Un
capitolo in una settimana; questa è l’andatura che avevo quando incominciai a
scrivere …
Sono
undici i capitoli terminati, dunque ne mancano solo quattro e la saga sarà
chiusa.
Ho
scritto dodici libri; se me l’avessero predetto all’età di diciotto anni io gli
avrei risposto che si stavano sbagliando.
Eppure
eccomi qua: un uomo che non ha cercato la lettura, ma che è stato cercato dalla
lettura.
Io
ho fatto di tutto per sottrarmi ad essa, le più disparate azioni, tuttavia, in
un modo o nell’altro, lei trovava sempre il modo di piegarmi e costringermi a
leggere.
Infine
tutto divenne più chiaro: più io cercavo di scappare, più la sua pressione
diveniva gravosa.
Lo
so … Potrebbero sembrare parole arcane, ma vi assicuro che c’è stato un periodo
nel quale tutto avrei pensato di fare fuorché leggere; eppure leggevo perché
ero praticamente costretto a farlo.
“Si
dice che ogni essere umano dovrebbe leggere, nel corso della vita, almeno cento
libri”; adesso posso confermare: « Un’affermazione molto saggia ».
Poi
venne la scrittura …
Sono
stato sempre bravo ad inventare storie, ma non avevo mai pensato di scriverle.
Un
giorno sentii il bisogno di farlo e la cosa mi piacque, a tal punto da
continuare poiché mi accorsi che scrivere le storie me le faceva anche vivere
in prima persona.
Era
meglio che guardare un film perché la mente costruisce le immagini in modo
strabiliante e la tecnologia ancora non è in grado di eguagliare tale
meccanismo.
Io
ero al centro della storia, ero io che decidevo chi doveva parlare e come doveva
farlo; ero io che sviluppavo la trama; ero io l’inventore di quel mondo
fantastico.
Io
ascoltavo i discorsi dei miei personaggi; io partecipavo ai loro incontri; io
gioivo con loro, soffrivo con loro e mi sono anche commosso assieme a loro.
Non
ci crederete, ma io sono entrato in simbiosi con loro a tal punto da
immedesimarmi nella storia e, talune volte, ridevo mentre scrivevo le battute
di alcuni personaggi (Chaman mi ha fatto ridere a crepapelle “saga di
Maximilian Arlstain”); mi sono persino asciugato una lacrima, che purtroppo è
sfuggita al mio controllo, mentre scrivevo il finale di una delle mie storie,
tale era il coinvolgimento.
Pensate
… Udire il rumore dei colpi di spada; il boato provocato dagli attriti degli
elementi; le urla dei combattenti sul campo di battaglia; i passi pesanti dei
cavalli bardati, dei giganti, degli esseri fantastici che vivono, amano e
muoiono nella tua storia; udire il respiro affannoso di un uomo mentre fugge
dal pericolo, i suoi sentimenti, le sue paure; assistere all’eterna battaglia
fra il costruttivo e il distruttivo (non ho usato le parole “bene” e “male”
perché sono due parole relative); sentire un vortice di emozioni, infinite
emozioni, che una gran quantità di personaggi si portano dentro; ecco … Se non
avessi scritto nulla, io mi sarei perso tutto ciò che voi avete appena letto.
Invero
c’è molto di più di quanto ho scritto da farvi conoscere, ma, purtroppo, temo
che io non riesca a scriverlo in poche righe.
Arrivò
poi il giorno in cui mi resi conto che non potevo scrivere solo per me stesso
e, dunque, provai a condividere tutto con altre persone; io non avevo particolari
obiettivi (fare soldi, dimostrare qualcosa a qualcuno, etc.), a me bastava
avere la consapevolezza di non aver lavorato invano e che i miei libri fossero
letti.
Un
libro, in effetti, se non è letto da nessuno è come se non fosse stato scritto;
i libri sono scritti affinché siano letti, è quello il loro destino.
Volevo
che i miei personaggi vivessero nelle menti di altra gente: le persone che
avrebbero dovuto leggere i miei romanzi.
Dopo
molto tempo, periodo in cui ho fatto tanto di quel lavoro da perderne la
consapevolezza, mi sono reso conto che la mia intera visione del mondo in cui
mi sono addentrato è distorta.
La
realtà, per quello che ho capito, è che un libro è un investimento su cui non
tutti sono disposti a rischiare; insomma: se il libro ti fa guadagnare milioni va
bene, altrimenti non val la pena di perderci tempo.
La
vita dell’aspirante scrittore, e dunque dello sconosciuto, pertanto è segnata:
ora et labora; ora, perché magari il suo angelo custode si metta a lavorare
(non si sa mai … Un evento fortunato); labora, e labora tanto – tanto, perché è
l’unico modo per terminare ciò che ha iniziato.
La
mia esperienza più che decennale sta giungendo al termine ed ecco perché posso
permettermi di scrivere le mie conclusioni; avrò pur capito qualcosa in questi
molti anni, no?
La
cosa più importante, tuttavia, è che non lascio nulla in sospeso e, a Dio piacendo,
sarò in grado di far leggere lo stesso ciò che ho scritto.
Pertanto
…
Il
peso che grava sulle mie spalle si sta alleggerendo e man mano che vado avanti
tale sensazione diviene più evidente.
Ad
oggi ho scritto ben 261.922 battute spazi inclusi e ho redatto 244 pagine A5
del mio ultimo libro.
Saluto
tutti i lettori del blog.
Ciao
a tutti.