Dunque … Cosa mi è rimasto da fare?
Invero ci sarebbe ancora molto da fare:
correggere i testi, impaginarli nel miglior modo possibile, affinare la grafica,
fare i pdf, trasformare i pdf in ebook, etc.
Certo … Io posso farlo tranquillamente; ho i
mezzi, riesco sempre a trovar del tempo da dedicare alla scrittura, sono
caparbio e non mi arrendo alla prima difficoltà.
Ciononostante incomincio a sentire gli
effetti dello scorrere del tempo e temo che io non abbia più nulla da dire.
Tutto ciò che avevo da dire, l’ho scritto nei
miei libri.
Proverò a trasformare i dodici libri che ho
scritto in numeri e, sebbene sia noioso trasformarli in numeri, ciò vi farà
rendere conto di quanto io abbia lavorato in questi lunghi anni di scrittura.
Pagine: 4.461;
Parole: 920.963;
Caratteri spazi esclusi: 4.745.546;
Caratteri spazi inclusi: 5.645.847;
Paragrafi: 35.888;
Righe: 121.567.
Ecco:
questi numeri equivalgono a dodici anni della mia vita.
Ora … È opinione comune che non bisogna
perseverare poiché farlo è diabolico, pertanto è tempo che io smetta di
scrivere.
Da oggi io non scriverò più nulla poiché,
come dicevo in precedenza, non ho più nulla da dire; e uno scrittore scrive
finché ha dei messaggi da tramandare, inutile farlo ancora se manca questa
“virtù”.
Il fatto che io non scriverò più, non
inficerà in nessun modo il lavoro che ho fatto e che ancora intendo curare.
Per “curare il mio lavoro” intendo perfezionarlo
in modo che voi possiate leggerlo.
Esatto … È giunta l’ora che io mi dedichi
alla cura di ciò che ho scritto.
Ogni post, pertanto, da oggi in poi conterrà
un intero capitolo di un mio nuovo libro così che voi possiate leggerlo.
Lo leggerete in contemporanea con la
correzione che io stesso farò, fino a quando “Egli” sarà terminato; solo allora
io sistemerò la grafica e lo trasformerò in un pdf.
Il pdf, lo sapete già, sarà messo in download
gratuitamente nell’apposita sezione del blog e chiunque di voi voglia
scaricarlo l’avrà a portata di click.
Come avevo anticipato, se ne avrò il tempo e
la forza, è mia intenzione continuare ad aggiornare il blog e farvi leggere quello che ho scritto (sempre che voi siate disposti a farlo).
Sarebbe logico farvi leggere il seguito di
Maximilian Arlstain, ma ancora non è tempo di farlo (vi prometto che a tempo
debito leggerete anche quello “720 pagine A5”); ora vi farò leggere un lavoro a
cui tengo particolarmente.
Il libro che potrete leggere è: Disperso nel
tempo “1942” (360 pagine A5).
La copertina già la conoscete …
Egli è un libro fantascientifico basato sulla
storia.
La storia, lo intuite dalla data, è quella
della seconda guerra mondiale e precisamente gli eventi si svolgono in diverse epoche.
Vi starete chiedendo con che titoli io abbia
scritto questo libro e come abbia fatto per non scrivere castronerie al suo
interno …
La risposta è semplice: giacché a me piace
leggere i libri di storia, non ho dovuto fare altro che leggere pagine e pagine
che testimoniano gli eventi di cui ho scritto nel libro.
Questa è una delle risposte …
C’è, invece, una motivazione ancora più
importante, quella che mi ha spinto a scrivere un libro fantascientifico a
sfondo storico.
La motivazione è un vecchietto conosciuto
nella mia gioventù (1983) che, spesso, mi raccontava quello che avevano fatto lui
e i suoi compagni; delle sofferenze che avevano patito, dei chilometri che
avevano fatto a piedi nella steppa russa, di come furono costretti ad
arruolarsi e inviati al fronte, di come lasciarono le proprie famiglie per
combattere una guerra che non volevano per niente e che era stata decisa dalle
alte sfere che in quel periodo erano al potere.
Io avevo otto anni quando lui mi raccontava
le sue storie e, in un certo senso, ne ero affascinato.
Immaginate un omone alto e, nonostante l’età,
con due spalle larghe come un orso; egli aveva una benda nera sull’occhio
destro e il cappello perennemente sulla testa semicalva da cui spuntavano pochi
capelli bianchi dai lati.
Ogni volta che mi incontrava metteva la mano
nella sua giacca e tirava fuori un cioccolatino che mi offriva (se lo facesse
un uomo al giorno d’oggi lo arresterebbero immediatamente; pensate come sono
cambiati i tempi).
L’uomo non diceva nulla, mi sorrideva
soltanto e poi continuava la sua passeggiata aiutandosi con un bastone di legno
marrone scuro.
Io ero diffidente in un primo momento e non
assaggiai quei cioccolatini poiché avevo ben a mente gli avvertimenti della
mamma: «Non mangiate cibi, caramelle o cioccolate offerte da estranei; potrebbe
essere pericoloso poiché non si sa cosa ci sia all’interno».
Però non le buttai mica le cioccolate …
Pensai di provarle a casa mia, meglio di quel
posto non ce n’era; al massimo, se mi fossi sentito male, avrei avvisato la
mamma.
Beh … Le cioccolate erano buonissime e,
tenuto presente che lo incontravo ogni giorno, ne arrivai a collezionare una
quindicina.
Ehm … A dir la verità poi mi venne un po’ di
mal di pancia perché le mangiai tutte in un solo colpo, ma quella è una
reazione normale.
Ricordo ben poco del giorno in cui gli
rivolsi la parola, mi è rimasta in mente solo l’inizio della nostra
conversazione.
Gli domandai: «Perché hai la benda
sull’occhio?».
Lui sorrise, come sempre faceva, e mi rispose:
«È un ricordo di gioventù, quando uomini cattivi mi costrinsero a lasciare la
mia famiglia e mi mandarono lontano. Sai mio figlio aveva la tua età allora».
Da quel momento in poi lo incontrai tante
altre volte ancora per un paio di anni e lui mi raccontò di come partì e andò a
combattere in una terra lontana che non era la sua; persino del suo desiderio
di ritornare presto a casa da sua moglie e dai figli e della convinzione che
avevano tutti i ragazzi partiti con lui che quella guerra non era la loro
guerra.
Venne poi il giorno in cui non lo vidi più e capii
che non lo avrei più visto; infatti, dopo molti anni, riuscii a trovare la
tomba dove era stato sepolto.
È a lui che è dedicato il libro …
Anche se è un libro fantascientifico, egli
contiene fatti veramente accaduti; basta consultare un qualsiasi libro di
storia.
Capirete che io non potevo essere così
arrogante da voler scrivere un libro di storia, quella è materia per storici i
quali hanno studiato approfonditamente l’argomento; io ho cercato di ambientare
una storia fantascientifica in un periodo storico cupo, forse uno dei più cupi
che l’umanità abbia mai vissuto.
Per scriverlo mi sono basato su ciò che ho
letto sui libri di storia e sui racconti che ho udito.
Ora … Voi immaginate d'essere oggetto di un
incidente strano e di risvegliarvi nel passato.
Lì vi rendete conto che siete piombati in
piena seconda guerra mondiale.
Voi conoscete ogni data del conflitto; sia la
data dello sbarco in Sicilia, sia la data dello sbarco in Normandia, sia la
data del contrattacco russo sul fronte orientale e tutto ciò che esso ha
comportato, sia l’esito finale della guerra.
Voi siete a conoscenza persino delle armi
portentose che hanno sviluppato gli scienziati, inclusa l’arma atomica e i nomi
di coloro che ci hanno lavorato.
Che cosa fareste?
Ovvio: cerchereste di nascondervi e di
sfuggire alla guerra, poiché se catturati e sotto tortura potreste rivelare
notizie che avrebbero cambiato l’esito della seconda guerra mondiale.
Se vi aggrada, dunque, dal prossimo post
potrete seguire le avventure di un uomo che ha avuto quell’incidente e che,
essendo a conoscenza di ciò che avverrà, sarà costretto a sfuggire alla guerra.
Noi ci risentiamo quando scriverò il prossimo
post.
Ciao a tutti.
