
che saranno qui accanto a voi e nel caso le cose si mettessero male dirigetevi
diligentemente dove essi vi indicano».
I ragazzi fecero cenno di aver capito e a
quel punto Astral mise la mano destra sul capo di Maximilian e la tirò poi via
dolcemente.
Infine s’incamminò verso il grosso portone
dietro al quale, sia lui, sia il maestro Brot scomparvero; e quando i due
furono usciti, esso venne richiuso e sigillato con dei grossi fermi d’acciaio.
I ragazzi allora si strinsero assieme in
cerchio e Maximilian disse a Chaman: «Dobbiamo agire quanto prima e senza farci
notare dagli adulti che sono rimasti».
Tutto il gruppo cercò di mettere a fuoco i
maghi bianchi presenti nei sotterranei, i quali si stavano organizzando per
prevenire un possibile attacco diretto alla stanza in cui si erano barricati.
Un mago, vestito con tunica bianca, del tutto
calvo, sulla trentina d’anni, salì su di un tavolo e rivolgendosi ai presenti
incominciò a spiegare cosa stava succedendo: «SIGNORE; PICCOLI; PRESTATEMI
ATTENZIONE PER UN ATTIMO!». Gridò il mago per far sì che la sua voce arrivasse
a tutti i presenti.
Poi continuò: «BENE! Adesso che ho avuto la
vostra attenzione, vi spiegherò quanto mi è stato riferito: in questo momento
siamo sotto attacco da parte di esseri particolarmente ostili e ci stiamo
organizzando per poterli respingere. Come vedete, in questa camera, ci sono
solo piccoli e donne che non hanno ancora imparato a difendersi per mezzo della
magia. Noi siamo stati assegnati alla guardia di questo posto e potete stare
certi che intendiamo portare a termine quello che ci hanno comandato. Siamo in
sei e cercheremo di portarvi via di qui nel caso le cose si mettessero male.
Dietro di voi c’è una grossa roccia che nasconde un passaggio, esso porta
lontano dall’Asilum, e lo useremo in caso cerchino di sfondare la porta che ci
separa dall’esterno. Ora: se dovesse succedere una cosa del genere siete
pregati di seguire Antesignanus. Se vi girate vedrete che si trova proprio
accanto al passaggio per ora ostruito. Lui lo aprirà non appena ne avvertirà la
necessità; per quanto riguarda noi: cercheremo tutti e cinque di fermare gli
invasori dandovi il tempo di fuggire. Mi raccomando: siate ordinati e non
create confusione; è il solo modo di poter scappare senza intoppi».
Quando finì di parlare tutti cercarono di
posizionarsi il più vicino possibile al passaggio indicato e per il momento
ostruito da un enorme masso.
Maximilian e i compagni si appartarono, in
modo da non destare sospetti.
Hamza fu il primo di loro a parlare: «Ragazzi;
dobbiamo fare in modo da non dare troppo nell’occhio».
Annuirono tutti e Gerard propose:
«Mischiamoci alla folla per poter coprire la loro scomparsa». Riferendosi a
Maximilian, Hamza e Chaman.
Il gruppo si diresse nella zona più affollata
della stanza e fu allora che Chaman prese il braccio di Max e di Hamza; intorno
a loro tutto divenne impalpabile fino a scomparire, lasciando il posto a un
paesaggio che ai tre non era affatto estraneo.
Si erano materializzati in biblioteca, in
giro non c’era anima viva e pareva che all’esterno di essa non ci fosse
nessuno.
I tre si domandarono dove fossero finiti gli
adulti e mettendo fuori il naso dalla stanza ebbero la conferma che all’interno
dell’accademia non era rimasto alcun uomo.
Allora Chaman disse: «Adesso facciamo estrema
attenzione. Come vi ho detto giù nei sotterranei, se vi perdo di vista non sarò
in grado di riportarvi là sotto in caso di pericolo».
I due suoi amici fecero cenno di aver capito
e s’incamminarono tutti assieme per i corridoi che durante l’anno avevano
percorso a volte allegramente, a volte di fretta per raggiungere le lezioni
alle quali erano quasi sempre in ritardo.
Presto arrivarono nell’atrio principale
procedendo con cautela per non farsi scoprire.
Hamza si rivolse ai due suoi compagni: «Max,
Chaman; suppongo che i professori e tutti i maghi bianchi si siano appostati
per prendere di sorpresa gli aggressori. Io suggerirei di andare sul terrazzo
dello stabile: di lì potremo vedere cosa succede».
Dopo essersi accordati s’incamminarono verso
il soffitto.
Arrivati sul posto, avvicinandosi alle
balaustre, ebbero una visione ampia dell’Asilum, ma dei maghi bianchi non c’era
nessuna traccia.
Maximilian guardò il paesaggio intorno a sé e
poi, rivolgendosi agli altri, affermò: «Stanno arrivando e sono anche
numerosi».
Chaman e Hamza provarono a guardarsi intorno,
ma non riuscirono a scorgere niente e allora Chaman chiese: «Scusa, come fai a
dire che stanno arrivando, io non vedo altro che vegetazione intorno a noi».
Max continuò a guardarsi in giro e aggiunse:
«Non riesco a capire bene come succeda, ma quando mi trovo al cospetto di un
essere minaccioso lo focalizzo di colore rosso intenso. Così mi accorgo che
sono dei nemici e questo riesco a vederlo anche attraverso le cose; credetemi:
in questo momento siamo circondati da sagome di colore rosso. Riesco persino a
distinguere una grossa sagoma dietro l’Asilulm, nascosta nel bosco.
Probabilmente è il drago con cui abbiamo già avuto a che fare. Fino adesso ne
ho contati quaranta».
Questa volta i suoi amici non fecero una
piega e date le circostanze ascoltarono Maximilian, che già in precedenza aveva
dimostrato di avere particolari abilità.
Fu in quel momento che Hamza, visibilmente
preoccupato, disse ai due: «Io mi organizzerei in modo da evitare di venire a
contatto con quelle cose, a meno che non sia strettamente necessario. Se
rimaniamo nascosti qua sopra, nessuno si accorgerà di noi e in caso ce ne sia
bisogno, tu, Max, potrai riprodurre l’incanto con tutta comodità».
Chaman confermò quelle parole: «Mi sembra
un’ottima idea. Oltretutto ci permetterebbe di stare insieme senza particolari
difficoltà, per cui in caso di necessità potremo filare via per mezzo delle mie
particolari doti».
Maximilian disse: «Va bene, da questo punto
posso riprodurre quell’incanto».
I ragazzi si guardarono in faccia ed
annuirono tutti.
Intanto,
nel bosco:
Delle oscure figure si apprestavano a entrare
nel centro abitato, dove erano intenzionati a distruggere ogni cosa; tra loro
c’era il grosso drago nero.
Egli stava quasi per avviarsi, quando fu
fermato ancora una volta dalla voce viscida che in precedenza, nell’antro dove
si era rifugiato, gli aveva intimato di portare a termine ciò che aveva
iniziato.
Melkore si fermò, quasi stupito da quella
presenza, e disse: « Pectumatra! Quale sorpresa averti in battaglia al nostro
fianco».
«A cosa dobbiamo l’onore?». Chiese in
seguito.
Davanti agli occhi dei vari esseri nascosti
nella vegetazione apparve il mago nero, che con voce decisa fece in modo di
farsi sentire da tutti quanti: «Oggi metteremo fine a questa stupida disputa.
Io personalmente ucciderò il Dragonkin e tutti i maghi bianchi lo seguiranno».
Affermò quel tetro figuro.
«Nessuna pietà!». Esclamò infine.
I vari versi di quegli esseri s’intrecciarono
rendendo indescrivibile il rumore che ne venne fuori.
In una
stanza di un non meglio precisato luogo dell’Asilum:
Brot stava finendo di organizzarsi per
l’estrema resistenza.
Nella stessa camera c’erano tutti i maestri
dell’accademia che udivano le sue parole: «Signori: siamo infine arrivati a uno
scontro frontale con loro. Questa volta abbiamo a che fare con un mago nero;
direi che si tratta del “suo” braccio destro, a giudicare dalla presenza che
percepisco». Poi rivolgendosi ad Astral chiese: «Tutti i preparativi sono stati
ultimati, vero?».
Astral rispose: «Sì gran maestro: abbiamo
fatto come lei ci ha chiesto, informando da tempo anche suo fratello Aschcore.
Penso che a momenti dovrebbe arrivare; ci siamo organizzati in modo da esporre
il meno possibile i più giovani che per causa di forza maggiore siamo stati
costretti a coinvolgere nello scontro. Essi sono stati lasciati in terza linea
per non farli venire a contatto con i nemici. In prima linea a difendere
l’abitato ci sono i maghi più esperti, in seconda i rinforzi composti da altri
maghi, ma riteniamo di essere ancora in numero non sufficiente per affrontarli.
Per questo abbiamo reclutato anche tra le famiglie dei nostri alunni mandando
appelli di aiuto. Stiamo aspettando il loro arrivo imminente».
Brot allora pronunciò: «Va bene! Possiamo
dirigerci ai posti prestabiliti. Fate molta attenzione e non buttate le vostre
vite. Ricordatevi che nel sottosuolo dell’accademia ci sono donne e bambini ed
in caso di pericolo devono essere sgomberati immediatamente. Fate tutto quanto
in vostro potere per coprire la loro fuga».
I maghi presenti fecero capire di essere
pronti e tutti insieme si diressero verso le proprie postazioni.
Dal Terrazzo dove si erano nascosti i tre
amici, s’iniziarono a vedere i primi maghi bianchi che raggiungevano i compagni
già appostati nei propri nascondigli.
Maximilian e i suoi due amici avvistarono
persino i loro maestri diretti verso le mura che proteggevano il centro
abitato.
Il maestro Astral, ad un certo punto, mentre
si stava recando alla sua postazione, si girò verso l’accademia e guardando il
terrazzo si fece sfuggire un mugugno: «Hm …».
Wotan si accorse di quell’espressione e gli
chiese: «Hai visto qualcuno?».
Il maestro gli rispose: «Niente … Mi pareva
d’aver avvertito qualcosa sul tetto dell’accademia; ma probabilmente mi sono
sbagliato». Poi si rigirò e infine si diresse verso la sua postazione, ma
mentre si apprestava a raggiungerla un ghigno apparve sul suo volto e chiudendo
gli occhi dondolò leggermente la testa.
Maximilian indicò il posto in cui la maggior
parte delle sagome rosse si stavano radunando: «Hamza, Chaman, la maggior parte
di loro si trova nel bosco in quella direzione». Facendo segno verso la folta
vegetazione che si trovava a nord dell’accademia.
Chaman chiese: «Sono veramente in tanti?».
La risposta di Max fu: «Appaiono numerosi,
molti di più dell’ultima volta».
Allora Hamza affermò: «Prepariamoci al
peggio».
I tre ragazzi concentrarono il loro sguardo
verso la posizione indicatagli da Maximilian e dalle loro facce trasparì la
preoccupazione per ciò che stava per accadere.
Il
18° capitolo è composto così: 8130 parole, 41921 battute spazi esclusi, 50028
battute spazi inclusi, 218 paragrafi e 673 righe.
Vi
saluto tutti.
Ciao.
