La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

La magia di narrare storie 2

Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

Trilogia stampata su carta
Inedito; stampato dall'autore in autonomia senz'appoggio di alcuna casa editrice o di print on demand.

Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

mercoledì 16 dicembre 2015

Maximilian Arsltain “Il canto dell’arcangelo”; 20° capitolo da leggere online.

E ho dunque terminato anche l’ultimo capitolo del romanzo …
È stato un lungo percorso iniziato il sette aprile del 2015 quello della revisione del “Canto dell’Arcangelo”; ma ne è valsa la pena, ve lo assicuro.
Adesso il libro è più ordinato poiché ho cercato di correggere i periodi, la grammatica, la logica e ho cercato persino di renderlo più coinvolgente.
Certo … È un argomento particolare quello che c’è scritto al suo interno; un libro in cui si parla di demoni, maghi, draghi, arcangeli etc.
Alcuni potrebbero persino pensare, perché no, che sia un romanzo con una trama strana; rimane, a mio avviso, un romanzo il quale non può essere classificato … Ecco … Lo definirei un romanzo unico nel suo genere.
Forse è per questo motivo che ho fatto fatica a trovare una casa editrice che collaborasse con me al fine di poterlo stampare e proporlo così ai lettori in formato cartaceo, e forse sarà lo stesso motivo per il quale “Egli” rimarrà inedito; ma poco importa … È un libro sul quale ho lavorato tantissimo e pertanto la cosa importate è che sia letto e che non cada nel dimenticatoio.
Reputo che sia una bella storia; reputo che il romanzo porti con sé un bel messaggio e che, sebbene narri di vicende fantasy – horror, sia un romanzo che abbia un’anima.
Ho continuato a lavorarci su proprio per questo: io credo nel libro e credo che possa far arrivare uno splendido messaggio a chiunque lo legga.
Detto questo, porto alla vostra attenzione solo alcuni dati.

Questi erano i dati del romanzo prima che io incominciassi la revisione:

PAGINE:   

738  A\5
PAROLE: 

174.903
CARATTERI
 (Spazi Esclusi):
899.803
CARATTERI
 (Spazi Inclusi):
1.075.748
PARAGRAFI:

456
RIGHE:

21.023

Questi, invece, sono i dati del romanzo dopo la revisione:

PAGINE:   

357  A\4
PAROLE: 

162.220
CARATTERI
 (Spazi Esclusi):
831.995
CARATTERI
 (Spazi Inclusi):
988.961
PARAGRAFI:

6.004
RIGHE:

15.487

Come potete osservare, le pagine non cambiano ma rimangono più o meno le stesse: 357 A\4 che moltiplicate per due fanno 714 A\5; ho tagliato 12.683 parole; ho cancellato 67.808 caratteri spazi esclusi e 86.787 caratteri spazi inclusi; ho aggiunto 5.548 paragrafi e, infine, ho tagliato ben 5.536 righe.
Maximilian Arlstain “Il canto dell’arcangelo” è dunque formato da circa 550 cartelle editoriali standard.
Ebbene … Non mi rimane altro, per adesso, che augurarvi buona lettura:




CAPITOLO 20
IL NUOVO PASSAGGIO


La zona dove si era svolto il combattimento fu nuovamente oscurata dalla polvere che il colpo dell’essere appena giunto sul campo di battaglia aveva sollevato.
La polvere fu però velocemente dissipata dalla pioggia che veniva giù sin dall’inizio del combattimento.
La scena che videro i combattenti li lasciò senza parole; tutti: draghi, maghi ed esseri magici, scorsero ciò che non si sarebbero mai aspettati di vedere.
Il corpo del demone giaceva immobile e prono al suolo e le fiamme che prima bruciavano intensamente dietro le sue spalle erano spente; un particolare li colpì: quel corpo era privo di testa.
Essa fu vista non lontana da quel posto, era stata tranciata di netto.
Il demone era stato sconfitto; così pure le creature da lui evocate: approfittando della loro immobilità, tutti gli alleati dei maghi bianchi cercarono di dargli il colpo di grazia, ma si accorsero presto che non ce n’era bisogno poiché avevano cessato la loro vita con la morte di Adrammalech.
Tutti i combattenti esultarono immediatamente e canti di gioia si udirono per tutto il teatro dello scontro; c’erano esseri magici che si stringevano l’un l’atro per la felicità e i maghi che esultavano con la loro spada elementale rivolta al cielo.
I draghi si guardarono palesemente rincuorati dagli eventi; persino Asdar, Wotan e Astral si congratulavano tra loro per la vittoria appena conquistata.
Quando la polvere svanì del tutto, i maghi e i loro alleati si accorsero che quel grosso e potente essere piumato era scomparso.
Nel punto esatto dove lui era svanito, tuttavia, era spuntato un bastone simile in tutto e per tutto a quello del mago rosso Ivan.
Il bastone era piantato nel terreno.
Gli occhi dei tre maghi bianchi andarono a cercare i loro allievi ma ebbero una brutta sorpresa … Astral, seriamente preoccupato, chiese: «Ma dove sono finiti i ragazzi?».
Anche Asdar e Wotan scrutarono l’intera zona, ma dei loro alunni non c’era nessuna traccia.
Wotan confermò l’agghiacciante sospetto di Astral: «Sono svaniti nel nulla!». Esclamò il mago.
Anche Asdar fece una domanda: «Che siano periti nel combattimento?».
Astral gli rispose repentinamente: «No! Non ci voglio nemmeno pensare». Si alzò, perdendo l’equilibrio, e quasi cadde al suolo.
Il mago fu aiutato dai suoi due colleghi che gli diedero sostegno evitando che cadesse.
Egli si rivolse a loro due: «Portatemi in quel luogo». Facendo cenno verso il posto in cui Maximilian e i suoi cinque amici erano scomparsi.
Asdar e Wotan, facendosi carico del collega malconcio, scesero la collinetta sulla quale si erano appostati e arrivarono proprio dove era piantato il bastone del mago rosso.
Lì, scrutandosi intorno, Astral avvalorò la sua ipotesi: «Purtroppo non c’è traccia di loro». Il suo volto divenne cupo e il suo sguardo andò a cercare i due draghi che si stavano lentamente avvicinando.
Quando i draghi arrivarono lì vicino, notarono anche loro che i ragazzi mancavano all’appello e, guardandosi intorno, li cercarono ma non videro nulla.
Brot chiese ai tre maghi bianchi: «Dove sono finiti i vostri alunni?».
Asdar rispose: «Sono svaniti in quell’enorme nuvola di polvere».
Aschcore domandò: «Sono stati colpiti dal demone?».
Wotan, in quell’istante, affermò: «Sono sicuro che Adrammalech non li ha nemmeno sfiorati. Sono stati ben protetti; ne sono certo».
In seguito gli occhi dei draghi si posarono sul bastone che si ergeva di fronte a loro.
Brot disse: «C’è qualcosa che ci sfugge … Prima l’apparizione dell’arcangelo, poi la scomparsa dei ragazzi; adesso la ricomparsa del bastone di Ivan svanito all’atto del suo assassinio».
Astral, invece, espresse tutta la sua preoccupazione: «Cinque ragazzi soli, dell’età di dodici anni. Non è un bene ciò che è accaduto. Hanno bisogno di protezione, dovunque essi siano».
I due colleghi del mago annuirono avallando le sue parole e i draghi di fronte a loro continuarono a scrutarsi attorno, nel tentativo di scorgere i cinque ragazzi.

***

In un luogo imprecisato …

In un grande spazio aperto la vegetazione rigogliosa copriva gran parte del paesaggio; si vedevano alberi sconosciuti con grandi foglie sulle quali la rugiada del mattino si era condensata al punto da formare una piccola pozzanghera sospesa da terra.
Quegli alberi risultavano enormi in confronto agli abeti o alle querce; ai loro piedi c’erano piante d’ogni sorta: parevano piante grasse per via della robustezza delle loro fronde.
Vi era qualche pietra di colore grigio chiaro un po’ di qua un po’ di là, sparsa tra il fogliame.
Gli insetti pervadevano tutta la zona; il loro ronzio, alle volte, diveniva insopportabile per la sua intensità.
Cinque sagome giacevano prive di coscienza al suolo nel bel mezzo della flora.
Esse erano parzialmente nascoste dalle piante stesse.
Una di loro accennò un movimento e d’un tratto si sollevò da terra, sedendosi in mezzo all’erba alta; solo metà del suo busto spuntava dall’erba però.
I capelli riccioli di colore castano che scendevano fin dopo le orecchie, il naso leggermente allungato, gli occhi spalancati di colore marrone, la fronte spaziosa e le labbra carnose, non lasciavano alcun dubbio: quella sagoma altri non era che Gerard.
Egli si guardò attorno ed esclamò: «Eh! Che posto è mai questo?». Continuando a scrutare l’orizzonte; poi si accorse che vicino a lui c’erano altri quattro ragazzi distesi al suolo.
Anche loro, a un certo punto, s’iniziarono a muovere.
Hamza si alzò in piedi e si accorse di Gerard; egli si scrutò intorno e gli chiese: «Dove siamo?».
Gerard fece spallucce e rispose: «Boh! Non ho mai visto un posto simile in vita mia».
Da dietro a un fascio d’erba, in quel momento, si udì: «Wow! Che vista meravigliosa …». Era la voce di Chaman.
I suoi due amici si affrettarono a raggiungerlo e lo videro seduto che ammirava un enorme lago di cui non si vedeva la fine.
Dopo poco si sentì la voce di Corine che diceva: «Ahi … Ahi … Ahi. Che botta!». Si alzò anche lei e si mise seduta, toccandosi frequentemente il cranio.
Quando Corine vide i suoi amici chiese: «Cos’è successo?».
I tre fecero cenno di non sapere nulla.
Isak aveva ripreso appena conoscenza e si alzò dal posto dove era sdraiato, poi disse: «Vi rispondo io». Si fermò un attimo e in seguito continuò: «Ricordo una grande luce arancione, poi mi sono risvegliato in questo posto».
Lui scrutò attentamente quell’ambiente e infine affermò: «Eccola … Vi presento la mia visione. Quella che sere fa mi è apparsa minacciosa». E con la sua mano destra, indicava tutto l’ambiente circostante.
Corine guardò il cielo e, sospirando, esclamò: «Non è possibile!». Abbassò il suo sguardo e dinanzi alla ragazza si notò una piccola sagoma la quale scrutava il cielo come aveva fatto lei in precedenza.
Era Maximilian che fissava la volta celeste …
I suoi amici si avvicinarono a lui; la prima fu Corine che lo chiamò: «Maximilian!».
Lui non si mosse dal posto in cui era, pareva non aver sentito la sua amica che lo chiamava ma quando tutti furono abbastanza vicini, Maximilian si rivolse a loro dicendo: «Ho l’impressione che ci siamo ficcati in un bel pasticcio». Distolse poi lo sguardo dal cielo e lo puntò verso i suoi compagni.
Gerard chiese al fratello: «Max; dove sono i maestri?».
Maximilian gli rispose immediatamente: «Non cercate i maestri; non li troverete. Siamo completamente soli e dovremo cavarcela senza l’aiuto di nessuno».
I ragazzi appena giunti cercarono di chiedere maggiori spiegazioni ma Maximilian si limitò a puntare il suo indice destro verso il cielo.
Una potente fonte di luce irrorava tutto l’ambiente al punto da rendere impossibile fissarla e nessuno ci provò, vista la pericolosità rappresentata da quella forte luce per i loro occhi.
In seguito Maximilian chiese loro: «Guardate il riflesso nell’acqua».
I ragazzi, incuriositi, si affrettarono a guardare l’enorme specchio d’acqua.
I cinque videro uno spettacolo maestoso … In cielo c’erano ben due soli.
Tutti sgranarono i propri occhi: c’era un sole immenso nel cielo, pari a due volte quello che erano abituati a vedere; poco distante ce n’era un altro più piccolo di un terzo: esso girava vorticosamente e l’intrecciarsi della sua materia provocava un movimento simile a un gorgo impetuoso.
Un particolare lasciò di stucco i ragazzi: il sole più piccolo girava su sé stesso con differenti velocità.
Al centro il suo vorticare era più veloce e ai poli risultava più lento.
Quel movimento creava dei campi magnetici visibili a occhio nudo; essi disegnavano alti nel cielo un enorme calamaro, con all’interno quell’astro.
Un altro particolare attirò la loro attenzione: i due soli erano collegati da una striscia; essa pareva energia sottratta alla stella più grande che incessantemente veniva risucchiata da quella più piccola.
Tutto quel movimento riproduceva un rumore mai udito prima; pareva un sibilo simile a quello di una tv sintonizzata su di un programma non memorizzato.
Fortuna che quel fastidiosissimo rumore giungeva appena alle loro orecchie e percepivano giusto pochi frammenti di decibel.
Tutti, completamente rapiti da quello spettacolo, si chiesero: «Che cos’è quel fenomeno?».
L’unica che non era infastidita, come se fosse già abituata a quella visione, fu Corine che continuava a mostrare incredulità.
In seguito Maximilian le rivolse una domanda: «Corine; riconosci quest’ambiente?».
La sua risposta lasciò tutti di stucco: «Come potrei dimenticare il posto in cui sono nata».
Quella luce potente continuava a irrorare tutta la zona e loro si guardarono l’un l’altro quasi impauriti scrutando, di tanto in tanto, l’ambiente che li circondava.

***

Nel luogo dove si era svolta la battaglia …

Molti esseri magici e altrettanti maghi si aggiravano festanti per il campo di battaglia.
Di fronte a un bastone eretto, e piantato ben saldo nel terreno, i maestri dell’Asilum continuavano a discutere con i due draghi e le loro voci si udivano appena, coperte dalle urla gioiose dei vincitori.
Si udì la voce di Astral che chiedeva: «Dove potrebbero essere finiti?».
Uno sbuffo provenne da Brot, poi la sua risposta arrivò nitida alle orecchie di coloro che lo stavano ascoltando: «Non sono più in questo mondo. Non sento la loro presenza».
Aschcore chiuse i suoi occhi, annuì e riaprendoli confermò quelle parole: «Non sono più di questo mondo. È l’unica spiegazione possibile».
Asdar chiese: «Cosa vuol dire?».
Brot gli rispose: «Che i ragazzi non appartengono più a questo piano, ma sono stati traspostati nel mondo dove sono stati confinati i maghi neri».
I tre maghi esclamarono all’unisono: «Cosa!».
Aschcore gli diede maggiori spiegazioni: «Non ne conosco il motivo, ma i sei ragazzi sono stati portati nel mondo magico. Probabilmente tutto accade per un preciso progetto, dunque è giunto il momento per noi di raggiungerli. Non credi Brot?». Rivolgendosi al fratello.
Il drago con le scaglie d’acciaio annuì e ribadì: «Ci vorrà del tempo, ma credo che la cosa sia fattibile».
I maghi a loro vicini non si spiegavano il senso di quelle parole: attraversare la barriera di protezione tra i due mondi non era cosa facile; come avrebbero fatto?
Il drago dalla folta chioma si girò verso una zona ben definita ed esclamò: «E va bene! Andiamo a cercare la cosa che ci permetterà di ritornare a casa».
Nel frattempo due sagome si avvicinarono a loro; erano Vorabor e Rotramir.
Entrambi erano feriti in maniera lieve, mostravano i segni della battaglia.
Una volta vicini al gruppo che stava discutendo davanti al bastone del mago rosso, uno di loro disse: «Siamo riusciti a sconfiggere ogni membro della loro armata; nessuno è rimasto in vita». Fu Rotrammir che parlò.
Il drago con i lunghi baffi si complimentò con loro: «Ben fatto; veramente ben fatto».
Ma Vorabor precisò: «Non saremo riusciti a sconfiggerli senza l’aiuto dell’Arcangelo apparso dal nulla … Tuttavia, il fato ci ha sorriso e tutte le entità evocate dal demone sono cadute grazie all’incanto riprodotto dall’essere celeste».
Brot ribatté: «Quella magia è il più potente incanto posseduto dai maghi rossi; una magia oramai persa nei secoli: il famigerato canto dell’arcangelo». Il drago si fermò per un attimo e dopo una breve pausa continuò il suo discorso: «Non so come possa essere riapparso qui, in questo giorno. A maggior ragione che la stirpe dei maghi rossi è ormai estinta. Ma di una cosa sono certo … L’arcangelo ha difeso Maximilian; lui, dunque, possiede la chiave per affrontare l’oscuro».
Due maghi, in quell’istante, si avvicinarono velocemente al gruppo e comunicarono una novità.
Uno di loro disse: «Abbiamo trovato qualcosa d’insolito; laggiù, vicino a quelle rocce che spuntano dalla vegetazione».
I maestri guardarono Brot il quale annuì; quest’ultimo, rivolgendosi al fratello, chiese: «Sarà quello che stiamo cercando?».
Aschcore di rimando annuì e, guardando anch’egli verso la zona indicatagli dai maghi, proferì: «Qualunque cosa sia, sarà il caso di dargli un’occhiata».
I due draghi si avviarono a grandi passi verso quella zona e furono seguiti dai maghi e da alcuni esseri magici, tra cui Vorabor e Rotramir.
Si ritrovarono infine tutti di fronte a due enormi massi, l’uno appoggiato all’altro; tutt’intorno c’era la folta vegetazione che quasi li copriva, nonostante la loro grandezza.
Il fatto che parve strano fu che una delle due rocce, a causa di un’esplosione, si era frantumata lasciando intravedere il loro interno concavo; e proprio dall’interno si notava un alone rossastro che fuoriusciva verso l’esterno.
Brot assunse un’aria dubbiosa, successivamente sferrò un colpo a quel masso mezzo distrutto facendolo finire in frantumi.
Dietro di esso c’era un antro profondo, dove l’oscurità era interrotta solamente da un colore rossastro il quale proveniva da una fessura proprio al centro di quella caverna.
Astral e i suoi due colleghi videro la stessa cosa anche se arrivarono dopo i draghi.
Astral, sorretto da Wotan e Asdar, riprodusse un incanto ed esclamò: «Lux!».
La sua voce echeggiò in tutta la caverna e dalla sua mano destra, protesa in avanti, venne fuori un globo minuscolo di luce che si diresse proprio vicino al tetto dell’antro rischiarandolo.
Nessun nemico fu avvistato e tutti entrarono, portandosi con cautela nei pressi della fenditura che al centro di quello spazio emanava una forte luce.
Tutti furono sorpresi da ciò che videro.
Aschcore affermò: «L’abbiamo trovato».
Dinanzi a loro, in fondo a quel crepaccio, c’era un’altra caverna altrettanto grande come quella in cui erano appena entrati.
Un sentiero era stato costruito artificiosamente lungo le pareti della fenditura; esso portava direttamente sul fondo dove si notava un lento, ma inesorabile, vorticare degli elementi.
Avevano finalmente trovato il passaggio di cui si servivano gli esseri ostili per arrivare nel mondo umano …
Percorsero dunque quel sentiero scavato nelle pareti della roccia fino a giungere sul fondo.
Lì, davanti a loro, c’era il secondo passaggio che tanto aveva preoccupato i maghi bianchi; era dunque giunto il momento di renderlo inoffensivo.
Aschcore fu il primo a parlare: «Ed eccolo qui … Il famigerato passaggio di cui non riuscivamo a capire l’ubicazione».
Wotan, anch’egli sceso con i due suoi colleghi, aggiunse: «Sarebbe stato impossibile rintracciarlo; sottoterra … Chi lo avrebbe mai immaginato».
Brot fece presente: «Nonostante non ci siano più esseri magici a presidiarlo, esso rappresenta ancora un problema per noi».
I presenti non ebbero il coraggio di contraddirlo.
Brot allora fece partecipi gli alleati delle sue intenzioni: «Questo passaggio deve essere invertito». Nessuno aveva mai sentito quel termine prima d’allora …
Asdar provò a chiedere: «Cosa intende per invertirlo?».
Il drago dalle scaglie d’acciaio rispose: «Intendo invertire la sua rotazione, in modo da non permettere a esseri ostili di trapassare ma viceversa … Permettere a noi di arrivare in quel mondo».
Dal gruppo si udì un’esclamazione: «Com’è possibile farlo!».
Brot allora precisò: «È un incanto che solo noi draghi riusciamo a fare, ma ci vuole molto tempo. È per questo che ho bisogno di tutto l’aiuto che potete darmi».
Un’altra domanda gli fu posta proprio in quell’istante: «Ma quale aiuto potremo noi darle?». Questa volta la voce era quella di Asdar.
Il drago accennò un ghigno poi fece in modo che tutti sentissero: «Non immaginate nemmeno quale aiuto potete offrirmi». Il suo sguardo si posò su suo fratello Aschcore e di seguito disse: «C’è bisogno di piantonare questo passaggio, affinché nessuno riesca ad attraversarlo. Io penserò al resto. Datemi del tempo e lo invertirò, rendendo finalmente sicuro il mondo degli uomini».
Il drago dai lunghi baffi poi chiese: «Quanto ci vorrà per fare ciò che hai detto?».
Il fratello gli rispose: «Non meno di due anni».
Il maestro Astral spalancò i suoi occhi e fece presente: «Non resisteranno mai così tanto tempo in quelle terre».
I due draghi, però, parevano non preoccuparsi di quello che il mago bianco aveva appena detto.
Aschcore si affrettò a rispondere: «Non preoccupatevi per loro. Avete di già dimenticato che esiste una resistenza? E soprattutto … Non sono soli, con loro c’è uno dei più potenti draghi che sia mai esistito».
A tutti fu chiaro che il drago stava parlando di Bithor, ma non potevano far altro che pensare alla giovane età di coloro che avevano appena attraversato la barriera ed erano entrati in un mondo comandato da esseri malvagi.
La voce poderosa di Brot li distolse dai loro pensieri: «Ora è il momento di pensare al passaggio. Onde evitare che ci siano brutte sorprese dovremo assicurare un pattugliamento ventiquattro ore su ventiquattro. Ci sarà bisogno di maghi bianchi che contengano magicamente la libera entrata che esso fornisce ed esseri magici nostri alleati che assistano i maghi nel loro compito».
Un’affermazione però provenne dal gruppo dei maghi bianchi: «Noi maghi non siamo in grado di riprodurre incanti simili». Era stato Astral a ricordare al suo maestro le proprie limitazioni.
Tuttavia, il drago rispose: «Di questo non dovete preoccuparvi poiché io v’insegnerò come andrà fatto. Datemi solo fiducia e vedrete i risultati».

***

Nel medesimo momento, in un mondo differente …

Sei ragazzi si chiedevano dove fossero finiti.
L’ambiente era totalmente differente da quello cui erano abituati; sia la flora sia la fauna parevano non appartenere al loro mondo.
Maximilian cercava di far capire ai suoi amici dove fossero giunti ed era sulle sponde dell’immenso lago dove i due soli si rispecchiavano nitidamente.
Strani insetti fecero la loro apparizione e strane piante erano disseminate dappertutto.
I sei rimasero senza parole nel vedere quell’ambiente.
Maximilian stava aspettando la risposta di Corine la quale non tardò a dirgli: «Questo posto è identico al mondo dove sono nata. E questo lago l’ho visto altre volte».
Gerard sapeva della sua provenienza e un brivido attraversò il suo corpo, poi esclamò: «Come abbiamo fatto ad arrivare qui! Nemmeno un essere con grandi poteri può riuscirci».
Hamza, Chaman e Isak, non capivano a cosa alludevano i tre loro amici; chiesero spiegazioni e fu proprio Isak che domandò: «Voi già sapete di che posto si tratta?».
Maximilian, Gerard e Corine, annuirono e risposero di sì; sentita quell’affermazione, i tre si tranquillizzarono: se i loro compagni sapevano dov’erano, era logico pensare che sapessero come tornare a casa.
Maximilian, tuttavia, aggiunse: «Per tornare a casa dovremo prima compiere il nostro destino». Parole pesanti che echeggiarono ovunque in quel luogo.
Chaman gli chiese: «Vorresti dire che non c’è modo di ritornare indietro per il momento?».
Non fu però Maximilian a rispondere, ma Corine la quale confermò: «Esattamente. Nessuno di noi può ritornare all’Asilum, nemmeno riproducendo le formule che noi conosciamo». Si riferiva alle formule insegnategli da Astral per uscire ed entrare nel rifugio.
Le loro facce divennero nuovamente cupe e la preoccupazione iniziò a pervadere le loro menti.
Nessuno osava più parlare e nell’aria un silenzio tombale calò impetuosamente.
Maximilian osservava i suoi amici dispiaciuto di quanto accaduto, in fondo era successo tutto perché avevano tentato di soccorrerlo.
Lì, in piedi, di fronte a loro e tutto sporco di sangue, tirò un sospiro, poi stava quasi per parlare quando udì delle parole a lui familiari: «Maximilian».
Qualcuno lo stava chiamando e fu ben chiaro che quella voce la sentì solo lui.
Essa, dopo un attimo di pausa, si udì nuovamente: «Hai riconosciuto il posto?».
Maximilian annuì.
Quella stessa voce continuò dicendo: «Ti è ben chiaro dove ci troviamo. Tempo fa io ti dissi che sarebbe giunto il giorno in cui la barriera esistente sarebbe stata da noi varcata. Ebbene … Quel giorno è arrivato. Oggi siamo giunti nel modo in cui furono richiusi i maghi neri e i loro alleati». La voce si fermò un attimo, in seguito riprese: «Stai in guardia, poiché da questo momento sarete oggetto di ogni sorta d’attacco e inganno; faranno di tutto per uccidervi».
Maximilian pensò: «Dunque fra poco ti vedremo arrivare?».
La risposta arrivò immediatamente: «Non potrò uscire dal tuo corpo fino al momento opportuno».
Il drago aveva capito il suo pensiero ed egli ci riprovò di nuovo e mentalmente ripeté: «Sei in grado di sentire i miei pensieri?».
«Certo, entrambi siamo uniti da un legame particolare. Possiamo comunicare senza che altri ci sentano». La sua espressione in quell’istante cambiò e fu sorpreso.
Anche i suoi amici, che lo stavano fissando, si chiesero cosa gli stesse succedendo.
Maximilian pensò ancora: «Perché non ti materializzi? Siamo nel mondo dove è consentito».
Il drago rispose: «Non è proprio così. Io e te abbiamo fatto un patto che mi impedisce la libertà, ma che ti permette di usare delle mie particolari doti ivi compresa la facoltà di parlare con me solo con il pensiero. Ti sei accorto che quando evochi la tua spada elementale essa ti trascina? Ebbene … Ella viene guidata dalla mia volontà; se la materializzi, io sarò al tuo fianco. Ma perdila e svanirà l’incanto. Hai avuto la prova nella lotta contro Adrammalech. Adesso però sarebbe meglio se vi poneste al riparo. Cercate un posto dove nascondervi poiché presto il fato vi farà incontrare un  faro che vi scorterà nei meandri di questo mondo». Non finì nemmeno di parlare che un rumore di ali, le quali si dibattevano, attirò la loro attenzione.
Gerard guardò verso il posto da dove proveniva il rumore e chiese: «Cosa sarà mai questo rumore di ali che tagliano l’aria?».
Maximilian sgranò i suoi grandi occhi, guardò di scatto i suoi amici e gli intimò: «Presto! Nascondiamoci sotto quei cespugli». Indicando con l’indice destro un agglomerato di rovi  che si trovava alla loro sinistra vicino alle acque del laghetto.
Nessuno pose più alcuna domanda, ma si affrettarono a fare quello che il loro amico gli aveva chiesto.
I sei si nascosero sotto i cespugli e l’ambiente tornò nuovamente deserto come lo era prima del loro arrivo.
I ragazzi erano completamente coperti, nascosti nel grosso viluppo di foglie e arbusti e videro comparire su nel cielo un piccolo punto nero.
Chaman chiese a bassa voce: «Che cos’è?».
Maximilian gli rispose con un fil di voce: «Qualunque cosa sia è malvagia e non deve vederci».
Tutti i ragazzi, ben camuffati, si ritrovarono di fronte a una creatura mai vista in precedenza: quel puntino in lontananza presto si delineò e sembrava un cavallo alato.
I suoi muscoli erano senza la pelle e s’intravedevano persino i suoi tendini e i suoi vasi sanguigni, per non parlare delle sue grosse vene disseminate su tutto il corpo.
Le sue ali non avevano piume ma erano come quelle di un pipistrello, centinaia di volte più grandi però: esse si stagliavano in cielo come una ragnatela e aumentavano il volume dell’essere.
Egli era grande il doppio di un normale cavallo e la sua testa era completamente diversa: i ragazzi videro una testa umana e quest’ultima era ricoperta da una chioma come quella di un leone.
Una coda volteggiava alle sue spalle e pareva proprio quella di uno scorpione.
Il suo colore era rosso, probabilmente colore dovuto al sangue che si poteva vedere per via della mancanza di pelle.
Ma le sorprese non erano ancora finite … In groppa a quell’essere montava un’altra strana bestia: pareva tutt’uno con la belva che cavalcava l’aria.
I sei si accorsero che essa era fissata al suo busto tramite la coda, ovvero tramite più della metà del suo corpo.
L’essere fissato alla chimera era metà serpente e metà essere umano con fattezze femminili.
La bestia, cavalcando il suo destriero, pareva pattugliare quella zona.
Si voltava da un lato e dall’altro spasmodicamente e di tanto in tanto emetteva un urlo spaventosamente acuto.
In mano stringeva un tridente acuminato e le sue lische luccicavano riflettendo la luce dei due soli.
Quando le bestie furono proprio sulle loro teste, essa intimò di fermarsi e odorò l’aria che la circondava.
Il dibattere delle ali del suo destriero provocò una turbolenza proprio lì, dove Maximilian e i suoi amici si nascondevano.
I ragazzi non mossero un dito; rimasero completamente immobili e, spaventati, si fissarono l’un l’altro.
Maximilian si portò l’indice vicino al naso e fece cenno a tutti di non fiatare; la loro reazione fu di annuire facendo intendere che avrebbero retto alla pressione di quel momento.
Una voce terrificante domandò: «Hai visto qualcosa?». Quella voce era doppia e tremendamente malvagia, arrivava dalla bestia che portava in groppa il serpente con il busto di donna.
La voce della serpe si udì nitidamente: «Mi pare di aver sentito qualche odore strano».
La bestia gli rispose: «Sarà il caso di scendere a controllare».
La figura femminile però non fu d’accordo: «No, non è il caso. Oggi abbiamo troppe cose da fare e proprio non abbiamo il tempo di dare la caccia a dei ratti che si nascondono in mezzo all’erba».
L’essere sotto di lei confermò: «Hai proprio ragione. Se ci attardiamo ancora, la sua ira si abbatterà su di noi». E, infine, quell’animale strano riprese a volare.
Egli si spostò dal luogo dove stava fluttuando, aiutato dalle sue possenti ali da pipistrello.
I ragazzi videro allontanarsi le bestie progressivamente e non ebbero il coraggio di uscire dal nascondiglio almeno per mezz’ora dalla loro scomparsa.
Maximilian si rivolse a loro con voce appena percettibile: «Dobbiamo cercare un riparo. Non è saggio muoversi di giorno; non nel mondo comandato dai maghi neri».
Quell’affermazione stupì tutti in quel cespuglio enorme: Chaman, Hamza, Isak, Corine, Gerard e Maximilian, per qualche strano motivo erano arrivati nel mondo parallelo dove millenni prima i maghi neri erano stati confinati.
Le loro facce avevano un’espressione bizzarra e l’ombra della siepe che li sovrastava le nascondeva appena.
Tanti erano gli interrogativi ma urgeva spostarsi in una zona più sicura, al riparo da occhi indiscreti: alla luce dei soli di quel mondo stava per svolgersi l’ennesimo capitolo di una diatriba che ormai persisteva da lungo tempo.

Un saluto a tutti i lettori; noi ci risentiremo tra un po’ di giorni, momento in cui posterò il link per poter scaricare gratuitamente l’intero manoscritto in PDF.