Sebbene io stia incontrando molte difficoltà nella sua stesura, ho scritto ben 180 pagine a5 del romanzo.
Tuttavia le difficoltà lasciamole stare, meglio pensare alle belle cose; conviene essere positivi.
Dunque … 180 pagine significano che il romanzo “AT - IRDS -“ (sarebbe il nome astruso che ho dato al romanzo, titolo che ancora non posso scrivere per intero; ovvio …) sarà lungo trecentosessanta pagine.
Io reputo che sia un lavoro di tutto rispetto, spero anche però di riuscire a raggiungere l’obiettivo che mi sono posto.
Questo è quanto ho da dire a riguardo del manoscritto che sto scrivendo; ora invece vi voglio parlare del nono libro che ho redatto.
Chiunque segua il blog sa che ogni mio libro è stato fotografato una volta stampato e rilegato; ciò è stato fatto affinché potessi dimostrare la loro esistenza e far capire che quello di cui scrivo non è finzione, ma, com’è evidente, i libri sono reali.
Una volta terminato il manoscritto è mia abitudine postare le foto della copertina (disegnata rigorosamente da me), in seguito, quando tutto è pronto e rilegato, ho sempre postato le foto del manoscritto in più prospettive; addirittura del suo contenuto, non è raro, infatti, che nel blog si trovino foto di pagine interne dei miei lavori.
Chiunque potrebbe dire di aver scritto dei libri, pertanto è necessario che chi lo sostiene sia anche in grado di dimostrarlo; e come ho sempre fatto, il discorso è valido anche per “Johnny Lupo e il vitello d’oro” .
Ecco, infatti, le foto del libro stampato e rilegato:
Questa volta non sono contento del risultato poiché ho voluto provare dei materiali differenti al fine di rendere la copertina meno rigida e dunque più confortevole da aprire.
Purtroppo ho compreso che il metodo precedente è di gran lunga migliore, ma oramai questi libri sono stampati e me li tengo così come sono (in verità li sto per regalare a due persone che lo meritano).
È mia abitudine, allo stesso tempo, postare la prefazione (l’ho sempre fatto per tutti i miei libri); dunque, se vi fa piacere, eccola:
Prefazione
Ormai sono passati molti anni dai fatti che vi narrerò; quelli erano tempi di spensieratezza, periodi infantili che un uomo anziano come me si porta nel cuore con affetto e perché no: invidia.
Sì, io invidio voi bambini perché state vivendo il periodo più bello della vostra vita, un periodo in cui prendono vita i sogni, le speranze, dove si gioca e si cresce assieme ad altri bambini: gli amici.
Ogni giorno è un’avventura alla vostra età, perché così deve essere; Ogni notte è una trepida attesa del giorno seguente per poter fare una nuova esperienza.
Ah, dimenticavo; non mi sono presentato …
Il mio nome e Giovanni, il cognome non ha importanza poiché influirà poco sulla storia che leggerete.
Vi starete domandando cosa c’entri Johnny Lupo con tutto questo; beh, leggete bene …
Avevo otto anni e giocavo spensierato in campagna.
Quel giorno c’era un caldo tremendo e per quello che ricordo anche un gran da fare; ovvio che il lavoro lo stavano facendo gli adulti, io facevo tutt’altro.
Quando non ero occupato a dare fastidio agli agnellini, che alcune volte mi caricavano per difendersi, stuzzicavo i pulcini, ed anche in quel caso la chioccia non era d’accordo: mi inseguiva cercando di beccarmi.
Io, nondimeno, avevo un guardiano di tutto rispetto; a quei tempi però non amavo particolarmente la razza canina.
Sì, il mio guardiano era un cane ed il suo nome era proprio Lupo.
Certo, la mia mamma era sempre nelle vicinanze e vegliava egregiamente su di me, ma il problema era che io non davo ascolto a nessuno e dunque andavo spesso per conto mio eludendo tutti i controlli; ero molto bravo a farlo sapete, anche ad otto anni.
Fatto sta che quel giorno sfuggii per l’ennesima volta agli occhi vigili della mamma e mi avventurai in un territorio che sembrava attraente.
Ricordo che immaginai di trovarmi su una montagna, in mezzo a due pareti; in verità ero in mezzo a due grossi sassi, dove null’altro c’era se non pietruzze e sterpaglia.
Lì giocavo a fare l’esploratore …
Sennonché, a un certo punto ricordo che udii un sibilo strano.
D’un tratto si levò innanzi a me un affare enorme di colore nero come la notte.
Quell’affare era di forma cilindrica, poi scoprii che due occhi gialli con le pupille nere ed allungate mi stavano osservando.
Una lingua rossa e biforcuta entrava ed usciva da una enorme bocca in continuazione; quella bocca mi sembrò grandissima e pensai che lo strano essere avrebbe fatto un sol boccone di me.
La cosa spalancò la bocca e mi fissò minacciosamente, infine si lanciò contro di me.
Lanciai un urlo che avrebbe messo i brividi a chiunque e gridai: «Papà, mamma; aiuto! L’UOMO NERO …».
Vidi quella cosa molto vicina, ma io ero bloccato e non riuscivo a muovermi; sembrava che fossi stato ipnotizzato dagli occhi gialli con le pupille allungate e nere.
Improvvisamente un lampo giallo si abbatté sul lungo coso nero e lo sbalzò lontano da me, ma il coso nero si avvinghiò su se stesso e quando il polverone si diradò vidi chiaramente che quella cosa si era avvinghiata a Lupo.
Lupo era arrivato appena in tempo, gettandosi sull’uomo nero mi aveva salvato la vita.
Il problema era che anche Lupo sembrava in difficoltà, sebbene avesse azzannato il grosso cilindro mobile e nero come la notte all’altezza della testa.
Il nodo che si era formato si stava stringendo sempre più, si udirono le ossa di Lupo che scricchiolavano, poi Lupo iniziò a lamentarsi.
Stavo quasi per andare in aiuto di Lupo, che vidi arrivare papà ed i miei zii, i quali non appena videro la scena, prima portarono me al sicuro, poi aiutarono Lupo.
Riuscirono a liberarlo uccidendo quello che io chiamavo l’uomo nero, ma Lupo era ferito gravemente.
Uno splendido esemplare di labrador di colore marrone giaceva a terra privo di coscienza.
Papà aveva visto cosa Lupo aveva fatto e si precipitò dal veterinario per farlo curare.
Beh, non ci crederete: l’uomo nero che mi aveva attaccato, altri non era che un enorme serpente nero, non ne ho mai più visto uno così grosso in vita mia, e Lupo si salvò.
Lupo mi aveva salvato la vita e da quel momento fu il mio eroe; gli altri cani venivano chiamati Zanna bianca, King, Lessie, Buck, Laica; io avevo lui: Lupo, il mio super cane.
Da quel momento io e Lupo divenimmo una sola cosa, due fratelli; lo portavo persino a dormire nel mio stesso letto, ovvio: all’insaputa della mia mamma.
Non riuscivano proprio a staccarmi da lui, tanto che la mamma decise di fargli il bagno tutti i giorni, perché ormai vivevamo in simbiosi.
Ma il tempo passò e Lupo divenne vecchio; passarono cinque anni da quando lui mi aveva salvato la vita ed il mio salvatore si spense.
Per me fu un colpo tremendo, tanto che dichiarai tre mesi di lutto: non uscii più da casa e ogni tre parole nominavo Lupo.
E fu per questo motivo che i miei amici incominciarono a chiamarmi Giovanni Lupo, poi cambiarono in Johnny Lupo poiché “calzava meglio”; così dissero.
Io ero fiero di portare il nome di Lupo e non opposi resistenza alcuna; ed eccomi qua: io sono Johnny Lupo, e questa è la storia di cui sono stato protagonista …
E dopo aver postato la prefazione del manoscritto io penso che abbia fatto tutto il possibile anche per esso (sì; anche lui è stato spedito a delle case editrici).
Resta da vedere se mai qualcuno dei miei libri vada a finire nelle mani di chi l’apprezzi.
Ebbene, basta dilungarmi ancora, è ora di ritornare al lavoro; ho tanto da fare (incomincio a perdere colpi, sapete; soprattutto dal punto di vista del morale), mi dovrò sforzare d’andare avanti fino alla fine di ciò che ho incominciato (a Dio piacendo).
Noi ci risentiamo quando scriverò il prossimo post, nel frattempo v’invio come sempre un saluto: ciao a tutti.



