Visto?
Uno scrittore che ha scritto testi fantasy
tendenti all’horror è in grado di scrivere anche storie che si rivolgono ai
bambini; una bella sfida eh?
Confido d’esserci riuscito e che il libro
piaccia, soprattutto all’utenza cui è rivolto: i bambini.
Temo che da oggi in poi dovrò fare un post
ogni giorno sul blog, in modo da terminare l’upload del testo prima possibile;
nel frattempo sto lavorando sulla traduzione in inglese: la sto impaginando.
L’impaginazione del testo mi porterà via
almeno un mese, dunque, per chiunque lo voglia leggere in lingua inglese, ci
sarà d’aspettare ancora un po’.
Buona lettura del secondo capitolo:
CAPITOLO 2
Uscimmo dalla siepe e ogni gruppo si diresse
verso una direzione prestabilita.
Noi seguimmo le intermittenze tipiche del
nostro gruppo e presto arrivammo davanti a un solco del terreno; là sapevamo
che erano state avvistate le nostre prede: le lumache.
A me personalmente non avevano fatto nulla,
ma fin dalla nascita ci avevano insegnato che erano un pasto nutriente e
necessario alla nostra crescita.
Tutti cacciavano le lumache, anche se a un
certo punto quella specie iniziò a divenire sempre meno numerosa: qualcosa
stava decimando le nostre prede.
Di questo la colonia ne risentì e parecchi di
noi non ebbero più di che sfamarsi.
Io non avevo mai cacciato una lumaca; facevo
finta, poi mi rifornivo presso una lumacheria.
Le lumacherie erano appunto negozi che
vendevano cibi già confezionati a base di lumache, in cambio io offrivo
utensili.
Esatto: ero un vero maestro nel costruire
utensili con il legno; mi aiutavo con la mia lancia ed ero in grado di
costruire posate, bicchieri e tutto ciò che poteva aiutare nella vita
quotidiana e grazie a questo piccolo trucco riuscivo a sopravvivere.
Una voce mi disturbò: «Ehi! Luminos». Era il
mio compagno di stanza Barlume che attirò la mia attenzione dicendo: «Fischia!
Se non fosse per la luce che emana il nostro istruttore, non saresti visibile
nel buio». Poi disse: «Rimarrò accanto a te, in modo che nessuno ti infilzi per
sbaglio».
Io gli risposi: «Grazie Barlume. A buon
rendere».
Il nostro istruttore vide quella scena e si
allontanò da noi, andando davanti al gruppo.
Barlume e io eravamo proprio gli ultimi e non
vedevamo cosa stesse accadendo, poi notammo disordine nei movimenti dei primi
della compagnia.
In quel luogo pareva che avessero trovato le
lumache e stavano lottando con esse.
Ogni larva, con la lancia ben salda fra le
zampe, si lanciava su una lumaca, che dal canto suo nulla poteva se non
rintanarsi nella casa che si trascinava faticosamente dietro.
Io mi fermai lontano dalla zuffa, lo stesso
fece Barlume.
Quest’ultimo mi chiese: «Perché ti sei fermato?».
Lì per lì non volevo rispondere, poi lo
guardai e dissi: «Non ho intenzione di partecipare alla mattanza».
«Mattanza?». Chiese stranito il mio compagno.
«È la legge della vita. Il debole perde, il forte vince».
Io non riuscivo a prendermela con esseri
inoffensivi come le lumache; mi pareva da vigliacchi, ma ero consapevole che
dovevo fare la mia parte purtroppo.
D’un tratto sentimmo un rumore dietro di noi
e nell’oscurità si mosse una figura tondeggiante.
Barlume fece in modo d’illuminare quella zona
ed intensificò il raggio d’azione della sua luce.
Là, dinnanzi a noi, c’era la casa di una
lumaca; la cosa strana fu che quella casa tremava …
D’un tratto udimmo una voce fina, pareva
femminile: «Vi prego; non fatemi del male». Poi due antenne spuntarono dall’entrata di quel guscio.
Barlume stava quasi per attaccare, quando io
lo fermai e gli feci cenno di non infierire.
Pareva una giovane lumaca, infatti quel
guscio era più piccolo del normale.
«Perché ci attaccate?». Ci domandò.
«Perché dobbiamo mangiare». Rispose Barlume,
provando nuovamente ad attaccare.
Io, per l’ennesima volta, lo trattenni e feci
in modo che non nuocesse alla lumaca.
Lui mi guardò in modo strano e io gli feci
capire che non sarebbe stato giusto attaccare un cucciolo di lumaca.
Barlume sbuffò, poi si rivolse a me: «Se ci
vede qualcuno, come minimo finiamo a pulire la colonia per un mese intero».
In quell’istante io intimai alla lumaca: «Va
via!».
La lumachina uscì completamente fuori dalla
sua casetta e disse: «Se dovete uccidermi, fatelo subito».
«Non vogliamo ucciderti, ti conviene
nasconderti se non vuoi essere attaccata da un esemplare più grande». Ribattei.
Nemmeno finito di dire quelle parole la
lumaca si mosse in direzione di una piccola fenditura del terreno.
La chiocciola sparì dopo poco e in quel
momento capii che era al sicuro: nessuno l’avrebbe trovata.
Barlume ed io guardammo verso il caos
provocato dai nostri; da lì si udiva la voce di chi già conoscevamo che si
vantava di aver catturato la propria preda.
Alcune lucciole facevano persino a gara a chi
ne catturasse di più; ma d’un tratto qualcosa cambiò e alle urla di gioia per i
trofei catturati, si sostituirono le urla di disperazione di chi veniva
attaccato.
Qualcosa di molto grande aveva fatto la sua
comparsa sul campo di battaglia e stava attaccando le lucciole.
Quella sagoma era immensa e si stagliava in
cielo a perdita d’occhio, non riuscii a vedere dove essa finiva; l’unica cosa
che fu evidente era la ferocia con cui attaccava i nostri simili.
Essa stringeva qualcosa fra le mani e quel
qualcosa pareva risucchiare tutti gli adulti, i quali rimanevano intrappolati
all’interno di una gabbia trasparente.
Il lume degli adulti aumentò e la scena che
apparve fu inquietante: più della metà dei nostri era stata catturata, altri giacevano
al suolo immobili e con le luci spente.
«Spegni la tua luce Barlume». Dissi al mio
amico.
Dopo pochi attimi anche il suo lume svanì e
l’oscurità ci avvolse, ma non nascose quell’essere mostruoso che continuava
imperterrito ad infierire sulle lucciole: ne stava catturando a centinaia.
Infine, quand’egli ne ebbe abbastanza, si
mosse e un tonfo assordante echeggiò in tutta la zona; passo dopo passo si
allontanò in poco tempo.
Il rumore terminò con la sua scomparsa, ma ci
accorgemmo che assieme a lui erano svanite innumerevoli lucciole.
Subito dopo, dal posto dove era accaduta la
disgrazia, si udirono delle voci ed erano proprio richieste d’aiuto quelle.
Solo in quel momento ci muovemmo verso il
posto da cui provenivano le richieste d’aiuto; ovviamente guardinghi e pronti a
usare le lance che possedevamo.
Il testo che avete appena letto è così
costituito: parole 938; caratteri spazi esclusi 4744; caratteri spazi inclusi
5635; paragrafi 48; righe 89.
Vi saluto tutti.
Ciao.
