Hm … brutto, brutto periodo.
Questo mese muore (spero vivamente di no e che sia solamente un diverbio interno) una delle più belle realtà che il fantasy Italiano abbia mai conosciuto prima d’ora; devo dire che gli elaborati della suddetta realtà non sono affatto male, anzi ve ne sono alcuni di notevole interesse e secondo la mia opinione molto validi: ben curati sotto tutti gli aspetti, sia grafici, sia letterari.
Purtroppo mi ritorna in mente il discorso dei due universitari sul treno che vi ho fatto presente nei post precedenti:
Il primo diceva verso il suo amico che gli sarebbe piaciuto scrivere un libro e già parlava di percentuali di guadagno “fischia, aveva le idee chiare”.
L’amico annuiva e affermava che era disposto a leggere un libro di un esordiente ma con il cavolo che avrebbe speso € 15,00 per quel tipo di manoscritto.
Poi il ragazzo che aveva aperto il discorso asseriva che effettivamente conveniva aspettare l’uscita dell’edizioni economiche per leggersi un libro, in quanto si sarebbe risparmiato un bel po’. In seguito ha continuato con percentuali di guadagno che andavano dal 6% su ogni copia venduta all’ 8% del prezzo di copertina.
Io ovviamente non posso né assentire e né negare, non conosco questi aspetti.
In un primo momento sarei voluto intervenire nel discorso, ma poi, onde evitare di essere scambiato per invadente, ho desistito; leggevo il mio bel manoscritto e lo correggevo, ogni tanto ascoltavo ciò che dicevano.
A parte la centralità dell’argomento: I soldi, da ciò che hanno detto si è evinto che un autore esordiente ha pochissime possibilità di rientrare nei loro programmi di lettura; preferivano autori più blasonati.
E allora una domanda mi sorge spontanea:
Quel poveretto dell’autore esordiente che si china sul suo manoscritto, diciamo quattro ore al giorno senza esagerare, quante possibilità ha di essere letto da quel tipo di lettori?
Hm … a me pare poche.
Ve lo ricordate?
Penso proprio di si, vero.
Questa mentalità è alla base del “romanzicidio” (permettetemi lo slang) che è in atto nel nostro paese. Finché non saremo disposti a leggere autori esordienti e dunque cercare nuovi stimoli e nuovi stili di scrittura, realtà come quella che purtroppo scompare questo mese, non riusciranno mai a farsi largo tra i grandi colossi che annoverano scrittori blasonati e tanto ricercati.
Non è colpa dell’Editoria, ma è nell’abitudine del lettore da ricercare la causa, come se esso non volesse scegliere e non aspettasse altro che farsi consigliare (ovviamente da chi ha la forza economica per poterlo fare e dunque accedere ai mezzi di comunicazione).
Continuo a sostenere che un libro non è bello solo perché lo dice la Tv o solo perché è stato stampato da una grande casa; no.
Io per esempio, ho comperato un libro di un grande scrittore fantasy Italiano (a detta di tutti) stampato da una grossa CE; vi giuro che ho letto solo la prima pagina, poi l’ho posato e non mi è venuta voglia nemmeno di andarlo a riaprire: € 18,00 buttati dalla finestra.
Viceversa, ho comperato tre manoscritti della realtà sopraccitata, beh: mi credete se vi dico che in cinque giorni li ho letti tutti e tre? E tutti e tre i manoscritti sono di autori poco conosciuti, ma devo ammettere che non hanno nulla da invidiare agli scrittori più blasonati.
Se davvero ci riteniamo amanti del fantasy, non possiamo che porci molti interrogativi e constatare che se non c’è un’inversione di tendenza di noi lettori (mi annovero anch’io fra i lettori), il fantasy Italiano non farà molta strada; occorre avere il coraggio di sperimentare cose nuove (libri nuovi) senza il timore di rimanere delusi. Che cosa costa provare?
Se una casa editrice non è grossa, ciò non vuol dire che è meno professionale di una con i quattrini, potreste rimanere sorpresi se solo tentaste di darle fiducia e perché avere pregiudizi?
Non mi rimane che formulare un grosso in bocca al lupo ai componenti della bella realtà che ho menzionato e scusarmi per non aver fatto il nome, ma io non sono nessuno e di certo la mia opinione conta poco.
A parte i complimenti per i loro lavori, di una cosa sono certo: prima o poi, chi lavora con passione avrà le dovute ricompense.
Un grosso in bocca al lupo per qualsiasi cosa voi decidiate di fare.
Questo mese muore (spero vivamente di no e che sia solamente un diverbio interno) una delle più belle realtà che il fantasy Italiano abbia mai conosciuto prima d’ora; devo dire che gli elaborati della suddetta realtà non sono affatto male, anzi ve ne sono alcuni di notevole interesse e secondo la mia opinione molto validi: ben curati sotto tutti gli aspetti, sia grafici, sia letterari.
Purtroppo mi ritorna in mente il discorso dei due universitari sul treno che vi ho fatto presente nei post precedenti:
Il primo diceva verso il suo amico che gli sarebbe piaciuto scrivere un libro e già parlava di percentuali di guadagno “fischia, aveva le idee chiare”.
L’amico annuiva e affermava che era disposto a leggere un libro di un esordiente ma con il cavolo che avrebbe speso € 15,00 per quel tipo di manoscritto.
Poi il ragazzo che aveva aperto il discorso asseriva che effettivamente conveniva aspettare l’uscita dell’edizioni economiche per leggersi un libro, in quanto si sarebbe risparmiato un bel po’. In seguito ha continuato con percentuali di guadagno che andavano dal 6% su ogni copia venduta all’ 8% del prezzo di copertina.
Io ovviamente non posso né assentire e né negare, non conosco questi aspetti.
In un primo momento sarei voluto intervenire nel discorso, ma poi, onde evitare di essere scambiato per invadente, ho desistito; leggevo il mio bel manoscritto e lo correggevo, ogni tanto ascoltavo ciò che dicevano.
A parte la centralità dell’argomento: I soldi, da ciò che hanno detto si è evinto che un autore esordiente ha pochissime possibilità di rientrare nei loro programmi di lettura; preferivano autori più blasonati.
E allora una domanda mi sorge spontanea:
Quel poveretto dell’autore esordiente che si china sul suo manoscritto, diciamo quattro ore al giorno senza esagerare, quante possibilità ha di essere letto da quel tipo di lettori?
Hm … a me pare poche.
Ve lo ricordate?
Penso proprio di si, vero.
Questa mentalità è alla base del “romanzicidio” (permettetemi lo slang) che è in atto nel nostro paese. Finché non saremo disposti a leggere autori esordienti e dunque cercare nuovi stimoli e nuovi stili di scrittura, realtà come quella che purtroppo scompare questo mese, non riusciranno mai a farsi largo tra i grandi colossi che annoverano scrittori blasonati e tanto ricercati.
Non è colpa dell’Editoria, ma è nell’abitudine del lettore da ricercare la causa, come se esso non volesse scegliere e non aspettasse altro che farsi consigliare (ovviamente da chi ha la forza economica per poterlo fare e dunque accedere ai mezzi di comunicazione).
Continuo a sostenere che un libro non è bello solo perché lo dice la Tv o solo perché è stato stampato da una grande casa; no.
Io per esempio, ho comperato un libro di un grande scrittore fantasy Italiano (a detta di tutti) stampato da una grossa CE; vi giuro che ho letto solo la prima pagina, poi l’ho posato e non mi è venuta voglia nemmeno di andarlo a riaprire: € 18,00 buttati dalla finestra.
Viceversa, ho comperato tre manoscritti della realtà sopraccitata, beh: mi credete se vi dico che in cinque giorni li ho letti tutti e tre? E tutti e tre i manoscritti sono di autori poco conosciuti, ma devo ammettere che non hanno nulla da invidiare agli scrittori più blasonati.
Se davvero ci riteniamo amanti del fantasy, non possiamo che porci molti interrogativi e constatare che se non c’è un’inversione di tendenza di noi lettori (mi annovero anch’io fra i lettori), il fantasy Italiano non farà molta strada; occorre avere il coraggio di sperimentare cose nuove (libri nuovi) senza il timore di rimanere delusi. Che cosa costa provare?
Se una casa editrice non è grossa, ciò non vuol dire che è meno professionale di una con i quattrini, potreste rimanere sorpresi se solo tentaste di darle fiducia e perché avere pregiudizi?
Non mi rimane che formulare un grosso in bocca al lupo ai componenti della bella realtà che ho menzionato e scusarmi per non aver fatto il nome, ma io non sono nessuno e di certo la mia opinione conta poco.
A parte i complimenti per i loro lavori, di una cosa sono certo: prima o poi, chi lavora con passione avrà le dovute ricompense.
Un grosso in bocca al lupo per qualsiasi cosa voi decidiate di fare.